
Una premessa: mai stato in maggioranza in vita mia. 22 anni di onorato servizio sempre in minoranza. Questo tende a darmi una visione molto generosa sulle prorogative di ogni opposizione del globo terracqueo. Mi stanno simpatici per ragioni di empatia. Detto questo mi pare davvero ridicolo quello che sta succedendo nelle ultime ore.
In sostanza, l’opposizione con più tempo libero della storia umana, sta chiedendo a Giorgia Meloni di recarsi in Parlamento per riferire di una cena tra lei e i suoi vice. No, non sto scherzando. Vogliono davvero sapere cosa sia successo, quando, a chi, per quale motivo. Il tema? Non è dato sapere. Sì, ci sono state due dimissioni, entrambe del partito di maggioranza relativa, nel Governo. Quindi?
Il Parlamento non c’entra nulla. O meglio, se la minoranza ritiene che il Governo, dopo le dimissioni di Del Mastro e Santanchè non abbia più la maggioranza in uno dei due rami del Parlamento, dovrebbe proporre mozione di sfiducia. Votarla. E certamente perdere, rafforzando il Governo. Che poi è il motivo per cui nessuno si azzarda a proporre nulla del genere.
Si limitano a chiedere il Presidente del Consiglio molli questioni di secondo piano, tipo come finanziare i tagli delle accise, per raccontare al PD come fossero gli antipasti, per fare una recensione sul primo ad AVS e fornire una completa e dettagliata relazione sui secondi ai 5 Stelle.
Non è mica finita qui. A seguito delle deliranti accuse di un consigliere regionale sull’impugnazione di una norma regionale, il Presidente del Consiglio ha scritto un messaggio dicendosi basita. Era opportuno politicamente? E’ irrilevante, di sicuro il delirio di dichiarazioni successivo contro Giorgia Meloni illustra ancora una volta quanto poco abbiano da fare i vittoriosi del NO. Davvero stiamo discutendo di una reazione, peraltro molto pacata, a una invettiva al limite dell’eversivo?
E’ proprio vero, come diceva il mai sufficientemente compianto Giulio Andreotti, che il potere logora. Chi non ce l’ha.
Luca Rampazzo

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