
Nel 1972, tornando da un lungo viaggio in India e Nepal, arrivato a Istanbul mi dissi: ”Eccomi a casa”.
Partendo da Scutari, nella parte asiatica, in battello e avvicinandomi al Corno d’Oro (Istanbul europea) distinguevo sempre meglio le cupole delle moschee e le finestre a cuspide dei palazzi ottomani. Le prime mi rimandavano alle cupole di San Marco e le seconde alle finestre gotiche di Venezia.

Bisanzio/Istanbul, i bizantini e i turchi fanno parte dell’immaginario collettivo veneziano.
Fin da ragazzetto ero rimasto affascinato dalla toponomastica orientalista di Venezia: Ponte dei Greci, Calle e Sotoportego degli Armeni, Calle degli Albanesi, Corte dei Mori, i due Mori dell’Orologio, il Ghetto degli Ebrei, Riva degli Schiavoni (Sciavi, Slavi, Dalmati…), Fondaco dei Turchi dove la fascinosa parola fondaco viene da fonduk che in arabo significa ostello per commercianti e le loro merci.

Una statua in palazzo della Corte dei Mori, fotografata da Francesco Pellizzari nel suo viaggio alla riscoperta delle origini della sua antica famiglia Veneziana con influenze balcaniche
Poi ci sono questioni famigliari, perfino genetiche.
Un mio lontano parente (dall’impossibile nome di “Nino Tanacacana” per distinguerlo dall’altro “Nino Nostro”) era marinaio sull’Ausonia, una bellissima nave della compagnia Adriatica, che faceva la linea Venezia-Medio Oriente. Spesso veniva a trovare mia nonna e portava cose esotiche dall’oriente come: datteri, dolcetti di frutta secca e soprattutto l’Halva, una specie di torrone di sesamo, zucchero miele e pistacchi che si tagliava a fette. Una delizia, ne ero golosissimo e ancora di questi tempi, quando vado in Medio Oriente, lo cerco.
L’Ausonia attraccava a san Basilio, di fronte al mulino Stucky , era bellissima e mi faceva sognare di avventure. Alle Zattere c’era la sede dell’Adriatica. Un palazzo orientaleggiante da sogno, con una grande mosaico dorato che trovavo prezioso e meraviglioso.
Infine. Il cognome di mia madre fa Stradiotto, viene dal greco “Stratiotes” (soldato/i). Nei tempi eroici della Serenissima gli Stradiotti erano mercenari Greci, Albanesi, Dalmati, Balcanici che formavano la cavalleria leggera della repubblica. Erano famosi per la loro violenza e crudeltà. Non facevano prigionieri, preferivano essere pagati per “testa riportata”. Gente piuttosto tosta (come mia madre del resto).
Un giorno di una ventina di anni fa ero a Tirana assieme ad un mio partner di progetto locale. Più o meno scherzando, dissi che io ero mezzo albanese perché mia madre si chiamava Stradiotto. Lui mi guardò interrogativo e disse: “Vieni con me”. Entrammo della più grande libreria di Tirana e lui si diresse sicuro verso un banco, guardò un po’ in giro finché trovò quello che cercava.
“Ecco” mi disse, questo è per te. Era un libro sugli stradioti, in albanese. Quel libro è stato poi nella stanza di mia madre Ada per tutto il temo che lei, inferma, è stata nella RSA. Ora è nella mia libreria.
Francesco Pellizzari

Riva dei Greci con consolato, importate centro culturale e chiesa ortodossa

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