C’è in Italia una rete diffusa di circoli, associazioni, siti web, blogs, giornali, etc., che hanno in comune almeno una cosa: non si riconoscono, politicamente, in alcuna delle due coalizioni sulle quali poggia il cosiddetto bipolarismo all’italiana.
Non tutti questi soggetti sono contro il sistema bipolare; eppure tutti ritengono inadeguato questo bipolarismo.
E’ possibile passare da un minimo denominatore comune “in negativo” ad uno “in positivo”?
Non lo so; però c’è una buona ragione per tentare di farlo.
Questa presenza diffusa su tutto il territorio nazionale rappresenta un sentimento largamente condiviso dagli italiani. Ma non riesce ad ottenere ascolto ed attenzione nelle sedi delle decisioni politiche.
Gli ostacoli, essenzialmente due, dipendono da noi: pur dicendo le stesse cose, lo facciamo separatamente; e spesso ci limitiamo alla critica ai poli di centro-destra e centro-sinistra. Se avanziamo proposte, lo facciamo in ambito ristretto: al comune o alla provincia , massimo la regione in cui risiediamo.
Al contrario la nostra ragione di essere ha piuttosto a vedere con il quadro nazionale che non ci soddisfa: un sistema che non assicura governi efficaci, non permette una selezione adeguata della classe dirigente e induce a non governare per durare, perché condizionato soprattutto dalle forze estreme.
E allora, perché non provare a rimuovere gli ostacoli che fino ad oggi ci hanno impedito di far sentire la nostra voce?
Il mio invito è a unire, quanto meno, gli strumenti di cui disponiamo.
Possiamo cominciare con pagine comuni nei nostri siti e giornali on line: una grande piazza telematica per discutere tra di noi, aperta a tutti.
Sarà il luogo del primo confronto, per capire se e quanto potremo andare avanti nella elaborazione di proposte comuni sui temi che già ognuno di noi, separatamente, sta affrontando come ad es.:
– Il ruolo dell’Italia nel mondo (per promuovere la democrazia, contro il terrorismo, per l’Europa);
– Le politiche per l’economia, il lavoro e il Welfare
– I temi della laicità dello Stato
– Riforme istituzionali ed elettorali
Potremmo dedicare il periodo estivo a mettere a punto la “rete” di collegamento; iniziare a settembre la redazione e pubblicazione on line di pagine da inserire in tutti i nostri siti e giornali web; prevedere, infine, un incontro da tenersi entro il mese di ottobre per verificare se esistono le condizioni per un percorso comune.
Ho indirizzato questa lettera- via e-mail- ad una serie di destinatari con i quali già ci sono stati contatti o che ritengo possano essere interessati.
Vi invito non solo a rispondere per manifestare l’adesione o meno alla proposta, ma anche a trasmettere la lettera a quanti altri riteniate disponibili.
Le adesioni ed i vari passaggi saranno pubblicati sul sito del Gruppo dei Centouno archiviostorico.pensalibero.it . Ovviamente sarebbe opportuno che gli altri soggetti che dispongono di analogo strumento facessero altrettanto.
In attesa di cortesi cenni di risposta, vi invio il mio più cordiale saluto,
Nicola Cariglia
coordinatore del Gruppo dei Centouno e direttore di archiviostorico.pensalibero.it

Ho inviato la seguente lettera come risposta all’appello.
“Poche parole, essenziali, chiare, precise, storicizzate, giacchè le energie maggiori vanno concentrate poi soprattutto sui fatti, sui fatti, precisi, verificati, verificabili, da strutturare, da migliorare sempre più.
Anzitutto ognuno con la sua storia, ognuno con la sua via, chiaramente esplicitate. Questa è l’unica via della vera chiarezza, del vero rispetto reciproco, della vera collaborazione, del vero antidoto a trasformismi e strumentalizzazioni varie e volpine.
Poi gli uomini e le donne sono diversissimi, liberi, ed è arduo, non produttivo, impegnarsi a unificare posizioni etico-politiche troppo divergenti nel profondo.
Noi del Partito d’Azione Liberalsocialista (pur in pochi attualmente) siamo e ci dichiariamo uomini liberi di sinistra libera, chiaramente, preliminarmente esplicitata, eredi consapevoli di precise, nobili tradizioni etico-politiche, che non hanno mai mentito, tradito, rubato, lottizzato, criminalizzato o assassinato, direttamente o complici, anche compagni, educati alla scuola del dovere e dell’impegno etico-politico di mazziniana, matteottiana, gobetttiana, rosselliana, parriana memoria, che intendono la politica come ardua, doverosa, disinteressata partecipazione per il bene comune, per i più umili e indifesi specialmente, e basta. Siamo contro i professionisti della politica, contro quelli che vivono di politica e non hanno avuto o non hanno un lavoro, non hanno conosciuto l’esperienza faticosa, dolorante, ma umanizzante del lavoro, come afferma solennemente nel primo articolo anche la nostra Costituzione repubblicana. Siamo contro i parassiti, sotto qualsiasi veste. Tutti al lavoro e lavoro per tutti.
Partiamo dalla drammatica consapevolezza della inadeguatezza profonda di questa classe dirigente e di queste tradizioni etico-politiche egemoni nell’attuale centro-destra e nell’attuale centro-sinistra, a far fronte ai complessi problemi del presente, agli ardui problemi del prossimo futuro.
