
La lungimiranza politica, il coraggio e la coerenza nella difesa dei suoi ideali, l’azione concreta fanno di Saragat uno degli artefici maggiori della evoluzione della politica in Italia nel secondo dopoguerra.
Crediamo che sia motivo di orgoglio per il Paese commemorare il primo Presidente della Assembra Costituente, Ministro degli Esteri, Presidente della Repubblica e Senatore a vita.
Un uomo che con scelte chiare ed inequivocabili è stato, nel corso delle sua vita, sempre “dalla parte giusta” a difesa della libertà politica e della giustizia sociale.
L’attualità del pensiero e dell’esempio di Saragat è evidente anche nell’attuale momento politico: la concretezza dell’azione (case,scuole e ospedali) e la serietà e sobrietà del comportamento sono l’auspicio dei cittadini nei confronti della classe dirigente politica.
Di queste virtù Saragat è stato un modello per tutti, unanimemente riconosciuto sia a livello nazionale sia a livello internazionale
Siamo certi che nel ricordo di Giuseppe Saragat sarà possibile un momento di raccoglimento e di meditazione e occasioni di confronto.
La Fondazione Giuseppe Saragat, si rende disponibile a collaborare in eventuali iniziative di approfondimento e invita tutti per le ore 10,30 dell’11 Giugno prossimo nel cortile di Palazzo Barberini a Roma per un minuto di raccoglimento davanti alla targa commemorativa di Saragat.
Il Presidente
On.le Franco Nicolazzi

E fu Giuseppe Saragat il presidente che,il 13 giugno del 1967,scelse di nominare senatore a vita Eugenio Montale,il grande di “Ossi di seppia”editi da Gobetti,il firmatario del manifesto promosso da Giovanni Amendola e Benedetto Croce in replica agli intellettuali del regime nel 1925,il direttore del Vieusseux,il poeta di Piccolo Testamento(“questo che a notte balugina/nella calotta del mio pensiero,…./non è lume di chiesa o d’officina/che alimenti/chierico rosso,o nero./…) .
E fu Giuseppe Saragat il presidente che,il 13 giugno del 1967,scelse di nominare senatore a vita Eugenio Montale,il grande di “Ossi di seppia”editi da Gobetti,il firmatario del manifesto promosso da Giovanni Amendola e Benedetto Croce in replica agli intellettuali del regime nel 1925,il direttore del Vieusseux,il poeta di Piccolo Testamento(“questo che a notte balugina/nella calotta del mio pensiero,…./non è lume di chiesa o d’officina/che alimenti/chierico rosso,o nero./…) .
Giusto chi “pensa libero” in Italia può ricordare un personaggio come Giuseppe Saragat, fondatore della Socialdemocrazia in Italia, uomo di cultura e azione, gigante della nostra politica. Fu lui, in piena guerra fredda, in presenza di un potente impero sovietico sul piano internazionale, e di un altrettanto potente partito comunista sul piano interno, ad affermare che “non c’è socialismo senza democrazia, non c’è democrazia senza socialismo”, cioè senza una equa distribuzione della ricchezza e senza garantire a tutti decorose condizioni di vita. Sopratutto insegnò il coraggio della coerenza e con la scissione del ’47 contribuì in maniera determinante a mantenere l’Italia fra le Democrazie dell’Occidente. Presidente dell’Assemblea costituente, più volte ministro e, infine, Presidente della Repubblica esercitò tutte queste cariche con esemplare senso dello Stato, mai comportandosi da uomo di parte.
Proprio da Capo dello Stato denunciò i pericoli degli opposti estremismi, cioè dell’esistenza in Italia di un terrorismo rosso e di un terrorismo nero. E per la seconda volta, come era avvenuto dopo la scissione del 47, quando per poter tenere comizi dovette spesso sfidare violenze e provocazioni, la canea stalinista e tanti pseudo e pavidi “intelletuali” di sinistra cercarono invano di intimorirlo e farlo recedere dalle sue chiare e documentate denunce.
Saragat fu altrettanto fermo e deciso nella difesa dei principi liberali e laici nei confronti dei tanti chierici che esercitavano il loro zelo a favore delle istanze più retrive e bigotte.
Per la sua incrollabile coerenza rappresenta la cattiva coscienza di quanti non seppero “vedere” per tempo le cose che andava affermando o non vollero vederle per pavidità. Basti pensare che viviamo in un Paese nel quale migliaia di piazze e strade sono intitolate ai tiranni di ogni colore ed ai loro complici. Pochissime a chi, come lui, fu esule antifascista ma non per questo esitò ad opporsi anche al totalitarismo di sinistra in nome della democrazia, della libertà e della emancipazione di quella che ai suoi tempi veniva definita “classe lavoratrice”.
(n. c.)