La riedizione della spocchia arrogante del motto bersaniano “l’Italia giusta” è servita, e rieccoci allo stesso punto: chi sta con me è bello, democratico, giusto a prescindere, chi sta da un’altra parte è brutto, cattivo e puzza anche di fascista lontano un miglio.

Il segnale della resa, per coloro che ancora, in un soprassalto del tutto ingiustificato di ottimismo lealista, speravano che gli eventi succedutisi da febbraio in poi avessero perlomeno innescato una dinamica, sia pure minima, di salutare autocritica, è arrivato forte e chiaro con la presentazione dello slogan con cui Gianni Cuperlo si è candidato ufficialmente alle primarie per l’elezione del nuovo Segretario del Pd e si è reso immediatamente riconoscibile a coloro – e sono molti – che già da tempo si chiedevano: ma chi è questo Cuperlo, e compulsavano freneticamente Wikipedia e gli archivi della Settimana Enigmistica per rispondere all’arduo quesito. Chè in certi casi, il Bartezzaghi è più utile del Who’s who, per capire e soprattutto misurare il grado di popolarità di qualcuno.
Ma ora sappiamo tutto con estrema chiarezza: lui è Bello e democratico, e noi non siamo nulla, al suo confronto. Pare uno scherzo, invece è tutto vero, la riedizione della spocchia arrogante del motto bersaniano “l’Italia giusta” è servita, e rieccoci allo stesso punto: chi sta con me è bello, democratico, giusto a prescindere, chi sta da un’altra parte è brutto, cattivo e puzza anche di fascista lontano un miglio. Il Marchese del Grillo in salsa piddina ha colpito ancora e si candida a diventare Segretario, tanto per non perdere l’abitudine a ricordare a tutti che esiste una parte giusta ed una sbagliata, il modo migliore per soffocare definitivamente quel che resta di un partito nato a vocazione maggioritaria e finito a recinto sempre più ristretto dei giusti per nascita e vocazione.
E siccome siamo nati per soffrire, e dunque con una spiccata tendenza al masochismo intellettuale, non abbiamo voluto negare neanche a Cuperlo la possibilità di uscire dalla desolante supponenza di uno slogan, e ci siamo presi la briga di ascoltarlo in una amicale e confortevole conversazione con Fabio Fazio, del tutto priva, certo per eccesso di buona educazione, di contraddittorio e di domande appena appena sensate, ma comunque utile a farsi un’idea dei contenuti certo profondi nascosti dietro la bellezza democratica del contenitore. E mal ce ne è incolto.
Perchè richiesto di parlare della Legge di stabilità, il nostro biondocrinito eroe ha subito chiarito che no, così non va, ci sono troppe cose da cambiare per renderla efficiente ma soprattutto utile a qualcosa ed a qualcuno, inducendoci per un breve momento un lieve senso di colpa per averlo malgiudicato, ed un attimo dopo un senso di colpa ancora più grande per aver perso tempo ad ascoltarlo. Perchè il nostro si è addentrato in pieghe oscure e fumose della manovra, in piccolezze da tecnici del nulla riempito di parole, ma non ha pronunciato verbo sull’unica, evidente, eclatante manchevolezza che doveva citare per prima, ovvero la assoluta mancanza di qualunque provvedimento di taglio netto e deciso alla spesa pubblica. Che a lui non risulta, perchè nel mondo dei belli e democratici tutto è perfetto, si sa, e la macchina statale non spreca un solo centesimo che sia uno, perbacco. Il debito pubblico, come è noto, è una invenzione di quella subdola tedescotta che vince le elezioni a mani basse, ma non è affatto democratica, e bella poi, no davvero, per carità.
E lì lo abbiamo riconosciuto davvero – l’ultimo segretario nazionale della FGCI, il compagno di scuola che tutti noi, pressochè suoi coetanei purtroppo, abbiamo incontrato al liceo e con il quale abbiamo vanamente tentato di confrontarci, quello che a precisa domanda rispondeva con un giro largo e didascalico di parole – sempre quelle – e concludeva spiegandoti con un sorriso, o un ghigno, di sprezzo, che se non stavi con lui eri fascista. Belli e democratici, spocchiosi ed arroganti fin da allora, oggi hanno trent’anni in più ma non sono cresciuti davvero, e Cuperlo è il loro campione. A Firenze si direbbe: “e fallo pure essere brutto…”. Chè altro non c’è.