Giudichiamo che i DS, lo SDI, con le altre piccole forze che ruotano in modo diretto o indiretto attorno ad essi (es. PSDI, PLI, Partito Sardo d’Azione, Repubblicani Europei), per non parlare dei tragici e sbandati Comunisti Italiani e Comunisti cosiddetti rifondati, i traditori PRI e Nuovo PSI, per tanti aspetti i Radicali pannelliani, sono elementi della crisi e non forze possibili di riforma, di rinnovamento, insieme al sindacato partitocratrico strutturatosi nei decenni. Già la storia, che cammina lentamente, ma porta al pettine tutti i nodi, prima o poi, ha emesso le sue prime, precise, inequivocabili sentenze: la fine anche formale del PCI, del PSI.
Essi vanno chiamati permanentemente al tribunale della storia, per approfondire criticamente le ragioni del loro essere divenuti cause della crisi, con i continui appuntamenti storici mancati, i continui tradimenti etico-politici, che hanno permesso in modo inimmaginabile, a fronte di tanti storici sacrifici, di tanti martiri, di tante storiche realizzazioni di conquiste civili e democratiche, a forze post-fasciste, separatiste, trasformiste all’estremo, di pervenire al governo del paese.
Giudichiamo poi i vari cattolici cosiddetti democratici tutti collocati storicamente, sostanzialmente, sempre a destra, come è esplicito a livello europeo, coi quali non è possibile formalmente alcuna collaborazione ordinaria, tranne che in situazioni storiche eccezionali, di emergenza democratica. In Italia poi le ragioni della non collaborazione sono aggravate dalla presenza del centro del cattolicesimo, che li rende ancora più refrattari ai valori di laicità e di stato autenticamente liberale, che sono invece dimensioni fondamentali, identitarie del nostro essere uomini liberi di sinistra libera, di nuovo libero centrosinistra. I cattolici democratici, oltre indubbi meriti storici nella costruzione dell’Italia repubblicana, sono stati, e permangono nei loro attuali eredi, dopo la giusta fine storica della DC, tra i maggiori responsabili del degrado del costume politico-amministrativo, che è uno dei tanti aspetti della crisi attuale.
Anch’essi vanno sottoposti al doveroso tribunale della storia, per esplicitare in modo sempre più chiaro, approfondito, a livello collettivo, soprattutto il ruolo segretamente, accanitamente antiliberale, antidemocratico, antisocialista, portato avanti dalla Rivoluzione francese al Risorgimento, al fascismo, all’età repubblicana, come sostanziale ‘longa manus’ della chiesa cattolica nella società italiana, al servizio del suo temporalismo antico e nuovo..
L’ardua, doverosamente lunga (secondo l’insegnamento salveminiano) via del rinnovamento e della riforma passa attraverso un lento, lucidamente controllato, radicamento a livello locale (contro l’ingresso e la preminenza di trasformisti, arrivisti, parassiti, incompetenti, ladri e briganti), a partire anzitutto e soprattutto dagli 8.101 Comuni italiani, all’opposizione politico – ideale di ‘questo’ centro-destra, ma anche di ‘questo’ centro-sinistra, da soli o alleati solo di forze libere e integre collocate su posizioni di libero, rinnovato centro-sinistra, per affrontare i quotidiani, concreti problemi della gente, specialmente dei più umili, e collaudare a quel livello la validità e l’efficacia delle soluzioni proposte, alla luce della propria visione del mondo ‘socialista liberale democratica’ di sinistra, esplicitamente richiamata nei simboli elettorali e nell’immaginario politico locale.
Solo successivamente al radicamento a livello locale, da tentare con esperimenti finalizzati e realisticamente programmati, con possibilità di successo pur minime (almeno un consigliere per Comune) alle amministrative della primavera del 2006, si potrà nei prossimi anni passare alle provinciali, poi alle regionali e poi alle nazionali del 2011.
Una prima grande conquista sarebbe un umile, non pretenzioso, strumento nazionale di collegamento, di servizio (non di guida o direzione tradizionali) delle varie esperienze locali, specialmente per evitare qualsiasi degenerazione o tradimento, informando e denunciando ampiamente in modo tempestivo le situazioni equivoche, che si vanno man mano avviando e sperimentando a livello locale.
A partire da queste premesse e da queste chiarezze precise, si è disposti al dialogo operativo, all’incontro proposto di ottobre, con forze che, pur con altre storie, si muovono o intendono muoversi seriamente verso la stessa direzione.
prof. Nicola Terracciano
segretario-servitore del
Partito d’Azione Liberalsocialista (www.liberalsocialisti.org)
consigliere liberalsocialista di sinistra dal 2001
di opposizione democratica ai DS-SDI-Margherita (che governano in modo clientelare sistematico) e al centro-destra
nel Comune di Parete (Caserta), di 10.000 abitanti.”
Ho già inviato un messaggio di adesione a
Tirinnanzi.
Adesso voglio dare il mio personale contributo con una proposta.
Creiamo da settembre l’occasione di riunire tutti coloro che operano per lo scopo che abbiamo organizzando a Firenze un convegno su Melchiorre Gjoia, il lombardo nato alla fine del settecento, che è storicamente senza dubbio il primo intellettuale italiano del Risorgimento, cui si sono ispirati Mazzini e tutti gli altri laici repubblicani del periodo.
Renato Traquandi Arezzo
L’appello lanciato da Nicola Cariglia per la creazione di un fasciscolo nazionale uguale per tutti i siti internet di ispirazione laica e riformista trova l’adesione mia e dei socialisti autonomisti veneti del Nuovo Psi, e su questo siamo disposti a lavorare. Proporrò ai siti internet di area di aderire all’iniziativa.
Giulio Laroni
giornalista – collaboratore editoriale
Nuovo Psi federazione di Venezia