«La giovinezza è sopravvalutata. Il manifesto per una vecchiaia felice”.
Non contro ma insieme al giovanilismo imperante.
La bistecca cotta sulla pietra ollare, dunque caldissima nonostante il numero dei convitati, superba tenera tenera, come, direbbe Paolino, si addice ai “ponti”. Serata davvero divertente coinvolgente e gratificante. Basta dire che siamo usciti intorno alla mezzanotte, con i commensali sorridenti, soddisfatti e privi di sbadigli di noia o di sonno.
E’ tutto un programma questo libro. Scritto con il contributo scientifico della geriatra Maria Chiara Cavallini e con l’aiuto di Marco Vicari, autore televisivo e teatrale, «La giovinezza è sopravvalutata» ha l’alta ambizione di fornire un contributo per accettare l’invecchiamento ridendoci su, senza troppi traumi. “Tra lacrime e risate, rimembranze di consigli medici e pratici, Hendel approfondisce i temi legati alla vecchiezza, dal lavoro alla pensione fino agli esami clinici e a malattie come l’Alzheimer, riflettendo insieme al lettore sul senso della vita e del tempo che passa. In modo più leggero possibile”.
L’evento, promosso dalla Fondazione Filippo Turati Onlus, ha già ospitato l’attore durante il «Recital 2018» nell’ambito della rassegna teatrale «In-canti sotto la luna», curata dalla direzione artistica dell’attrice e regista Monica Menchi, realizzata presso il proprio Centro socio-sanitario di Gavinana, ridente località sulla montagna pistoiese. (Non la piazza fiorentina, come l’ex sindaco aveva inteso gaffeggiando “Alla mia destra c’è La battaglia di Gavinana, il quartiere che nel 1530… “).
Un evento che affronta e approfondisce un tema cruciale in un’ Italia che invecchia e dove purtroppo si fanno pochi figli, e a Firenze in particolare, la condizione dei vecchi, il termine anziani non ci piace, che sfiorano il 40 percento dei cittadini.
Si promuovono dunque anche testi di autori che trattano l’argomento in modo morbido e scanzonato ma realistico.
Nicola Cariglia, il Presidente della Fondazione, raccomandava, una ventina di giorni prima della conviviale di prenotarsi per tempo per sedere, magari, allo stesso tavolo fra conoscenti. Peccato, o per buona sorte, che dopo dieci giorni si fosse già in overbooking. Uso il plurale perchè anche io ho contribuito a rendere lieti tanti amici, insieme agli oltre trecento ospiti, stipati ma felici e orgogliosi di esserci, dato che ne erano previsti 250.
Carla Ceretelli

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