• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Usa-Iran: il fronte si allarga? 

La decisione dell’Arabia Saudita di bombardare i gruppi armati iracheni sostenuti da Teheran al fianco degli Stati Uniti è l’ennesimo campanello d’allarme che fa temere un’escalation del conflitto nel Golfo. I raid segnano inoltre la fine di una breve tregua proclamata da Washington la scorsa settimana contro gli obiettivi in ​​Iran, dopo che quest’ultimo aveva colpito alcune installazioni militari statunitensi in Giordania. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è andato su tutte le furie, promettendo di colpire gli iraniani duramente e che “le prenderanno di santa ragione”.

di Alessia De Luca | 31 Luglio 2026

La decisione dell’Arabia Saudita di bombardare i gruppi armati iracheni sostenuti da Teheran al fianco degli Stati Uniti è l’ennesimo campanello d’allarme che fa temere un’escalation del conflitto nel Golfo. I raid segnano inoltre la fine di una breve tregua proclamata da Washington la scorsa settimana contro gli obiettivi in ​​Iran, dopo che quest’ultimo aveva colpito alcune installazioni militari statunitensi in Giordania. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è andato su tutte le furie, promettendo di colpire gli iraniani duramente e che “le prenderanno di santa ragione”. In seguito agli attacchi, il primo ministro iracheno, Ali al Zaidi ha annullato l’incontro previsto oggi a Gedda con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman (Mbs), mentre l’ufficio di presidenza irachena ha definito i raid aerei contro le Forze di Mobilitazione Popolare (PMF), note anche come al-Hashd al-Shaabi “una palese violazione della sovranità irachena”. Nelle stesse ore alcune esplosioni hanno colpito un porto di carico di gas naturale a Damietta, in Egitto. La causa è un attacco con drone, il primo segnalato sull’Egitto e sul Mar Mediterraneo dall’inizio della guerra. Il governo del Cairo lo ha confermato, senza però indicarne la matrice. Ma cinque mesi dopo l’inizio della guerra, il rischio di un effetto domino non è mai stato così alto.

Iraq tra due fuochi?

L’Iraq è il paese che ha più da perdere da un allargamento del conflitto, e quello che ora rischia di pagarne il prezzo più immediato. Dalla caduta di Saddam Hussein, Baghdad si muove su un crinale stretto tra l’influenza americana e quella iraniana, esercitata anche attraverso le Pmf: una rete di gruppi armati a maggioranza sciita nata nel 2014 per combattere lo Stato islamico, un tempo coordinata dal generale Qassem Soleimani, ucciso da un attacco americano nel 2020, e ancora oggi ancora più vicina a Teheran che a Baghdad. I raid di martedì hanno colpito nel giorno in cui milioni di pellegrini da Iraq, Iran, Pakistan e altri paesi convergevano su Kerbala per l’Arbaeen, una delle maggiori ricorrenze religiose sciite al mondo: una coincidenza di calendario che diversi osservatori regionali leggono come un segnale deliberato verso il cosiddetto ‘Asse della resistenza’. Trump ha dichiarato che l’operazione era stata concordata in anticipo con Baghdad, un’affermazione che stride con la condanna del governo iracheno, e la richiesta di alcuni parlamentari di predisporre una risposta militare: un’opzione che, se percorsa, trascinerebbe l’Iraq in un conflitto che finora è riuscito faticosamente a tenere fuori dai propri confini.

Il dilemma Saudita?

I primi raid ufficiali rivendicati dall’Arabia Saudita al fianco di Washington costituiscono un fatto rilevante ma non equivalgono, almeno per ora, a un ingresso in guerra a fianco degli Stati Uniti. Riad ha cercato per mesi di restare ai margini di ostilità che minaccerebbero la ‘Vision 2030’, il programma di diversificazione economica di Mohammed bin Salman, fondato su investimenti esteri e infrastrutture, data center in testa, estremamente esposti in caso di un conflitto aperto. Anche la distensione con Teheran, mediata da Pechino nel 2023, rispondeva a questa logica di prudenza. Nelle ultime settimane però le cose sono cambiate e Riad si è trovata assediata su più fronti. Non solo gli attacchi con droni alle proprie installazioni petrolifere, attribuiti a milizie di base in Iraq; ma anche il blocco navale dichiarato il 20 luglio dagli Houthi yemeniti contro le navi e i porti sauditi nello stretto di Bab el-Mandeb. Un blocco che, per quanto ancora parziale, è particolarmente insidioso dopo la chiusura di Hormuz: circa il 70% dell’export saudita è stato infatti dirottato verso il terminal di Yanbu, sul Mar Rosso. Con Hormuz bloccato a est e Bab el-Mandeb minacciato a ovest, i raid di Riad appaiono meno come una scelta di campo e più come un tentativo di ripristinare deterrenza sulle infrastrutture energetiche e sulle rotte di esportazione rimaste.

Hormuz, linea rossa dell’Iran?

La nuova fiammata, innescata dai bombardamenti iraniani sulla Giordania, segue giorni di relativa calma. La scorsa settimana Trump aveva dichiarato una tregua unilaterale, attribuendo la pausa a una richiesta dell’Iran perché “ce l’hanno chiesto molto gentilmente” e “volevano dei colloqui”. Il vice ministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha offerto, in un’intervista alla tv di Stato diffusa poche ore prima dell’attacco in Giordania, la spiegazione più esplicita a quello che solo in apparenza è un paradosso: rischiare la ripresa delle ostilità mentre era in corso una pausa. L’Iran ha respinto una proposta dell’Oman per dividere lo stretto di Hormuz in due corsie di navigazione, offrendo un transito temporaneo alternativo alle sole acque territoriali iraniane. Per Teheran, ha detto Gharibabadi, la linea è che “lo stretto non tornerà mai alla situazione prebellica”: accettare una rotta alternativa gestita da Oman e Stati Uniti equivarrebbe a ridurre a “una finzione” la pretesa di sovranità effettiva sulla via d’acqua, che ormai Teheran considerata uno strumento di sicurezza nazionale da difendere a tutti i costi, anche quello di una nuova escalation. Resta il fatto che il fronte marittimo si sta allargando dal Golfo Persico al Mar Rosso, e ora, con le cautele che l’episodio di Damietta impone, anche al Mediterraneo.

Il commento

Di Eleonora Ardemagni, Senior Associate Research Fellow ISPI

 “I due contrattacchi dell’Arabia Saudita in pochi giorni, prima in Yemen, poi in Iraq con gli Usa aumentano il coinvolgimento di Riyadh nella crisi regionale. Essi non segnano, però, l’ingresso dell’Arabia Saudita nella guerra degli Stati Uniti e di Israele all’Iran. L’obiettivo saudita è ripristinare la deterrenza almeno sulle infrastrutture petrolifere e i corridoi di export. Preoccupa infatti che gli houthi abbiano rivendicato gli attacchi fatti dalle milizie irachene e che l’Iran stia spostando lo scontro verso nord (Giordania e persino Egitto), quindi verso Aqaba e Suez: l’ultima rotta libera per i sauditi”. 

Alessia De Luca

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Alessia De Luca

Journalist, Advisor for Online Publications, Responsabile ISPI Daily Focus
Relazioni Translatantiche. Alessia de Luca is a professional Journalist and an expert of US politics, in charge of the daily newsletter ISPI Daily Focus and of the Focus USA2024. She has served as Middle East and Northern Africa correspondent from 2005 to 2009. Previously at Skytg24, she also contributed for RAI and Radio Vaticana. Her works were published among others by La Stampa, Lifegate, Nigrizia, Avvenire and EastWest.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti