Roba da far rimanere allibiti. Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, ospite della trasmissione televisiva di La7 “L’Aria che tira” annuncia che in Puglia il suo partito presenterà un candidato diverso da Emiliano. Dunque, l’ex rottamatore ha deciso di far perdere il centrosinistra, schierandosi apertamente con le destre che sostengono Fitto (dei Fratelli d’Italia).
In tempi non sospetti l’avevamo detto con chiarezza, fino alla noia: che Renzi era morfologicamente di destra e che si trovava nella condizione politica ed istituzionale, come segretario del Pd e come capo del governo, con un potere che mai nessuno aveva avuto in passato. Somigliava in un certo modo, come figura, ai presidenti dell’ex URSS o all’attuale capo del governo cinese che mantengono insieme le due cariche. Per le sue riforme, il Job act, la cosiddetta buona scuola, la riforma costituzionale, la riforma elettorale (su cui mise per due anni consecutivi il voto di fiducia), si era ribellata “la ditta” che promosse la scissione non potendo piu’ rimanere in un partito, dove erano venuti meno i principi più elementari di democrazia. E l’unico uomo politico che aveva accumulato tanto potere e’ stato il primo a crollare insieme al Pd, ormai diventato un partitino di centro, dove non si riconoscevano ne’ la classe lavoratrice, ne’ i giovani, parte dei pensionati. Perse le roccaforti di comuni tradizionalmente di sinistra, non gli restava che dimettersi. Lui. l’ex rottamatore ( alla fine rottamò i soli D’Alema e Veltroni), l’uomo nuovo, un altro unto dal Signore, colui che aveva portato il Pd nel socialismo europeo, che con una certa familiarità dava pacche sulle spalle ai leader europei, e che dal podio si rivolgeva all’assemblea dei socialisti chiamandoli ”compagni”, a distanza nemmeno di un anno e mezzo, sceglie la destra. Nei giorni scorsi si sono fatti fitti gli incontri con esponenti di Forza Italia, non solo sulle questioni che riguardano il governo, ma anche sulle alleanze in vista delle elezioni regionali. Ne viene fuori un personaggio a dir poco inaffidabile, una banderuola, uno che ha tradito prima degli elettori, i militanti che lo hanno osannato, che lo hanno difeso dagli attacchi interni ed esterni al partito, quei militanti che chiamava “compagni”. E francamente e’ una fortuna che sia andato via, che abbia costruito un ennesimo partito padronale, il partito dell’Io. Il Pd che fino a poche settimane fa era in ginocchio, sta riprendendo la sua vita, sta rinascendo. La stessa CGIL, per lunghi anni, messa ai margini insieme agli altri sindacati ha alzato la testa e la dice lunga quell’incontro di un paio di giorni fa tra Landini e D’Alema. Dopo un anno dal congresso e’ nata una segreteria unitaria che arriva dopo la bella vittoria elettorale in Emilia. E’ proprio vero, in certi gruppi politici regna la legge “dell’homo homini lupus” che allude all’egoismo umano, dove tutti sono pronti a sbranarsi come i lupi. Ma piu’ che egoismo questo modo di fare politica e’ da classificare come cattiveria, che gli peserà per il resto della sua vita politica. Si dice che il tempo e’ galantuomo, vedrete gli faranno pagare il conto con gli interessi.
P.S- Mentre scrivo si apprende che un altro fuoriuscita, tal Carlo Calenda, dopo aver indossato la maglia del Pd per le elezioni europee, una volta proclamato eletto, ha detto addio al Pd – Anche lui in cerca di visibilità si e’ permesso di dire “Fitto (Fratteli d’Italiia), e’ cento volte meglio di Emiliano”. Calenda e Renzi da tempo stanno lavorando su posizioni comuni per un candidato alternativo ad Emliano in Puglia. Entrambi hanno rinunciato a partecipare alle primarie vinte da Emiliano, invitando i propri elettori a non partecipare al voto.
Salvatore Lagaccia

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