Oh, finalmente hai detto la verità! Ci sono voluti un paio d’anni ma ce l’abbiamo fatta. Al netto di tante chiacchiere e giri di parole velleitari: Renzi è di destra, la pensi come Rosy Bindi e Fassina, quindi sei in buona compagnia. Da parte mia, essendo liberale e quindi fuori dalle etichette ideologiche perchè dotata di altro e diverso approccio, continuerò invece ad ascoltare, parlare, confrontarmi ed alla fine, come sede, farmi una mia opinione. Opinione, chè le etichette non mi interessano.
Però Chiara, io t’invidio, pochi nella vita incontrano il loro pascolo dove una moltitudine di milioni di altri pochi ha trovato da brucare la propria erbetta. Ma non prendertela se ti metto in guardia dal girare troppo tra i tavoli del Worldorf Astoria imitato alla Leopolda, c’è il rischio di confondersi tra avventori e camerieri, perché ben lo sai, gli avventori e i camerieri esisteranno sempre, distinti e partecipanti tutti, ma da avventori e camerieri. Allora benvenuta nella sinistra degli ex cattocomunisti arricchiti in cerca di verginità sociale e storica, pardon pragmatismo blaireniano, benvenuta nella neo destraccia, da parte mia preferisco la vetero destraccia. E non ho bisogno d’acchiappare nomi per verniciare il futuro.
Scusate, è impazzito il t9. Errata corrige: emersione=le persone
E continuo a dirti che chi critica dal di fuori
Vedi Paolo, tu continui ad agitare i problemi urlando “al fuoco al fuoco” ma non pensi mai, almeno on lo scrivi qui, che senza la politica, ti piaccia o no, quei problemi non si risolvono. Tra chi lamenta e basta e chi prova a cambiare le cose, io preferisco il secondo. Poi, nessuno obbliga l’emersione a dare contributi alla Leopolda, chi lo fa sceglie di farlo, che ci vuoi fare,
Marzio: ieri sera ho seguito i tavoli, nessuno urlava boiate, ed ho avuto la conferma che, come scrivo sempre, gli elettori sono migliori di quanto li credano i poltiici. E dominio a diriti che chi circa dal di cuori, senza sapere, senza ascoltare, ha torto a priori. Io ascolto, preferisco così, chè dare la croce addosso per mero pregiudizio non mi piace.
E tu credi di andare molto lontano organizzando alla Leopolda serate stile marketing pubblicitario dei porta a porta yankee con un centinaio di tavoli belli tondi, ossia democratici, dove si cerca di vendere il prodotto, pardon, di confrontarsi, mentre il capopopolo urla ” ll’è l’ora di finarla con Camera e Senato che fanno le stesse hose, dio bono! ” ? Ma che novità critica, che finesse da costituzionalista navigato. E’ proprio il nuovo che avanza!
per Marzio, sono assolutamente daccordo con quanto scrivi sulla Leopolda, lo sottocrivo al 100%, per i problemi dell’immigrazione dovrebbe pero’ intervenire l’Europa, visto che è un problema di uno stato membro e che poi riguarda anche gli altri Stati!
Sul turismo VIP, là invece non sono daccordo, far spostare la gente velocemente è un arricchimento per tutti e i prezzi non saranno affatto per VIP, come è stata per l’alta velocità in tutta Europa, credo sia un beneficio per tutti, ricchi e meno ricchi.
Chiara, mi dispiace contraddirti, ma l”isola che non c’é” è proprio quella della Leopolda e dei soldi (arrivino da dove ti pare!!!) che sono spesi per far da vetrina a Renzi mentre Firenze e i fiorentini normali, NON CE LA FANNO PIU’ A ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE! Ti rendi conto di quanto costi allestire questa Leopolda?!? Ho appena parlato con una mia cara amica FIORENTINA, con due bamibini a carico, il compagno non le paga quanto le dovrebbe per legge e la giustizia si trascina per questa storia da 5 anni senza che abbia ancora una risposta, la scuola dove vanno i bambini è stata un anno senza palestra per lo sport, i luoghi degradati, l’informatica un miraggio e te mi parli della LEOPOLDA?!?
La mia amica lavora in ambito artistico, ha creato un gruppo da anni per i matrimoni , mi ha detto che se non fosse per le coppie di ricchi stranieri, con gli italiani (i fiorentini!) non si lavora piu’!
Ormai quello che un italiano medio riesce a portare a casa alla fine del mese NON BASTA a coprire le spese di tasse e per vivere, e c’é chi pensa a far parlare la gente alla LEOPOLDA?!?
