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Quei miliardi di evasione sono il cappio della Repubblica

di Fabrizio Binacchi | 21 Ottobre 2013

Non riusciamo a fare nulla di strutturale per il vero cappio della Repubblica: tra dirette e indirette, i  180 miliardi di euro di evasione ed elusione fiscale non sono solo uno scandalo mondiale, sono la resa di una certa civiltà.

evasionemoralismoManovrina manovretta per piccoletta che tu sia rischi sempre di essere un’operetta. Al Cavallino Bianco con brillanti studi e inevitabili colpi di scena. Nozze con pochi fichi secchi, il giro dei fondi e la ricerca di accontentare un po’ tutti. Europa compresa, che è il tribunale più temuto. Tasse che vanno e che vengono, promesse di buste paga più pesanti, imposte che escono dalla porta e rientrano dalla finestra, balzelli che cambiano solo casacca e nome e che rimangono invariati nella loro potente forza di sottrazione di  soldi alle fasce medie e più deboli. Potere d’acquisto mai così basso. “Una volta con 3 milioni e mezzo di lire vivevi alla grande, adesso con 1800 euro un affitto e due  bambini non arrivi al 18 del mese”, dice rassegnata una giovane mamma all’ennesima trasmissione sulla crisi. E la crisi c’è ed è ancora tutta lì, perché non si riattiva la ripresa produttiva. Che ovviamente non è solo un problema italiano ma certo noi, da dentro, facciamo ben poco per invertire. Il Governo Letta sta cercando di innescare la svolta e fare piani un po’ più a lungo termine, cioè almeno tre anni, quando  fino a ieri si ragionava quasi a 9 mesi, ma forse non basta. I processi di sviluppo nelle aree del mondo si stanno modificando e intersecando in forme sempre più rapide e discontinue. Ieri c’erano Cina e Giappone, Brasile e India e adesso si affacciano aree diverse con potenziali più alti: emirati, paesi centr’asiatici, aree africane. La geografia degli interessi è in continua evoluzione. Secondo uno studio del Politecnico, l’Europa area euro a 10 anni sarà più marginale per un valore medio di un terzo di capitali investiti, rispetto ad oggi. L’Italia del 2015, anno dell’Expo, passerà dal 7° al 10° posto dei Paesi Ocse, a parametri invariati. Bella prospettiva. Siamo la terza economia dell’Europa e, bene o male, quasi il secondo paese manifatturiero dell’area ma non riusciamo a tradurlo. Altro esempio: la capitalizzazione di Fiat è ormai circa come quella di Prada. Alcune nostre grandi società hanno perso in pochi anni quasi un terzo del loro valore. Alcune si sono dimezzate. In tutto questo non riusciamo a fare nulla di strutturale per il vero cappio della Repubblica: tra dirette e indirette, i  180 miliardi di euro di evasione ed elusione fiscale non sono solo uno scandalo mondiale, sono la resa di una certa civiltà. Dieci manovre, 100 manovrine. Come direbbero ineffabili  colleghi di Roma. “ma de che stamo a parlà?”. Fin che  non si affrontano i nodi strutturali, le misure saranno inesorabilmente marginali. E i nodi strutturali sono sempre quelli: lotta vera all’ evasione,  semplificazione, riduzione drastica dei costi e dei balzelli dello stato burocratico. Livelli di governo e di intervento per processi economici che farebbero arrossire anche burocrazie storiche europee ed asiatiche. Ricordate l’elenco di permessi, tasse, imposte e denuncie che ha dovuto fare quell’artigiano di Parma per un soppalco da 20 metri nella sua azienda: 23 documenti, compresa una tassa ad un consorzio di terre verdiane. Avanti così e ci ritroveremo nel 2018 non al decimo posto ma molto più in giù e andremo a fare viaggi sempre più frequenti a Vilnius o Dubai, a (udite, udite) Madrid o a Ulan Bator (semmai cercare in Google) per scoprire come diavolo siano riusciti loro ad intercettare una ripresa e noi a intercettare una decadenza. Nemmeno da operetta.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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