Il vecchio secolo è definitivamente tramontato e con sé ha portato tutto l’impianto di ideali, valori e, più in piccolo, sistemi di potere politico che più o meno ad essi si ispiravano. Pur senza confondere il buono con il cattivo (le memorie di realtà politiche defunte non sono tutte uguali), abbiamo vissuto il XX° secolo per oltre un trentennio con lo spettro di una restaurazione fascista, che raccoglieva da un lato “nostalgie romantiche” (come di qualsiasi fenomeno che evoca ricordi, memorie e associazioni mentali con i tempi andati) dall’altro colpi di coda di terrorismo stragista, particolarmente efferato e virulento, per quanto fine a se stesso e impotente in termini di efficacia politica e di “presa del potere”.
Possiamo analogamente dire che due altri monoliti della cultura e del potere politico del Novecento, il partito cattolico (o del clero), la Democrazia Cristiana ed il Partito Comunista Italiano, di osservanza sovietica, che durante la guerra fredda polarizzavano localmente la divisione del mondo in blocchi contrapposti USA e URSS, sono definitivamente tramontati. Rimangono anche di essi sacche di nostalgia più o meno ingenue e romantiche da un lato, ma anche strumentali invocazioni e spettri agitati ad arte “ex adverso” per risucchiare e magnetizzare dal versante opposto gli impulsi più viscerali. Quindici o vent’anni certo non sono tanti, neanche una generazione, quindi per altrettanti anni dovremo “stare al gioco” con spettri e memorie.
Vi è tuttavia una speculare e forse più grave iattura nei nostri tempi, che è quella di immaginare realtà politiche fatte di plastica, di involucri senza contenuti, di mostri senza storia e senza radici, che nascono e muoiono misteriosamente per tecnicismi e artifici. E’ il risultato di anni in cui millantatori e farabutti politici hanno svuotato la politica di valori e ideali, negandone la rilevanza, concentrandosi solo su poteri, sottopoteri e formule di governo. Costoro hanno generato un osceno miscuglio di qualunquismo, becero affarismo, opportunismo e politica “prét a porter”, buona per “fare il sacco” con la complice idiozia di faccendieri, omuncoli, famigli e galoppini sempre buoni per fare largo ai loro padroni e ai loro padrini.
Va da sé che la nobile arte della politica deve rialzare la testa, deve riprendere il primato che gli compete nella società e la sintesi dell’agire delle comunità, senza subire strattoni, ricatti ed intimidazioni da parte dei poteri forti, di professioni altre, di cui non può essere subalterna (siano giudici o imprenditori), né essere ridotta ad una logica di parte (sindacalisti e avvocati).
Rimangono e rimarranno le grandi linee di pensiero plurisecolari (dal liberalismo, al repubblicanesimo, dalla democrazia al socialismo), che dovranno essere rimodulate alla luce della perdita di centralità del lavoro, della precarietà e della atipicità dello stesso rispetto ai canoni tradizionali, della speculare accresciuta dimensione della socialità, della cittadinanza e della multietnicità regolata. Per essere poli di attrazione i nuovi soggetti politici dovranno essere veicolati dalle nuove generazioni, con i dovuti adattamenti che, con umiltà, vorranno cominciare a studiare, a capire, prima che a dire e a fare, senza fretta e senza spirito furbesco da predoni, pirati e carrieristi, per traghettare un popolo pronto a giocare da protagonista questa alba del III° millennio.
Francesco Attolico

Francesco mi è venuta una battura:
Una volta si diceva prima di kant; dopo kant; mai senza kant!
Chi è che Kant adesso, se anche i tenori (quello dell’Aida) steccano?