“Socrate investiva l’artigiano, l’uomo che dalle cure giornaliere della vita materiale era posto nell’impossibilità di seguire con frutto lunghi, sottili ed astrusi ragionamenti; ed a lui toglieva la fede, senza potervi in nessun modo sostituirvi utili frutti della ragione” (Vilfredo Pareto)

L’apparente equilibrio, secondo Pareto si ottiene da un processo che richiede alcune costanti, le principali di queste sono l’ incremento di investimenti alla produzione, la sua distribuzione diseguale tra i componenti del sistema sociale che porta alla formazione di due distinte classi (quella dei “ricchi”, proprietari di gran parte della ricchezza prodotta e accumulata, e quella dei “poveri”, proprietari dei servizi della loro capacità lavorativa) a prescindere dalla forma politica delle istituzioni, un sociologo contemporaneo L.Gallino parla della società futura come la società formata da due parti 1/3di garantiti e benestanti, in genere dipendenti pubblici e 2/3 di precari e poveri. Il recente libro di Luca Ricolfi “L’enigma della crescita”, evidenzia come la crisi del 2007-13 che ha colpito l’economia mondiale ha portato alla crescita della diseguaglianza sia in economie forti quali e Stati Uniti, Francia, Italica Spagna, che in quelle emergenti Turchia, Egitto. Nel regno unito , iniziano a consolidarsi economie locali del baratto. Si sta formando un ceto di super ricchi che vivono grazie alla speculazione o alle posizioni di potere burocratico.
Sino ad ora gli obiettivi politici sono stati declinati in chiave Keynesiana i cioè ripensare alla diversa distribuzione tra tempo di lavoro e tempo libero o creativo. Oggi questa situazione è vissuta in modo obbligato i giovani anche over 30 non lavorano, ma non si può dire che vivano proattivamente il tempo libero il fenomeno neet ( Not in Education, Employment or Training ) è purtroppo un duro esempio.
Questo processo di stratificazione ha portato al dominio della tecnocrazia da Pareto definita plutocrazia, che attraverso l’estensione del suffragio universale e del metodo di governo democratico si auto-produce e si legittima inibendo di fatto la mobilità sociale.
Il parlamento è diventato lo strumento della tecnocrazia per la difesa dei propri interessi.
La Camera e il Senato sono composta da uomini e donne che, agendo su pressioni delle lobby interne e internazionali più che il bene comune difendono gli interessi della tecnocrazia. Quella italiana dà sfogo alla sua arroganza quando si ricorda dell’art.3 della costituzione solo se qualche temerario uomo politico si permette di discutere dei loro ricchissimi stipendi o dello loro pensioni multiple.
Per questo motivo, il metodo di governo democratico “segue in parte le sorti della plutocrazia…e le sue trasformazioni…si accompagnano colle vicende della plutocrazia”.
Grazie quindi alla democrazia storicamente realizzata, ovvero all’alleanza del potere del numero nel parlamento e della ricchezza nel sistema sociale, viene legittimato il dominio dei plutocrati e lo sfruttamento dei lavoratori. L’alleanza, traducendosi nel “cane da guardia” dell’immodificabilità dello status quo, origina un processo degenerativo che corrompe sia il gruppo dirigente del sistema sociale, formato dagli stessi plutocrati e dai portatori dei loro interessi nel parlamento, sia lo stesso sistema.
Un gruppo dirigente, però, è utile alla cura dell’intero sistema sociale nel quale opera finché riesce a rinnovarsi con le energie morali ed intellettuali degli elementi migliori delle due classi, ovvero finché riesce a tutelare gli interessi di tutte le classi e non solo gli interessi di una soltanto. Quando il processo di rinnovamento si blocca, insorge una crisi del gruppo dirigente e dell’intero sistema, ed il “blocco” ha la conseguenza di aumentare il numero degli elementi degenerati compresi nella classe dominante, con grave pregiudizio per il funzionamento della democrazia.
Osservando che la popolazione sta spostandosi massicciamente nelle città, come rileva il rapporto Unicef2012 “ Oggi il 50% della popolazione mondiale vive in aree urbane. Entro la metà di questo secolo questa quota arriverà a oltre due terzi
.http://www.unicef.it/doc/3586/rapporto-unicef-2012-dati-urbanizzazione.htm . C’è la possibilità che alcune metropoli si trasformino in città stato ad es Roma, Buenos Aires, Parigi, Singapore Città del Messico ecc. Oltre al fenomeno dell’urbanizzazione della vita, che fa sì che le città divengono nuovi castelli con norme e usi specifici, va evidenziato due altri fenomeni, assolutamente contemporanei, la ricchezza si sta concentrando nelle mani di pochi, e la riduzione della partecipazione democratica: la popolazione sta andando sempre meno a votare. Tutti questi fattori sono le precondizioni che potrebbero determinare le nascita di una nuova società feudale e di un grande impero mondiale.

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