• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

USA-Venezuela: sequestri e tensioni

Un commando statunitense ha bloccato una petroliera venezuelana in quello che Caracas chiama “atto di pirateria internazionale” e segna una svolta nelle tensioni tra gli USA e il regime di Maduro. Mercoledì, la nave petroliera “Skipper” del Venezuela è stata attaccata e sequestrata dagli Stati Uniti d’America mentre si trovava al largo delle coste del paese sudamericano. L’annuncio del successo dell’operazione militare è stato dato dal presidente USA Donald Trump, che negli ultimi quattro mesi ha messo alle corde il regime del leader venezuelano Nicolas Maduro, mentre la procuratrice generale degli USA, Pam Bondi, ha diffuso su X un video dell’attacco, in cui non sembrerebbero esserci vittime. Bondi ha precisato che la petroliera era sotto sanzioni USA da anni a causa del suo coinvolgimento in una “rete illegale di trasporto del petrolio a sostegno di organizzazioni terroristiche straniere”.

di Istituto Ispi | 12 Dicembre 2025
Protestors gather to take part in an initiative called “National Day of Action: No War on Venezuela,” at Times Square in New York City, U.S., December 6, 2025.

Mercoledì, la nave petroliera “Skipper” del Venezuela è stata attaccata e sequestrata dagli Stati Uniti d’America mentre si trovava al largo delle coste del paese sudamericano. L’annuncio del successo dell’operazione militare è stato dato dal presidente USA Donald Trump, che negli ultimi quattro mesi ha messo alle corde il regime del leader venezuelano Nicolas Maduro, mentre la procuratrice generale degli USA, Pam Bondi, ha diffuso su X un video dell’attacco, in cui non sembrerebbero esserci vittime. Bondi ha precisato che la petroliera era sotto sanzioni USA da anni a causa del suo coinvolgimento in una “rete illegale di trasporto del petrolio a sostegno di organizzazioni terroristiche straniere”. Secondo Washington, la nave trasportava petrolio dal Venezuela e dall’Iran, e Trump ha specificato che si tratta della “più grande petroliera mai sequestrata”. Caracas ha denunciato come il sequestro costituisca “un furto e un atto di pirateria internazionale”, sottolineando come l’episodio mostri il vero obiettivo dei prolungati attacchi statunitensi al Venezuela, ovvero le sue risorse naturali, in particolare il petrolio. Da mesi, gli USA pattugliano le acque al largo del Venezuela in quello che è il più grande dispiegamento di navi americane nel Mar dei Caraibi dalla crisi dei missili di Cuba del 1962. Una delle ragioni sostenute da Washington è la guerra al narcotraffico che parte dal paese sudamericano e il cui cosiddetto “Cartel de los Soles” sarebbe controllato proprio dal presidente Maduro. Nel frattempo, la leader dell’opposizione venezuelana Maria Corina Machado è comparsa a Oslo, dove si è recata per ritirare il Nobel per la Pace.


Guerra al terrorismo?

Il sequestro della petroliera venezuelana arriva al culmine di quattro mesi di “guerra al narcotraffico”, in cui gli USA hanno ammazzato almeno 83 persone in quelle che le Nazioni Unite chiamano esecuzioni extragiudiziali. Secondo l’amministrazione Trump, Maduro sarebbe a capo del cartello del narcotraffico “de los Soles”, che però non esiste come organizzazione nel senso tradizionale, quanto piuttosto come un insieme di reti criminali che garantirebbero il mantenimento del potere al leader venezuelano, sulla cui testa è stata posta una taglia da 50 milioni di dollari. Tuttavia, gli USA non hanno prodotto prove in tal senso e da fine novembre il cartello è stato inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche. Questa designazione potrebbe segnare un punto di svolta, poiché legittimerebbe un intervento militare statunitense in Venezuela, ipotesi spesso ventilata da Trump. L’obiettivo dell’amministrazione USA sembra essere, piuttosto, il rovesciamento del regime di Maduro, che nel 2013 successe a Hugo Chavez. Nello schema regionale del narcotraffico, infatti, il Venezuela non è un grosso produttore quanto piuttosto un paese di transito. Tuttavia, rispetto ai paesi sudamericani sull’oceano Pacifico come Ecuador e Perù, ha un ruolo secondario. Sebbene Trump abbia giustificato gli attacchi contro imbarcazioni provenienti dal Venezuela poiché “piene di fentanyl”, non sono mai state fornite prove e gli unici sopravvissuti agli attacchi non sono stati perseguiti legalmente.

Ritorno della Dottrina Monroe?

Quando nel 1823 il presidente USA James Monroe dichiarava che l’emisfero occidentale sarebbe rimasto off-limits da progetti colonialistici europei non stava solo enunciando un principio di mutua non interferenza negli affari interni regionali con gli europei, bensì un nuovo corso della politica estera statunitense riassumibile con lo slogan “l’America agli americani”. Questo corso sarebbe diventato particolarmente aggressivo nel corso della Guerra fredda, quando diverse amministrazioni USA attaccarono più o meno apertamente molti governi sudamericani, anche quando risultati da elezioni democratiche, appoggiando colpi di stato, commissionando omicidi extragiudiziali, e sovvenzionando gruppi ribelli e dissidenti. Riferimenti indiretti alla Dottrina Monroe sono presenti anche nella National Security Strategy pubblicata lo scorso novembre, in cui Washington parla di “proteggere il nostro Emisfero” contro influenze straniere, dando una dimensione internazionale alla politica “America First” con cui gli USA cercano di limitare il ruolo commerciale della Cina nelle regioni sotto la propria influenza, tra cui appunto l’America latina. L’aggressività di Trump nei confronti del regime di Maduro sembra quindi seguire questo schema che, come in passato, parte dall’assunto di voler sostenere le libertà politiche della popolazione locale ma che punta a consolidare interessi geoeconomici strategici, considerato che il Venezuela è il più grande produttore di petrolio della regione. Una risorsa che, grazie alla nazionalizzazione, ha per anni finanziato il regime repressivo di Nicolas Maduro, che ieri durante un rally di suoi sostenitori si è rivolto direttamente ai cittadini statunitensi canticchiando “don’t worry, be happy!”

