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USA Cuba: il miracolo di Francesco

di Alberto Pasolini Zanelli | 22 Dicembre 2014

Un numero sempre maggiore di imprenditori americani riteneva che fosse il momento giusto per riaprire l’antico capitolo degli investimenti nell’isola, soprattutto nel campo dello zucchero, di altre industrie alimentari tropicali e del turismo.

Un ritorno alla Guerra Fredda sembra delinearsi fra Washington e Mosca, in un accavallarsi di sanzioni e reazioni che sembra rimandare ai vecchi tempi. Ed ecco, invece, quasi improvvisa, in controtendenza, una Guerra Fredda che si spegne. Fra gli Stati Uniti e Cuba. Pareva eterna, deteneva ormai il primato mondiale di durata, aveva compiuto il mezzo secolo, aveva coinvolto tutti i presidenti americani da Kennedy a Obama, spesso scossa da incidenti che la aggravavano, combattuta da consolidate ideologie e da solidi interessi. C’era scappata anche un rischio di guerra mondiale, quando, respinto dal regime dell’Avana alla Baia dei Porci il tentativo controrivoluzionario appoggiato dall’America, il regime comunista cercò una “polizza assicurativa” nella presenza di missili sovietici. Fu il momento peggiore, finì in un compromesso ma il rapporto fra i due Paesi pareva congelato per sempre. Perfino quando Gorbaciov, per salvare i brandelli dell’economia russa, “scaricò” Fidel Castro abbandonando i cubani fin verso l’orlo della fame. Li salvò il Venezuela di Chavez con le forniture gratuite di petrolio. Ora Chavez non c’è più, ma Fidel pareva ogni tanto sul letto di morte ma poi si confermava “immortale”, anche dopo avere ceduto i poteri reali al fratello Raoul.

Fra gli statisti americani il più desideroso di porre fine a un conflitto talmente anacronistico è naturalmente Obama, che ha visto però frustrate gran parte delle sue iniziative internazionali. Il suo orizzonte buio è stato adesso rischiarato da un lampo, anzi da un blitz anche nel senso della rapidità di esecuzione. Il “pretesto” è stato uno scambio di prigionieri di cui si parlava ogni tanto, stancamente, da anni. Tre cubani detenuti negli Usa, un’americana in prigione all’Avana. Non avevano nulla a che spartire, ma fornivano un’opportunità e quindi sono stati “accoppiati” e ora tornano a casa tutti e quattro. Pareva solo un primo passo ma invece i governi gli hanno dato subito il massimo risalto, in particolare quello americano, che ha dichiarato finalmente la propria intenzione di chiudere l’era dell’embargo. Parola di Obama, dettagli lasciati al lungo comunicato del Dipartimento di Stato, risposta calorosissima dall’Avana per voce del Castro junior ma anche con la benedizione dell’“immortale” Fidel. Le ambasciate di entrambe i Paesi, chiuse da mezzo secolo, riapriranno tra breve e si occuperanno di sciogliere a poco a poco i lacci delle restrizioni tuttora in corso sui viaggi e sui commerci. Qualcosa era già stato fatto, ma in misura minima in confronto al peso delle sanzioni accumulatesi in più di cinquant’anni.

Le pressioni più concrete per una liberalizzazione erano venute ultimamente dal mondo economico. Un numero sempre maggiore di imprenditori americani riteneva che fosse il momento giusto per riaprire l’antico capitolo degli investimenti nell’isola, soprattutto nel campo dello zucchero, di altre industrie alimentari tropicali e del turismo. L’“abbandono” da parte dei “fratelli sovietici” aveva obbligato Fidel, già negli anni Novanta, a cercare qualche sostituto all’Occidente e quindi a limitare le barriere, allora altissime, al settore privato, ma il governo americano aveva giudicato queste riforme con molto scetticismo e risposto con misure di minimo impatto. Il contrario di oggi, nel momento cioè in cui l’intero rapporto dovrebbe cambiare, anche sul piano politico. Obama “rilasserà” incontrerà tuttavia grossi ostacoli. A Washington. La lobby dei cubani in esilio è molto forte e decide spesso il risultato delle elezioni in uno Stato importante come la Florida, che ha avuto per governatore Jeb Bush, figlio e fratello di presidenti e quasi certamente candidato alla Casa Bianca nel 2016, in concorrenza per di più con un potente senatore di origine cubana, Marco Rubio, notissimo “falco”. Obama potrà, se si impegnerà a fondo, rimuovere queste “barricate” attraverso una serie di “decisioni esecutive” che “evadono” l’assenso del Congresso, come accade con le riforme sull’emigrazione. Uno scontro particolarmente vivace fra la destra repubblicana si preannuncia per quando il Dipartimento di Stato procederà a cancellare Cuba dalla “lista degli Stati che fomentano il terrorismo internazionale”.

Pubblicato in : Primo piano

Info Alberto Pasolini Zanelli

Alberto Pasolini Zanelli, giornalista e scrittore da anni residente a Washington.

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