I soldi per quella vetrina Renzi li trova? Perché non si occupa della sua città e non lavora nell’ombra invece di ambire a potere, soldi e carriera?!?
Chiara, svegliati dal torpore dell’Isola che non c’é del tuo Renzi e della sua Leopolda e ritorna nel mondo reale!
Interpreti male le mie parole. Non credo affatto ad una politica pedagogica, nè ho scritto nulla del genere, ma semmai ad una poltiica come espressione di sé, e dunque di un paese, che è altra cosa. Chi siamo e cosa vogliamo, scusami, non lo sappiamo affatto, la crisi di identità che il nostro paese vive dalla fine della Prima Repubblica si trascina e ci trascina sempre più in basso, e non c’è altro, che tu citi, da incolpare, la colpa è nostra, una colpa culturale, prima di tutto, che ricade poi anche sulla poltiica. Il paragone con il ’68, ribadisco, è del tutto velleitario ed immaginato, non essendoci nessuna similitudine tra quelle assemblee ed eventi come la Leopolda. E nel mio ribadito realismo, continuo a credere che da qualche altre si debba pur cominciare per far riaprire le cose, chè vedi Marzio, a dire che fa tutto schifo tanto lontano non si va.
Ma Chiara, se viviamo in un contesto storico dove l’altro nega la nostra identità o ne fa una caricatura, non vedo come possa nascere una politica estera nuova da un qui pro quo. Chi siamo e dove vogliamo andare lo sappiamo benissimo, è l’altro che non vuole che si sia ciò che siamo e che non si vada in alcun luogo. O fingi di non sapere che Berlusconi è saltato perché amoreggiava troppo con Putin? Via, non prendiamoci in giro. D’altra parte sarà sempre un mistero la facilità con cui gli states pilotano le nostre povere fantasie sulle gioie del futuro. Che la politica possa condurre un popolo alla verità di sé è quanto di più scolastico e astratto si possa concepire, la politica come pedagogia è concetto molto bello ma è letteratura, e non credo che tu ne sia davvero convinta. Ma tant’è, ormai hai la tua parte. Appunto alla Leopolda si fa letteratura, dibattiti e confronti se il piffero debba essere d’ebano o d’osso, poi tutto rientrerà nei ranghi di chi comanderà perché l’ha data bene a bere e di chi obbedirà riconoscente per la bevuta. Proprio come nelle assemblee dello squallido ’68.
Paolo, pensala come vuoi, ma autofinanziata e spese online sino dati di fatto, che la gente si esprima altrove confrontandosi direttamente con i politici, ecco, non so dove tu lo veda, forse nell’isola che non c’è.
Marzio: tra le assemblee sessantottine e la Leopolda c’è una differenza abissale, chè quelli se la cantavano e se la suonavano fra di loro, e qui invece persone di ogni provenienza vengono a confrontarsi con chi ci amministra – domani sera, per esempio, ci saranno cento tavoli in cui dieci cittadini ed un amministratore pubblico (deputato, sindaco, consigliere regionale ecc.) si confronteranno sui temi più sentiti. Tu naturalmente la chiamerai demagogia, io, da parte mia, la vedo come una riapertura agli elettori, si può essere d’accordo o meno, ma in questi anni abbiamo visto che chi governa lontano dai cittadini, perchè chiuso ad Arcore oppure nella sede del Pd, non va lontano. Sulla poltiica estera, ribadisco quanto ti ho ripetutamente scritto senza mai ricevere risposta da te: per averne una coerente e forte, bisogna prima avere una identità certa di paese, sapere con sicurezza chi siamo, come ci costituiamo e dove vogliamo andare. Cosa che siamo ben lontani dall’avere, per ora.
