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Salvini inciampa nella Cassazione

Non si vede come il Presidente della Repubblica possa intervenire trattandosi di una sentenza di un organo massimo della magistratura ma a Salvini interessa solamente fare rumore.

di Redazione Pensalibero.it | 10 Luglio 2018

È arrivato tra le gambe del ministro Salvini un bel bastone che rischia di farlo cadere per terra: la Corte di Cassazione ha dato ordine alla GdF di sequestrare qualsiasi cifra o valore riferibile alla Lega fino alla concorrenza di 49 milioni di euro circa. Poichè si attendono, perlomeno in primavera, nuove elezioni e, comunque, la Lega è ormai un partito di tutto rispetto che, secondo i sondaggi, supera il 30% praticamente si tratta di bloccarne ogni possibile attività: licenziare il personale, abbandonare le sedi, interrompere ogni azione propagandistica. Di fronte a queste prospettive disastrose il bellicoso ministro degli interni, al vertice della sua popolarità, ha visto di fronte a lui un precipizio e al suo fianco il ghigno dei compagni di cordata 5Stelle (“Le sentenze devono essere eseguite” dichiarazione del ministro della giustizia Bonafede). Non tutti i compagni di partito si sono resi conto della situazione e quelli che stanno comodamente assisi nelle Regioni si sentono ben supportati dalla struttura istituzionale, altri hanno bloccato i loro versamenti al partito con la scusa che sarebbero sequestrati: ma Salvini, che ha più testa degli altri, è molto preoccupato e vede in questo un attacco letale al suo partito.

Non deve rammaricarsi che con se stesso perchè si tratta di una vecchia storia, con risvolti di umorismo grottesco, quando coi soldi del finanziamento pubblico il figliolo di Bossi e il tesoriere della Lega Belsito si sono lanciati in operazioni speculative con investimenti in Africa dove comperavano diamanti e altre utilità, come dicono i magistrati, tenendo una contabilità approssimativa che lasciava ad amici e parenti spazi di intervento al punto che si è trovato anche uno yacht in Sardegna, se non ricordo male. Sono vicende complicate anche giuridicamente perchè è stato un periodo, quello della cosiddetta Seconda Repubblica, in cui i partiti venivano foraggiati dallo Stato in modo assurdo e alcuni amministratori se ne sono scappati portandosi via milioni di euro (v. Sen. Luigi Lusi, tesoriere della Margherita di cui era presidente “il buon” Rutelli).

Salvini, che ha una visione della Costituzione un poco approssimativa, vuole recarsi dal Presidente della Repubblica perchè la sentenza della Cassazione porterebbe alla scomparsa del partito Lega e quindi a un’operazione che colpirebbe, seppur in forma indiretta, gli articoli della Costituzione che fanno riferimento ai partiti e alla loro libera associazione. Non si vede come il Presidente della Repubblica possa intervenire trattandosi di una sentenza di un organo massimo della magistratura ma a Salvini interessa solamente fare rumore. Il problema è che è un rumore un po’ antipatico simile a quello delle manette perchè Salvini, e molti altri, erano già dai tempi iscritti alla Lega e quindi in qualche modo coinvolti dall’allegra amministrazione: tutto avviene, come spesso capita con la giustizia, quando si è al massimo della popolarità.

Intanto al Senato si è assistito alla seguente scena per cui il malandato Bossi, da anni colpito da un ictus, che sorreggendosi sul bastone ha attraversato l’emiciclo e ha raggiunto zoppicando il settore della sinistra dove un senatore del Pd stava proferendo una violenta invettiva moralista naturalmente contro la Lega: si è avvicinato e con la voce strozzata che ormai lo caratterizza gli ha detto “Stronzo”.

 

Pubblicato in : EditorialeTag: amministrazione, anni, bossi, costituzione, elezioni, euro, finanziamento pubblico, lega, magistratura, pd, presidente della repubblica, repubblica, seconda repubblica, senatore, soldi

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