
Mi sono tolto l’ennesimo sfizio. Sono andato al Teatro Malibran e alla Fenice.
Malibran era (ed è) per me una parola magnetica che mi ha sempre evocato suggestive associazioni: con le tigri di Mompracen, con i pirati del Malabar. Cavalcate oniriche che mi illudevano di trovare Sandokan nel palcoscenico. Mi è venuto un sorriso quando ho saputo che il teatro fu costruito sul sito dell’ex casa di Marco Polo andata a fuoco. Infatti a fianco del teatro c’è il sotoportego del Milion e le corti (prima e seconda) del Milion. Miti, sogni e storia si confondono come sempre a Venezia.

Il Malibran è il più vecchio teatro di Venezia e nella sua onorevole storia di 365 anni è passato attraverso glorie e miserie. Negli anni ’60 era ridotto a cinema, poi rimase chiuso per decenni finché non si trovarono volontà, soldi ed energie per restauralo e riportarlo a decenza. Oggi il teatro è in perfetta forma. Ho visto una piece di Agatha Christie, ben interpretata dalla compagnia e con ambientazione e costumi rispettosi della vicenda.

Era la seconda volta che andavo alla Fenice, ma della prima nulla mi ricordavo e quindi direi che questa è stata una seconda prima. In programma, da sabato di Pasqua. c’era lo Stabat Mater di Rossini. Non nascondo che in qualche momento mi è caduta la palpebra peraltro subito riaccesa dagli scoppi improvvisi e coinvolgenti della musica rossiniana accompagnata da un coro di gioviale potenza. Entusiastici applausi alla fine. Per onorare la nobiltà del luogo ho indossato una giacca formale, portata appositamente da Milano per l’occasione, anche se la rappresentazione pomeridiana avrebbe consentito abbigliamenti più rilassati. Nonostante i miei sforzi, tuttavia non sono riuscito a perdere l’aspetto un po’ approssimativo e squinternato che mi accompagna. Come noto, anche la Fenice ha passato seri guai ed è letteralmente risorsa dalle sue ceneri per due volte, una delle quali recentissima. Nomen Omen.

Francesco Pellizzari a teatro nella sua Venezia
Meno fortunato, ma alla fine non sfortunatissimo perché ha almeno evitato l’abbandono, è stato il destino del bel Teatro Italia. Da anni recuperato come supermercato. Almeno come tale si distingue da tutti gli altri supermercati soprattutto grazie alla facciata neogotica e ai suoi fascinosi affreschi.
Ovviamente da ragazzetto non andavo per teatri, ma per cinema sì. I più accessibili erano il Margherita e il Cinema Moderno entrambi in Campo Santa Margherita. Il Margherita era ospitato in modo del tutto incoerente nella torre campanaria incompiuta del Campo. Oggi i locali, ristrutturati, sono usati dall’Università. Il cinema Moderno è invece in uno stato di totale abbandono, similmente a tanti altri ex cinema italiani.
Francesco Pellizzari


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