
Monta in Ucraina la protesta in seguito alla decisione di Volodymyr Zelensky di operare un rimpasto di governo in un momento critico nel conflitto contro Mosca. In mattinata il parlamento ha approvato la nomina di Sergii Koretsky come nuovo primo ministro del paese, il terzo dall’inizio del conflitto nel marzo 2022. Succederà a Yulia Svyrydenko, che si è dimessa all’inizio di questa settimana. Zelenskyy ha spiegato la scelta, dicendo ai giornalisti che “le priorità sono chiare: prepararsi all’inverno”, e che Koretsky, già amministratore delegato del colosso energetico statale Naftogaz, era “il candidato più adatto” per l’incarico. Ma è un’altra casella del rimpasto a far discutere il paese: l’uscita di scena di Mykhailo Fedorov, ministro della Difesa considerato l’artefice dei recenti successi ucraini sul campo, che secondo diverse fonti potrebbe essere sostituito dal ministro dell’Interno Ihor Klymenko. Centinaia di persone sono scese in piazza a Kiev e in diverse città del paese per protestare contro la decisione, con cartelli che chiedono “Perché?” e osservavano sarcasticamente che “i russi ringraziano”. Una scena che richiama le grandi manifestazioni del luglio scorso, quando la pressione popolare costrinse Zelensky a fare marcia indietro su una legge che limitava l’indipendenza delle agenzie anticorruzione.

Chi è Fedorov, ministro ‘dei droni’?
Trentacinquenne con un passato nel mondo delle startup tecnologiche, Fedorov aveva assunto la guida della Difesa solo lo scorso gennaio, dopo aver ricoperto per anni il ruolo di ministro per la Trasformazione digitale. In sei mesi si è guadagnato la fama di aver dato nuova linfa a un ministero appesantito da una burocrazia di stampo sovietico, introducendo un sistema di analisi dei dati per migliorare le prestazioni al fronte. Sotto la sua guida, l’esercito ucraino – numericamente inferiore a quello russo – ha affinato la capacità di colpire in profondità il settore energetico e la logistica militare di Mosca con droni e missili, portando Kiev nella posizione più favorevole sul campo di battaglia dalla fine del 2022. A Fedorov, il cui licenziamento avviene nelle stesse ore in cui a Bruxelles veniva annunciato il ‘Drone deal’, partenariato tra Ucraina e Unione Europea per la produzione congiunta di droni – viene riconosciuto anche il merito di aver convinto il fondatore di SpaceX, Elon Musk a oscurare i satelliti Starlink per le forze russe, complicando le comunicazioni e l’avanzata di Mosca. In passato, in qualità di ministro della trasformazione digitale, Fedorov aveva favorito la digitalizzazione della pubblica amministrazione e supervisionato la creazione di ‘Diia’, un’app governativa che ha reso accessibili tramite smartphone i servizi statali e i documenti d’identità consentendo alle coppie ucraine persino di sposarsi e divorziare tramite app. Pavlo Yelizarov, vicecomandante dell’aeronautica ucraina e figura di riferimento nella guerra dei droni, si è dimesso in segno di protesta contro il licenziamento di Fedorov, definendolo “un grande errore” per le capacità di difesa del paese.
Scontro ai vertici?
Dietro l’uscita di Fedorov si intravede un conflitto più profondo. Il ministro aveva avviato una riforma sugli appalti della Difesa che, secondo quanto riportato dal Financial Times, avrebbe scoperchiato accordi di dubbia trasparenza, scontrandosi con interessi consolidati nell’establishment militare e politico. Diverse fonti parlamentari collegano il suo siluramento alle tensioni con il comandante in capo delle forze armate, Oleksandr Syrskyi, insofferente verso l’approccio manageriale e le riforme del più giovane ministro della storia ucraina. Lo stesso Zelensky, pur senza spiegazioni dettagliate, ha dichiarato di aspettarsi una maggiore “unità” tra il ministero e i vertici militari, un’affermazione che ha di fatto confermato l’esistenza di attriti. Fedorov ha rifiutato la proposta di diventare consigliere presidenziale e ha lasciato l’incarico elencando sui social i risultati ottenuti, riconoscendo però di non essere riuscito a completare la trasformazione del ministero secondo “gli standard Nato e il buon senso”. In un duro editoriale in difesa del ministro, il Financial Times avverte che l’instabilità ai vertici del governo ucraino, con cambi di guardia frequenti come quello appena consumato, rischia di indebolire l’amministrazione pubblica e, di riflesso, le capacità di difesa del paese in un momento cruciale del conflitto.
Incertezza e rivalità politica?
Nonostante gli indubbi successi, Fedorov è stato anche criticato per non aver mantenuto con sufficiente rapidità la promessa di riformare il sistema di reclutamento. L’esercito ucraino ha da sempre meno soldati a disposizione di quelli di cui avrebbe bisogno, e fatica a sostituire chi è al fronte. Il mese scorso il ministro aveva lanciato una riforma del servizio militare che prevede aumenti salariali per le truppe in prima linea, un maggior numero di volontari stranieri e agevolazioni per le centinaia di migliaia di ucraini che intendono rientrare nelle proprie unità. Secondo gli osservatori tuttavia, tali iniziative – pur positive – non riusciranno a modificare radicalmente la situazione. Al posto di Fedorov, Zelensky avrebbe scelto Ihor Klymenko, finora ministro dell’Interno e in precedenza a capo della polizia nazionale: una nomina però tutt’altro che scontata, che alimenta l’incertezza e le speculazioni non solo per la gestione di un dicastero fondamentale in tempo di guerra. Rispettato dai partner occidentali e popolare in patria, soprattutto tra i giovani ucraini che lo considerano un innovatore e un pilastro della lotta alla corruzione, infatti, Fedorov era stato più volte indicato dalla stampa locale come possibile candidato alla presidenza, quando la legge marziale che sospende le elezioni verrà meno. È una lettura che secondo Politico aiuta a spiegare la freddezza con cui Zelensky ne avrebbe gestito l’uscita. Il presidente ucraino si trova ora davanti a un doppio banco di prova: governare un malcontento popolare che, un anno fa, lo aveva già costretto a un passo indietro, e dimostrare che l’ennesimo cambio ai vertici non comprometterà lo slancio ottenuto sul campo negli ultimi mesi, proprio mentre l’inverno incombe e con esso una nuova minaccia di attacchi russi alla rete elettrica e contro le infrastrutture energetiche.
Il commento
Di Eleonora Tafuro Ambrosetti, Osservatorio Russia, Caucaso e Asia Centrale ISPI
“Le centinaia di manifestanti riuniti a Kyiv per protestare contro il licenziamento di Mykhailo Fedorov non sorprendono. Fedorov è percepito da molti come una figura chiave della risposta tecnologica ucraina alla guerra, in particolare per il rafforzamento delle capacità digitali e dei droni che hanno consentito a Kyiv di colpire obiettivi energetici e militari russi e di trasferire parte del conflitto sul territorio nemico. Per molti ucraini, sostituirlo dopo appena sei mesi e in un momento cruciale appare quindi come una scelta strategica molto discutibile. Ma non bisogna aspettarsi che Zelensky torni sui suoi passi come fece nel luglio 2025, quando, in seguito alle proteste contro l’indebolimento delle agenzie anticorruzione, fu costretto a correggere la rotta; allora il peso dell’UE fu decisivo. In questo caso Kubilius, Commissario europeo per la difesa e lo spazio, ha espresso sorpresa e rammarico, ma è poco probabile che Bruxelles faccia pressioni aperte per reintegrare Fedorov”.
Alessia De Luca

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