Bella e gustosa serata quella di lunedì scorso al ristorante giapponese Kome fra gli amici di Pensalibero.
Prima, assaggi di sushi, che avevo sempre evitato ma che si è rivelato un piatto delicato e leggero, delizioso. Il libro sul giappone ci ha illustrato aneddoti del regno nipponico, nel bene e nel male. Abbiamo rinverdito ciò che spesso si dimentica e che l’autore ci ha ricordato. Tutta ma proprio tutta la tecnologia è giapponese. Loro vengono qui, incorporano le nostre bellezze uniche al mondo, le metabolizzano, le subliminano e sublimano e ne fanno transistor cellulari e PC. Come questa alchimia tecnico artistica avviene è un mistero. Dunque ci siamo augurati che le loro potenzialità tecnologiche siano sempre in sinergia con la nostra produzione creativa, tanto da innescare un principio virtuoso, così come il re Mida tramutava in oro ciò che toccava.
Ed ecco finalmente in arrivo il Prof. Armaroli che si appresta a raccontarci cose di riforme costituzionali. Non è la prima volta che ci delizia con i suoi aneddoti e ci fa apprezzare materia si dura e pura.Tutti a bocca e orecchie aperte ad ascoltare, in religioso silenzio. Strano perchè l’atmosfera era abbastanza surriscaldata e gli astanti piuttosto esuberanti e vivaci. Anche un tantino indisciplinati e turbolenti.
Ma quando il Prof inizia la sua arguta esposizione il silenzio corre sovrano. Allora. Maggioranza e opposizione, contropoteri. Che ci vogliono e sono assolutamente necessari in una democrazia sana. Pericolo di dittatura? Ma quando mai. Come potrebbe essere un dittatore uno che, a tratti, sembra il garzone di un macellaio.
Mi era venuta voglia di chiedere che cosa ne pensasse delle elezioni in Austria, della vittoria dei verdi che da noi son scomparsi. Del fatto che hanno vinto per un pugno di voti e dunque il paese è diviso da paura. Sono stata di lì per farla la questio..abbastanza retorica in verità. Poi mi sono astenuta. Si parlava di costituzione italiana e per una come me che a mala pena conosce il primo articolo, ormai oggi devastato e devastante, il Prof è la bibbia. Non potevo distrarlo con le mie domandine sconclusionate e insipide. E abbastanza provocatorie.
E poi tutti eravamo in trepidante attesa che lui ci squarciasse i veli del sì e del no. Qual è stata la delusione quando non ha potuto fare altro se non confessare candidamente con la modestia di chi sa, che a oggi la sua risposta è NI. Allora anche chi come coloro che non conoscono affatto la materia ha capito tutto. Cioè è pieno di dubbi.
Ad eccezione dei soliti soloni che hanno la risposta in tasca, che auspicano il cambiamento, a qualsiasi costo, anche se il cambiamento anzichè migliorativo potrebbe essere negativo e spingerci a ritroso. Quelli che associano il dettato costituzionale alle scelte politiche e considerano il risultato del referendum un test governativo. E che sono talmente ottusi e ideologici da non comprendere la differenza.
Primo fra tutti il Premier con seguito annesso, purtroppo.
Quelli del si e quelli del no. Paro paro. Ma fortunatamente abbiamo tempo per pensarci.







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