Le tante paure internazionali di quest’estate 2016 spingono molti italiani a fare vacanze domestiche. Vacanze italiane. Tanti che avevano scelto mari esotici e destinazioni asiatiche o africane hanno ripiegato verso luoghi meno rischiosi e più vicini. Il dato è oggettivo. Ma il modo in cui lo raccontiamo può fare la differenza.
Come al solito, molti di noi che scriviamo sui giornali, ci facciamo prendere dai luoghi comuni. A volte insopportabili.
Sulle notizie non si litiga diceva con saggezza un mio direttore ai tempi d’oro, ma sulle parole che si usano per darle si può discutere assai. Dunque meno oceani e più laghi nostrani, meno capitali lontane e più centri storici delle nostre regioni, più borghi toscani e più riviera romagnola, più Salento e più Cilento: e perché cari colleghi dobbiamo dire che gli italiani “ripiegano” sull’Italia? Perché far credere che sia una scelta di seconda mano o di irreparabile costrizione?
Le vacanze italiane possono essere belle quanto e più di vacanze esotiche, un soggiorno tra Gubbio e Spoleto, tra Mantova e Lucca, tra Otranto e Ragusa può dare le stesse emozioni di una vacanza tra canyon e fiordi il problema è il cuore del turista, la passione del guardare, il gusto del sentire. E allora senti che ti diverti dentro anche a 20 chilometri da casa scoprendo un angolo di mondo che corrisponde esattamente alla tua domanda di vacanza.
Si possono fare vacanze salentine come vacanze romane, vacanze dolomitiche come vacanze romagnole, vacanze sannitiche come vacanze chiantigiane l’importante è il pensiero di vacanza non (solo) i chilometri da fare o gli euro da spendere.
Noi rincorriamo, per dare notizie, le centinaia anche di migliaia di turisti che scelgono chissà quale impresa estiva o destinazione singolare e ci dimentichiamo dei milioni di turisti che si divertono della vista mare che noi riteniamo standard e della sana vita di pensione tutto compreso che ci ricorda tanto anni settanta e ottanta. Trismo a tutto tondo è anche la nonna con doloretto ai piedi che cammina la mattina presto sul bagnasciuga della riviera vicina e non solo l’escursionista che cerca nuove rotte da Katmandu. E magari è più vacanza quella passeggiata per la nonna che passa gli altri mesi dell’anno in un appartamento senza terrazzo che non l’escursione avventurosa di questo o quell’impavido viaggiatore.
Quel “ripiegare” mi è parso ingiusto e offensivo per quei milioni di italiani che non ripiegano su Alassio o su Rimini, su Amalfi o su San Vito lo Capo, su Canazei o su Corvara ma che ci vanno convinti e sereni per fare la stessa intensa vacanza che farebbero su un atollo dell’oceano o a Santa Monica.
Aiutiamo chi scrive e chi narra i nostri giorni e le nostre stagioni a non cadere nei luoghi comuni ma a far risorgere luoghi unici.
E piuttosto aiutiamo chi ha in mano l’organizzazione della nostra giornata di vacanza a guardare orizzonti più alti anche nelle piccole cose quotidiane, tipo gli orari delle colazioni, la cena fissa alle 1930 quando magari al mare c’è ancora il sole più bello, il rito degli intrattenimenti danzanti che fanno tanto karaoke degli anni che furono.
Una mamma, con bambina in passeggino, l’altra mattina si lamentava in un chiosco di spiaggia perché nel suo albergo lei, bimba e marito non hanno fatto in tempo a fare colazione.
“Sa noi con la bambina siamo arrivati tardi e alle 9,30 le colazioni chiudono”. Dai non è possibile che nell’Italia sia pur ripiegata sulle vacanze interne ci siano ancora alberghi che alle 9,30 non danno più caffè latte mantellatine e fette biscottate. Era l’ansia di mia mamma quando ero piccolo: dai andiamo sennò chiudono. O mamma mangeremo fuori stasera.
Eppure in giro ho trovato hotel che servono colazioni sino a mezzogiorno e mezzo. Grande Italia. Altroché ripiego.

Lascia un commento