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Une grande puissance

Se la posizione italiana sull’Ucraina fosse la stessa del cancelliere Merz, si all’adesione Ue, no al voto, il presidente del Consiglio, onorevole Meloni, avrebbe fatto bene ad occuparsi di filatelia, piuttosto che partecipare al vertice con Zelensky. Chi si batte per il proprio suolo, versando il suo sangue senza veder riconosciuti i pieni diritti vigenti nell’Unione europea, potrebbe presto ricredersi delle sue scelte. L’ungherese Orban aveva pur scelto l’adesione all’Unione europea. Poi si è convinto che questa fosse come e peggio dell’Unione sovietica. Se Zelensky dovesse vedere il suo paese associato all’Europa senza potervi votare, potrebbe percorrere la stessa parabola.

di Riccardo Bruno | 10 Giugno 2026

Se la posizione italiana sull’Ucraina fosse la stessa del cancelliere Merz, si all’adesione Ue, no al voto, il presidente del Consiglio, onorevole Meloni, avrebbe fatto bene ad occuparsi di filatelia, piuttosto che partecipare al vertice con Zelensky. Chi si batte per il proprio suolo, versando il suo sangue senza veder riconosciuti i pieni diritti vigenti nell’Unione europea, potrebbe presto ricredersi delle sue scelte. L’ungherese Orban aveva pur scelto l’adesione all’Unione europea. Poi si è convinto che questa fosse come e peggio dell’Unione sovietica. Se Zelensky dovesse vedere il suo paese associato all’Europa senza potervi votare, potrebbe percorrere la stessa parabola.

La popolazione magiara ha origini ancora più orientali dei cosacchi del Don, eppure i cosacchi del Don sono sempre stati riconosciuti in Occidente sino a tutto il Novecento, come russi. In verità la popolazione cosacca è molto complessa. Nomade si è divisa anche al suo interno. Lo si è visto nella guerra civile russa. C’erano reparti cosacchi che sostenevano i bolscevichi, altri schierati con i bianchi e infine quelle che combattevano entrambi, l’Armata Nera di Nestor Machno. Tutti i cosacchi però nella loro storia hanno sempre combattuto i polacchi. Quando Zelensky rende onore all’esercito insurrezionale ucraino, non mostra, come lo accusano i russi, condiscendenze verso il fascismo, il capo politico dell’Upa, Bandera, venne arrestato da nazisti nel 1941 e rimase prigioniero in Germania per tutta la guerra. Ma l’Upa ha commesso crimini contro i polacchi, per cui la Polonia, che oggi sostiene l’Ucraina, ha ragione di sentirsi offesa.

Mai l’Italia fosse contraria all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea, il passato para fascismo ucraino rappresenterebbe un ostacolo insormontabile, allora il presidente del Consiglio avrebbe però dovuto partecipare ai vertici con i partner continentali per dissuaderli da ogni possibile futuro comune. Gli ucraini hanno collaborato nell’Olocausto, non li vogliamo nell’Unione europea, dove siamo tutti amici di Israele, come il premier spagnolo Sanchez. Solo che a quel punto verrebbe da chiedersi, cosa si è sostenuta l’Ucraina a fare. Perché se riteniamo, quale che sia la ragione, giusta o sbagliata, che l’Ucraina non possa entrare pienamente nell’Unione europea, tanto valeva abbandonarla a se stessa. Che ci pensino i russi all’Ucraina.

Purtroppo, il governo italiano, non ha partecipato ai due recenti vertici sull’Ucraina, perché non sa cosa pensare, o peggio, non pensa niente. Dalle annunciate velleità di protagonismo, il governo italiano è diventato un mero osservatore. Non ha più un’idea di quello che accade. L’adesione dell’Ucraina alla Unione europea, rappresenta davvero un problema complesso, e non perché Zelensky sia amico dei fascisti, ma perché l’Ucraina è una potenza militare in guerra. In Europa nessun paese sta combattendo. Ha quindi un senso aspettare la fine della guerra per associare pienamente l’Ucraina all’Europa, escluso il senso morale. Quelli stanno sotto le bombe, il resto d’Europa no.

Una volta finita la guerra, se l’associazione con l’Unione andasse a termine, significherebbe che l’Ucraina ha sconfitto la Russia. Sarebbe quindi in grado per il suo prestigio e la sua potenza acquisita di sconvolgere completamente gli equilibri europei. Forse lo capisce Merz, che ha messo le mani avanti sull’argomento. Se L’Ucraina dopo aver sconfitto la Russia entra in Europa, cambia l’Europa e ha cambiato la Russia. Sarebbe pure l’ora.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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