La Leopolda come ” unico – spazio in cui la politica si è riaperta ai cittadini che hanno partecipato davvero, non solo come pubblico “. In poche parole Chiara, se in quei tempi non fossi stata bimbetta, tu avresti creduto all’asseblearismo sessantottino, dove qualsiasi coglione sparava stronzate nell’applauso collettivo verso il comico di turno. Ciò mi conferma che i cinquantenni di oggi tengono ancora in grembo le ingenuità di padri e fratelli maggiori, le loro smargiassate per un nuovo che non è mai esistito e non esisterà mai perché noiosamente ricercato in diverse combinazioni del vecchio. Renzi è un sessantottino attardato, un altro comico buono per un popolo di comici ancora riottosi ad ammettere che altri comandano in casa nostra, e che tutto l’attuale polverone pseudopolitico è soffiato via altrove con un tratto di penna. Non a caso la politica estera, l’unico vero nodo dove si gioca il cambiamento vero, è da tutti e non solo da Renzi liquidata con generici richiami alle collaborazioni mediterranee. Personalmente invece sono talmente ” politically uncorrect ” che vedrei di buon occhio tassare ogni italiano di cinquanta euro non per costruire la Torino – Lione, non il ponte sullo stretto, non l’alta velocità per vip di massa, bensì per mettere in cantiere quattro portaerei a propulsione nucleare, per presidiare il Mediterraneo, mettere sull’attenti arabi e israeliani, avviare un’area industriale e commerciale omogenea tra sud Europa e nord Affrica, in breve tracciare una netta demarcazione tra nord e sud Europa, tra paesi cosiddetti virtuosi e paesi cosiddetti cialtroni e vedere chi alla fine conserverà la storica nomea e chi la perderà. ” I have this dream “, cara Chiara, lo ascolterei nella prossima scampagnata alla Leopolda? No, certo, occorrono gli attributi di un leader vero e di un polpolo vero che non ci sono. Si è vista la fine di Berlusconi nella ” primavera italiana ” per permettere ad altri di macellare Gheddafi. Il mio dream resterà per sempre un mezzo drink e allora mi basta guardare la faccia dei Renzi, dei Cuperlo, dei Grillo, dei Vendola, delle Bindi, perché stanno sullo stesso carro, l’illusione di poter combinare il nuovo. Il resto è robetta per partecipare al bla bla bla del nulla, come tenere in ordine cantina e soffitta, ma la casa dove si vive la governano Bruxelles e Washington.
“autofinanziata”, o “spese on line”…mmhhhh, lasciamo perdere, sono comunque soldi che da qualche parte arrivano, meglio sarebbe spenderli diversamente, la gente si esprime liberamente anche altrove, è solo una vetrina che utilizza le preoccupazioni della gente e le loro dichiarazioni per lanciare un politico.
Deluso lo sono, ma attualmente mi indirizzero’ verso un voto all’1% come i Radicali, in quel calderone leopoldiano non entro.
Comunque auguri e aspetto di conoscere le tue conclusioni.
Caro Paolo, vediamo di capirci. Intanto: la Leopolda è autofinanziata e le sue spese messe regolarmente online, quindi questo spreco di denaro sul quale insisti non si capisce dove sia. Secondo: ti piaccia o no, in questo quattro anni la Leopolda è stato l’unico – e ribadisco unico – spazio in cui la politica si è riaperta ai cittadini che hanno partecipato davvero, non solo come pubblico, ma potendo esprimersi liberamente, e questo ne spiega il grande successo fin dalla prima edizione, quando era solo una scommessa. Terzo: fin dall’anno scorso, ovvero dalle primarie per la leadership, Renzi ripete che si deve essere in grado di intercettare i voti dei DELUSI, ovvero di quelli che hanno votato altri partiti ma hanno visto tradite le loro aspettative, e di nuovo ti ripeto che l’italiano non è una opinione, prima di criticare leggi, o ascolta bene, chè cercare i voti dei DELUSI ha altro e diverso significato da ciò che hai scritto tu. Ed a febbraio abbiamo visto bene che chi non è in grado di intercettare i flussi di voto mobili, non vince le elezioni.
Emilio: grazie :)
Sempre un piacere leggerti!
a Firenze se ne fanno tante di bischerate, l’ultima sarà perdere energie, soldi e tempo per l’ennesima Leopolda (di fantozziana memoria, pare la Corrazzata Potomkin!) dove un candidato aspirante capo (che oscilla con percentuali anch’esse staliniane) ci dirà le solite banalità e ovvietà facendole passare per la quintessenza dell’intelligenza e della novità che serve all’Italia.
Poteva risparmiarci questa clamorosa perdita di tempo, bastava un dibattito tra gli aspiranti, un voto e finirla con questa pagliacciata inutile quanto costosa.
Renzi cominicia male, anzi malissimo, chiede il voto dei M5S e dei PDL e gli italiani beoti cadranno dalla padella nella brace.
Come se un candidato a segretario del PS francese chiedesse il voto della Le Pen e del UMP.
Ma questa è la politica del denaro, della sovraesposizione mediatica, del nulla!
Dall’era di Berlusconi si passerà a quella di Matteo Leopoldo Renzi, anche se spero sempre in un guizzo di originalità del popolo italiano.