
Gli Stati Uniti hanno lanciato la quinta ondata di attacchi aerei contro postazioni strategiche in Iran, provocando un drammatico inasprimento delle tensioni in Medio Oriente.
La risposta dei ribelli Houthi del Yemen, stretti alleati di Teheran, non si è fatta attendere. Il gruppo sciita ha dichiarato il blocco totale e immediato del Mar Rosso a tutte le imbarcazioni commerciali e militari dirette verso l’Occidente.
I bombardamenti americani hanno preso di mira infrastrutture militari chiave, depositi di munizioni e centri di comando del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (Pasdaran). Il Pentagono ha definito l’operazione necessaria per neutralizzare le minacce alla sicurezza internazionale. Teheran ha condannato duramente l’azione, promettendo una risposta durissima.
La contromossa degli Houthi rischia di paralizzare una delle rotte commerciali più vitali del pianeta. Il portavoce militare del movimento yemenita ha annunciato che qualsiasi nave diretta verso i porti occidentali diventerà un “bersaglio legittimo” delle loro forze missilistiche e dei droni navali.
Le cancellerie internazionali seguono la situazione con estrema preoccupazione. Si temono conseguenze devastanti per l’economia globale, con un potenziale picco dei prezzi del greggio e il blocco delle catene di approvvigionamento globali. Le marine militari occidentali presenti nella regione sono state poste in stato di massima allerta.
Le illusioni, oggi, si spengono definitivamente nel Mar Rosso. Questa quinta ondata di bombe non è solo cronaca militare; è il risveglio brutale di un Occidente che per troppo tempo ha finto di non vedere, cullandosi nel sonno della propria comodità. La risposta dei tagliagole Houthi, telecomandati da Teheran, non è una semplice contromossa geopolitica. È l’atto di arroganza di chi sa di poter ricattare il mondo bloccando le arterie del nostro benessere.
Mentre i nostri porti tremano e l’economia calcola il prezzo del petrolio, la vera posta in gioco emerge con spietata chiarezza. Non si tratta solo di rotte commerciali o di droni nei cieli dello Yemen. Si tratta del diritto stesso di esistere di una civiltà che, per paura o per calcolo, ha dimenticato come ci si difende. Il mare è chiuso, i tamburi di guerra suonano e la storia, ancora una volta, ci impone di scegliere da che parte stare. Senza sconti, e senza più scuse.
Giuseppe Basilico

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