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Vadano politici banchieri e burocrati a portare i libri in tribunale non gli imprenditori

Dopo due anni di pandemia il pollaio dei piccoli imprenditori si va svuotando pericolosamente e l’esercito dei disoccupati lievita altrettanto.

di Franco Luceri | 28 Novembre 2021

Se la classe politica è costretta a mettere riparo all’impoverimento della classe operaia, può sempre imputare il fallimento della sua politica ai negrieri del mercato, agli odiatissimi padroni: sfruttatori, truffatori, evasori, avvelenatori, corruttori e insaziabili rapaci. Vedi Italia.

Ma se decenni di malgoverno hanno già messo in crisi l’intero sistema socio-economico, e oltre agli operai vanno aiutate le imprese per evitare il tracollo totale, un capro espiatorio credibile a cui addossare la responsabilità delle imprese che licenziano e falliscono a grappoli, la classe politica dove accidenti va a pescarlo?

Non potendo addossare la responsabilità della politica finanziaria e tributaria ammazza padroni ai lavoratori privati, a memoria d’uomo vittime dei padroni, diventa evidente anche allo scemo del paese, che il vero problema è lo Stato elefantiaco: burocraticamente parassita e inadempiente, politicamente ladro e finanziariamente strozzino, che toglie, sperpera e ruba, più di quanto consenta ai cittadini di produrre. Sui danni ambientali meglio stendere un velo pietoso.

E visto che è la politica che ha messo in ginocchio l’Italia molto prima del covid, azzardo una ipotesi: i libri contabili in tribunale per farsi dichiarare falliti, devono continuare a portarli per altri tre quarti di secolo i piccoli imprenditori vittime, oppure la totale responsabilità dovrebbero addossarsela i carnefici pubblici, da sempre esenti come fossero interdetti o inabilitati? Ma questa, è domanda da miliardi di dollari condannata a restare senza risposta da qui all’estinzione dell’umanità.

I soggetti condannati a norma di legge alla rapina finanziaria e tributaria, al fallimento per colpa altrui e alla inevitabile morte sociale sono i piccoli e medi imprenditori.

Le galline del finto libero mercato che in Italia vengono selezionate e allevate per garantire guadagni, privilegi e potere a professionisti, burocrati, politici e banchieri che non buttano via niente.

Quando le galline, spolpate vive dai parassiti statali e parastatali, smettono di fare uova, di pagare tassi e tasse, le dichiarano fallite e se le ripuliscono come una lisca di pesce da onestissimi compagni di merende.

Ecco perché i nostri politici si agitano per tornare presto alla “normalità”.

Dopo due anni di pandemia il pollaio dei piccoli imprenditori si va svuotando pericolosamente e l’esercito dei disoccupati lievita altrettanto. 

Bisogna conservare l’economia e il sistema sociale produttivi pompando aiuti ed esenzioni alle imprese, cassa integrazione ai disoccupati e per ultimo reddito di cittadinanza agli inoccupati.

Ma tutto questo, col buongoverno e la “normalità” ci azzecca quanto i cavoli a merenda. Perché nei sistemi liberali devono essere i contribuenti a finanziare lo Stato. 

Se hanno bisogno di essere tenuti in vita artificialmente manco fossero malati terminali; dal giudice per consegnare i libri contabili e farsi dichiarare falliti dovrebbero correre i politici, i burocrati, e i banchieri, mai gli imprenditori, che dei popoli liberi sono il motore culturale, sociale, economico.

Franco Luceri

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, classe politica, crisi, danni, fallimento, finanziaria, integrazione, italia, Liberali, mercato, tasse

Info Franco Luceri

Nato nel 1941 e residente nel Salento, dopo due anni di esperienza da dipendente, come ragioniere, passò a l’attività autonoma come agente di commercio. Sposato da 46 anni, e pensionato da 10, ormai coltiva la sua passione più grande e quasi trentennale di opinionista dilettante, apolitico e libero, iniziata nel 1987 per il Quotidiano di Lecce e poi estesa alla Gazzetta del Mezzogiorno e altri giornali nazionali o locali con interventi occasionali. Dal 2011 ha un blog personale su internet “il rebus della cultura”. E dopo varie collaborazioni sul web, è approdato, per la cortese ospitalità del Direttore Nicola Cariglia, su Pensalibero.

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