Chiamateli come vi pare, l’asset del momento, il petrolio del futuro. Proprio loro, i big data, senza ombra di dubbio sono il nuovo paradigma economico mondiale da cui partire per qualsiasi tipologia di impresa. I data come quantità, volume, ma anche velocità, se è vero che, per dare un proporzione, secondo alcune stime del 2016, Facebook genera circa 10 miliardi di “like” ogni giorno da parte di 1,09 miliardi di utenti, mentre su Istagram vengono condivise più di 95 milioni di immagini al giorno, con una media giornaliera di 4,2 miliardi di “like”.
Non so quanto abbia colpito l’immaginario collettivo, ma lo scorso 16 novembre è arrivato l’ok dal Ministero dello Sviluppo economico: Amazon (Amazon Italia Logistic e Amazon Italia Transport) è stato inserito nella lista degli oltre 4.400 operatori postali italiani, diventando ufficialmente un corriere postale autorizzato a operare in Italia.
Insomma, l’insaziabile Amazon azzanna una nuova fetta di mercato. È del tutto evidente dunque, che qualunque definizione del colosso di Seattle sia ormai riduttiva, se non démodé. La più grande piattaforma di ecommerce, con un catalogo di prodotti sterminato per varietà e tipologia? Un gigante della logistica? Leader di mercato nel settore cloud ( Amazon Web Services controlla il 51,8% dell’infrastruttura cloud mondiale)? Una creatura tentacolare arrivata allo streaming musicale ( Amazon Music ), al campo cinematografico ( Prime Video ), ai supermercati alimentari (vedi l’accordo americano con Whole Foods ), fino alla prossima frontiera dei servizi bancari? In effetti, Jeff Bezos, già nel 2011, è entrato nel campo dei servizi finanziari con il suo Amazon Lending , un servizio di finanziamento fortemente competitivo rispetto a quello bancario, dedicato alle aziende da mille a 750mila dollari. Oggi, Insieme ad altri colossi del web sfida, il mondo della Fintech ( Amazon pay è un digital wallet abbinato all’account del cliente), propone l’Amazon-card e, non ultimo, un c/c che guarda soprattutto a Millennials e unbankers , vale a dire un conto corrente in grado di agevolare il pagamento di servizi e prodotti, a costo quasi zero. Ci sono due parole chiave che tornano ossessivamente in questo quadro, fiducia e dati . Secondo una ricerca condotta da LendEdu , portale per l’erogazione di prestiti agli studenti e a privati, il 45% degli intervistati si affiderebbe ad Amazon per il proprio conto bancario principale. Mentre il 49,6% si dichiara disponibile ad avere un conto anche secondario presso l’azienda. Insomma, la metà degli intervistati si fiderebbe dei servizi finanziari Amazon come di quelli proposti da una banca tradizionale. Non male per chi è partito dalla semplice vendita di libri in line. La seconda parola è dati, o data, meglio ancora Big Data , vale a dire la sterminata quantità di informazioni, categorizzata e analizzata, con cui è profilato il nostro comportamento di consumatori. Il nuovo oro nero di cui si parlava all’inizio. Quanto valgano i nostri profili (sesso, età, livello culturale, abitudini, capacità economiche, stato di salute), è chiaro agli strateghi del marketing e possederli, acquisirli, condividerli può fare una grossa differenza. Metti di poter gestire i conti corrente dei tuoi 300 milioni di utenti con account attivi nel mondo. Vuoi non proporre un prestito a quelli un po’ in rosso, come già fatto per le aziende tramite Lending? Vuoi non proporre qualche forma d’investimento, invece, ai grandi risparmiatori?
Insomma, certo, il famoso Gdpr europeo , General Data Protection Regulation, entrato in vigore lo scorso 25 maggio, rappresenta uno dei migliori strumenti di garanzia e tutela dei consumatori, a cui si guarda come modello anche da oltre i confini Ue. Ma una seria riflessione sui cambiamenti in corso resta comunque d’obbligo. Il Gruppo Poste Italiane ha fatto un accordo con un’azienda che vale circa 1.000 miliardi di euro. Quale futuro possiamo immaginare Poste italiane? E quale futuro immagina per se’ stessa Poste italiane,sempre più simile ad una banca (“gestiamo 26 milioni di carte di pagamento” ha dichiarato in questi giorni l’amministratore delegato Del Fante al Corriere della Sera)? Inoltre, con quali ulteriori garanzie, oltre a quelle già in atto, consegnamo a un competitor esterno, ai monopolisti mondiali dell’algoritmo, la preziosissima possibilità di profilarci anche attraverso i servizi postali?
Gli scenari che si aprono sono pressoché infiniti. E già intuiamo il prossimo step del colosso di Seattle. L’Amazon Comprehend Medical è infatti il nuovo strumento tecnologico per interpretare le cartelle mediche, identificando informazioni come diagnosi, trattamenti,dosaggi, sintomi e molto altro. Considerando che la popolazione mondiale è sempre più anziana, vive più a lungo e aumentano i malati cronici di età senile, come non investire nell’assistenza sanitaria a “costo Amazon” e perché no, anche in quella assicurativa?
Guendalina Dainelli (lavocemetropolitana.it)

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