Machado, possibile alternativa?

Nel frattempo, dall’altra parte dell’Oceano Atlantico, a Oslo, la leader dell’opposizione venezuelana Maria Corina Machado faceva la sua prima comparsa pubblica dallo scorso gennaio. Nella capitale della Norvegia Machado si è recata di nascosto dalle autorità venezuelane, che la accusano di incitamento all’odio e cospirazione, con l’obiettivo di ritirare il premio Nobel per la Pace che l’è stato conferito lo scorso ottobre. A gennaio, Machado era stata brevemente arrestata prima di entrare in clandestinità. La sua prima comparsa pubblica da allora è avvenuta nella notte, dalla stanza del Grand Hotel di Oslo, con la folla che urlava il suo nome. Sebbene sia stata insignita del Nobel, Machado è un personaggio controverso: ha avuto il merito di aver unito l’opposizione venezuelana, che avrebbe vinto alle elezioni presidenziali del 2024, salvo i brogli attribuiti al regime, ma è altresì una sostenitrice della “massima pressione” e di un intervento militare in Venezuela e ha plaudito le operazioni della marina statunitense dei presunti narcotrafficanti. Quando vinse il Nobel, lo dedicò a Trump, che per settimane pretese di ricevere il premio. Ha inoltre sostenuto la teoria, non verificata, secondo cui Maduro interferì nelle elezioni statunitensi. Vicina a molte posizioni dell’estrema destra internazionale, politicamente si inserisce nel campo dei conservatori. La presidente del Consiglio norvegese per la Pace Eline Lorentzen sostiene come le posizioni di Machado a favore della massima pressione e dell’intervento esterno contro Maduro siano in contraddizione con i principi di invito al dialogo e della promozione di una transizione non violenta che avevano sin qui contraddistinto i vincitori del Nobel per la Pace.

Il commento

Di Gianluca Pastori, ISPI Senior Associate Research Fellow

“Il sequestro della petroliera venezuelana Skipper da parte delle autorità statunitensi segna un nuovo punto di crisi fra Washington e Caracas. Da diverse settimane, gli USA stanno mettendo sotto pressione il governo di Nicolás Maduro, nel tentativo di provocarne la caduta. Dietro la vicenda si può, tuttavia, leggere anche altro. Da una parte, il modo di agire dell’amministrazione conferma l’enfasi della politica trumpiana sull’ostentazione ‘muscolare’ della potenza. Dall’altra, conferma la volontà di Washington di usare il ‘grosso bastone’ per ribadire la sua centralità negli affari dell’emisfero occidentale. Una ‘Dottrina Donroe’ che era stata in qualche modo anticipata all’epoca dell’insediamento e che nei mesi successivi ha trovato modo di esprimersi nei rapporti con molti Stati latino-americani. Apparentemente, una conferma di come, oggi, la politica USA guardi agli affari internazionali da una prospettiva ‘neo-imperiale’, che legittimerebbe le potenze egemoni a svolgere una sorta di azione di tutela sulle rispettive sfere di influenza, al fine di difendere e promuovere i propri interessi”.

Istituto Ispi

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Istituto Ispi

Istituto per gli studi di politica internazionale. L’attività dell’Ispi venne avviata ufficialmente il 27 marzo 1934 da un gruppo di giovani studiosi dell’Università di Milano e di Pavia che, anche in considerazione della forte presenza internazionale che caratterizzava il nostro paese in quegli anni, si proponevano di dotare l’Italia fascista di un centro di studio focalizzato sulla politica estera, ispirandosi al modello del Royal Institute of International Affairs di Londra e della Foreign Policy Association di New York.
ll rilancio dell’Istituto nel terzo millenio è stato completato dall’Ambasciatore Boris Biancheri (Presidente dal 1997 al 2011) dall’Ambasciatore Giancarlo Aragona (dal 2012 al giugno 2016) ed ha visto una ripresa e ampliamento di tutte le attività dell’Istituto, dalla convegnistica – con le conferenze internazionale quali ad esempio MED Dialogues, i fori di dialogo bilaterali con alcuni paesi di importanza strategica quali ad esempio Francia e Germania – alle iniziative per le imprese – con la conferenza scenari che si tiene all’inizio di ogni anno, i lunch talk e brief ad hoc – alle pubblicazioni diffuse sempre di più in modalità digitale alle attività della ISPI School che, oltre al tradizionale Master in preparazione al concorso per la carriera diplomatica, ha ampliato la propria offerta proponendo il Master in International Cooperation e corsi più brevi (Winter e Summer School) per avvicinarsi al mondo delle relazioni internazionali e della geopolitica.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti