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Verona, le Paraolimpiadi e la miopia della politica nello sport

C’è qualcosa di profondamente stonato nella decisione di alcune federazioni sportive di disertare la cerimonia di inaugurazione delle Paraolimpiadi di Verona. Il motivo è noto: la presenza delle delegazioni di atleti russi e bielorussi che ieri sera hanno sfilato con le rispettive bandiere nazionali. Una scelta che, nelle intenzioni dei promotori del boicottaggio, dovrebbe rappresentare un gesto politico di condanna nei confronti della guerra in Ucraina. Ma proprio qui sta l’assurdità della vicenda. Le Paraolimpiadi – come lo sport in generale – nascono per essere uno spazio diverso dalla politica internazionale, un luogo dove gli atleti competono non come strumenti degli Stati ma come individui. Questo vale ancora di più per gli atleti paralimpici, che spesso portano sulle proprie spalle storie personali di sofferenza, resilienza e riscatto. Trasformare anche questo palcoscenico in un campo di battaglia simbolico significa tradire lo spirito stesso dello sport.

di Cesare Mannucci | 7 Marzo 2026

C’è qualcosa di profondamente stonato nella decisione di alcune federazioni sportive di disertare la cerimonia di inaugurazione delle Paraolimpiadi di Verona. Il motivo è noto: la presenza delle delegazioni di atleti russi e bielorussi che hanno sfilato ieri sera con le rispettive bandiere nazionali. Una scelta che, nelle intenzioni dei promotori del boicottaggio, dovrebbe rappresentare un gesto politico di condanna nei confronti della guerra in Ucraina.

Ma proprio qui sta l’assurdità della vicenda.

Le Paraolimpiadi – come lo sport in generale – nascono per essere uno spazio diverso dalla politica internazionale, un luogo dove gli atleti competono non come strumenti degli Stati ma come individui. Questo vale ancora di più per gli atleti paralimpici, che spesso portano sulle proprie spalle storie personali di sofferenza, resilienza e riscatto. Trasformare anche questo palcoscenico in un campo di battaglia simbolico significa tradire lo spirito stesso dello sport.

Nessuno ignora il dramma della guerra russo-ucraina. Da oltre due anni il conflitto continua a mietere vittime e a destabilizzare l’Europa. Ma proprio mentre il mondo si trova già sull’orlo di nuove escalation – con il pericoloso fronte aperto tra Stati Uniti, Iran e Israele che rischia di incendiare il Medio Oriente – appare quantomeno miope alimentare ulteriori divisioni in uno degli ultimi spazi di incontro rimasti.

Colpire gli atleti non ha mai fermato una guerra.

Gli sportivi russi e bielorussi che hanno sfilato a Verona non sono i decisori delle politiche dei loro governi. Molti di loro sono persone che hanno affrontato difficoltà enormi per poter praticare lo sport. Pretendere che siano trasformati in simboli di colpa collettiva è una scorciatoia morale che finisce per assomigliare più a una forma di discriminazione che a una presa di posizione etica.

Lo sport internazionale ha già conosciuto stagioni di boicottaggi: da Mosca 1980 a Los Angeles 1984. Non hanno cambiato la storia delle guerre, ma hanno impoverito quella dello sport.

Per questo la scelta di disertare l’inaugurazione di Verona appare più come un gesto dimostrativo che come una vera presa di coscienza politica. Una protesta che rischia di colpire proprio l’evento che più dovrebbe rappresentare l’inclusione.

Le Paraolimpiadi non dovrebbero diventare il luogo dove si importano i conflitti del mondo, ma quello dove – almeno per qualche giorno – si prova a superarli.

Perché se anche lo sport perde questa funzione, allora davvero rimane ben poco degli spazi in cui l’umanità può ancora riconoscersi come tale.

Cesare Mannucci

Pubblicato in : Blog, Editoriale, La parola al Sindaco

Info Cesare Mannucci

Direttore Responsabile ad interim, già Vice Direttore vicario di PensaLibero.it, svolge una intensa attività giornalistica da oltre 40 anni. Ha cominciato nel settimanale L’Eco di Milano e provincia, come collaboratore, per ricoprire poi incarichi di responsabilità come caposervizio, caporedattore sino alla condirezione dello stesso. E’ stato collaboratore esterno del quotidiano del pomeriggio La Notte (gruppo Rusconi Editore), e per oltre 24 anni giornalista al quotidiano nazionale Il Giorno (Eni e poi Poligrafici Editoriale) per il quale si è occupato di cronaca nera, amministrativa, sindacale e giudiziaria. Componente del Cdr de Il Giorno in qualità di fiduciario. E’ stato anche collaboratore del quotidiano della Cei, L’Avvenire e dell’Unione Sarda. Ha svolto, inoltre, intensa attività politica come Sindaco del comune milanese di Mediglia, Vicepresidente vicario del consiglio direttivo del Parco Agricolo del Sud Milano, per il quale è stato componente del consiglio d’amministrazione di Fedenatur la rete dei parchi periurbani della Comunità Europea (con sede a Barcellona) in rappresentanza della Provincia di Milano. Componente del comitato tecnico intercomunale per la trasformazione del Consorzio dell’Acqua Potabile di Milano (Cap) in società di capitali (Cap Holding SpA). E’ stato anche delegato per la Lombardia al congresso nazionale dell’ Associazione nazionale comuni italiani (Anci) del 1999 a Catania. Capo Segreteria a Milano di un noto europarlamentare (2016). Consigliere comunale all’opposizione a San Donato Milanese, cittadella che ospita Metanopoli e il quartiere generale dell’Eni (2017-2022). Da giugno 2022 Consigliere comunale di minoranza a Dresano (Mi). Dal 2023 al 2024 Responsabile della comunicazione di un conosciuto europarlamentare pavese. Direttore Responsabile de “Il Giornale dei Laghi” mensile della Gestione Navigazione Laghi-Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (dal luglio 2025)

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