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Vacanze nel vento

Che senso ha volare se non senti l’aria sulla faccia, come dice l’angelo in The City Angels. La brezza come riscatto delle città umide

di Fabrizio Binacchi | 10 Luglio 2018

Un amico l’altro giorno qui a Rimini a venti metri dal mare mi fa con aria piuttosto preoccupata: che umidità che c’è qui. Perché non hai visto o sentito l’umidità che c’è giù sulle sponde del lago di Mantova e nella sala dei Cavalli di Palazzo Te, oppure in certe giornate sul Lungarno Vespucci in una Firenze che non è proprio la città più ventosa d’Italia.

Dai diciamocelo: voi che potere abitare e vivere in riva al mare, anche se è l’Adriatico e non il Tirreno, anche se siete in riviera Romagnola e non a Portopalo di Capo Passero, la punta meridionale della Sicilia dove si incontrano i due mari al centro del Mediterraneo,  beh non potere dire che c’è troppa umidità.

In fondo la brezza del mare ristora anche nei giorni più caldi e presumibilmente afosi, ma mai afosi quanto quelli della Pianura Padana o di certe valli del centro. Non c’è paragone possibile tra questa umidità di mare e l’umidità attorno al Po, quella ricordata da Guareschi nelle epiche storie di Don Camillo e Peppone dove il sole picchia sulle teste dure e l’umidità ti toglie il respiro anche nei boschi lungo il grande fiume.

Dai diciamocelo: non c’è vera vacanza senza vento, al mare come in montagna, in bicicletta come in barca, correndo sulla spiaggia di Viareggio come nella pineta della Maremma.

Per molti il vento è vacanza e impresa sportiva, onde e correnti, tavole e vele, sul Garda sotto Torbole (che vento che c’è lì) ma anche al largo di Gatteo e Misano, basta trovarlo, basta cercarlp. Per i più è già vacanza sentire la brezza o il vento che ti accarezza o ti sferza la guancia. Vacanza è sei hai il vento in faccia.

In Sardegna come racconta la collega Argia Granini nel suo libro “Del vento e altre storie” il vento ti accompagna e ti domina nelle ore canoniche o più impensate e si incunea nei meandri dello stazzo, la casa sarda dell’entroterra gallurese, e fa sbattere delle porte e sibila sino a creare quasi delle  voci e suoni fantastici.

Fantastico il vento improvviso che si alza sulle coste davanti alla Tavolara o sotto il Golfo Aranci, i ristiranti sono attrezzati e hanno le ende per coprire e riparare l’improvviso ardore del tempo. Vola tutto e ti senti al centro della natura, non sensi più nulla di razionale ma solo un sibilo alle orecchie e cerchi di trattenere un indumento o un telo, e il vento pulisce l’orizzonte e la memoria.

C’è una città in Spagna martoriata da un vento forte e costante quasi perenne. Si dice che gli abitanti portino chiare conseguenze di questo vento sui loro comportamenti ed atteggiamenti, che il vento li faccia impazzire, non riuscendo a comunicare e parlare se non sfidando le correnti e riparandosi nelle case ermeticamente serrate avendo come sottofondo sempre il fischio del vento forte.

In The City Angels, un film di qualche anno fa, ad un certo punto un angelo in mezzo ai tanti altri schierati sui tetti,  dice: che senso ha volare se non senti il vento sulla faccia. Quel vento che ti aiuta a volare almeno con la fantasia e a pulire i pensieri a forza di sbattere le palpebre. Vacanza nel vento è anche questo: riscattarsi dall’umidità e sentirsi la carezza forte della natura sulla guancia, sulle braccia, sulla schiena.

Fabrizio Binacchi

Pubblicato in : CornerBlog, EditorialeTag: firenze, mantova, mare, natura, rimini, sicilia, spagna

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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