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Una pericolosa iniziativa antisemita: Israele come Hamas

Al di là del caso concreto di cui si parla è inammissibile che una sola persona possa avere il potere di mettere in stato d’accusa uno Stato, con effetti politici e mediatici di enorme rilevanza.

di Valentino Baldacci | 18 Febbraio 2021

Si comincia a comprendere la pericolosità dell’iniziativa della procuratrice della Corte Penale Internazionale, la gambiana Fatou Bensouda, che vorrebbe incriminare per crimini di guerra i dirigenti dello Stato d’Israele e di Hamas. Ancor prima di entrare nel merito delle accuse già questa impostazione tradisce le finalità politiche dell’iniziativa: non solo si pretende di mettere sullo stesso piano l’aggredito e l’aggressore, uno Stato riconosciuto per il rispetto delle istituzioni democratiche e un’organizzazione terroristica definita tale anche dall’Unione Europea; ma si omette del tutto di ricordare in queste accuse il ruolo dell’Autorità Nazionale Palestinese che, in realtà, sostiene le azioni terroristiche rivolte contro cittadini israeliani.

In altre parole questa ineffabile procuratrice pretenderebbe di raggiungere con un tratto di penna quell’obiettivo che cinque guerre e un numero infinito di attentati terroristici non è riuscito a conseguire: la distruzione dello Stato d’Israele. Tale sarebbe infatti il risultato della decapitazione dell’intera leadership israeliana se l’obiettivo della procuratrice venisse raggiunto.

Prima di entrare nel merito delle accuse e della loro rilevanza (o irrilevanza) giuridica si impone una osservazione: al di là del caso concreto di cui si parla è inammissibile che una sola persona possa avere il potere di mettere in stato d’accusa uno Stato, con effetti politici e mediatici di enorme rilevanza.

Si tenga conto che quando fu elaborata la complessa architettura dell’ONU ci si preoccupò di evitare che essa potesse servire a legittimare iniziative arbitrarie e di parte; per questo fu creato l’istituto del veto, la necessità cioè che le decisioni veramente impegnative venissero prese con il voto unanime dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza.

È stata questa possibilità che ha consentito agli Stati Uniti di proteggere Israele dai tentativi di delegittimazione che sono stati tentati innumerevoli volte in più di settanta anni di storia.

La Corte Penale Internazionale pretenderebbe di agire al di fuori di ogni sistema di garanzie ed è per questo che molti Paesi – tra i quali gli Stati Uniti e Israele – hanno rifiutato di riconoscerne la giurisdizione. Questo rifiuto li ha finora messi al riparo dalle iniziative arbitrarie – quasi sempre intraprese con motivazioni politiche – della Corte.

Ma adesso la creativa procuratrice Bensouda ritiene di aver trovato il grimaldello: ha deciso unilateralmente che i territori di Cisgiordania e di Gaza apparterrebbero a un fantomatico ‘Stato di Palestina’ e quindi che la Corte può intervenire. La procuratrice pretende cioè di risolvere il problema del conflitto israelo-palestinese con una sua personale decisione ignorando che lo status della Cisgiordania e di Gaza è quello di ‘territori contesi’, che non esiste alcun ‘Stato di Palestina’ e che non esisterà fino a quando non sarà intervenuto un accordo politico tra lo Stato d’Israele e l’Autorità Nazionale Palestinese.

Su Pagine Ebraich,e 24 del 12 febbraio scorso Daniel Reichel, citando il giurista israeliano Amichai Cohen sottolinea tutte le incongruenze dell’iniziativa della CPI e mette anche in rilievo la strategia diplomatica che lo Stato d’Israele adotterà per togliere efficacia all’iniziativa della procuratrice.

È naturalmente non solo legittimo ma necessario che la diplomazia israeliana agisca in modo da togliere efficacia all’improvvida iniziativa della CPI. Ma esiste anche un terreno politico e mediatico che costituisce in realtà il vero sfondo dell’iniziativa della procuratrice Bensouda.

E a questo proposito si possono fare due osservazioni: la prima riguarda la definizione di antisemitismo elaborata dall’International Holocaust Remembrance Alliance, (IHRA) che è in via di adozione da parte di un numero crescente di Paesi e che prevede ben cinque casi nei quali gli attacchi a Israele si configurano come atti di antisemitismo. La procuratrice Bensouda potrebbe essere chiamata – se non altro di fronte all’opinione pubblica mondiale – a rispondere di pregiudizi antisemiti.

La seconda riguarda il momento scelto per intraprendere questa improvvida iniziativa. Nei mesi scorsi si sono verificati eventi straordinari che hanno in buona parte cambiato il quadro politico del Medio Oriente: l’Accordo di Abramo ha segnato una svolta epocale nei rapporti tra Israele e i Paesi arabi e ad esso sono seguiti altri accordi nella stessa direzione e altri ancora potranno seguire nel prossimo futuro. Credo che non sia illegittimo ipotizzare che l’iniziativa della CPI non sia estranea a questo nuovo clima mediorientale che, evidentemente, non è gradito da tutti.

Valentino Baldacci   (www.vocerepubblicana.it)

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, architettura, futuro, leadership, merito, opinione pubblica, stati uniti, unione europea

Info Valentino Baldacci

Valentino Baldacci ha insegnato nella Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” dell’Università di Firenze. È autore di numerose pubblicazioni, fra le quali: Liberalismo e liberismo, liberalismo e borghesia nel pensiero di Piero Gobetti (1963); Estremismo e catastrofismo in Franco Rodano (1964); Il calcio come ideologia (1970, con Gerhard Vinnai); Pinocchio e la sua immagine (1981, con Andrea Rauch); L’”Encyclopédie” nella Toscana del ‘700: successi e fallimenti di progetti editoriali (1985); II 18 aprile 1948: la campagna di Toscana (1988); Filippo Stecchi. Un editore fiorentino del Settecento fra riformismo e rivoluzione (1989); II lampione e la lanterna: una chiacchiera sulla satira politica nella Toscana del Risorgimento (1993); La satira politica nella Toscana del Risorgimento – Periodici 1848/1860 (1993); Pietro Leopoldo, un grande riformatore (2000); Il sistema dei beni culturali in Italia – Valorizzazione, progettazione e comunicazione culturale (2004); Gli itinerari culturali – Progettazione e comunicazione (2006); Guadagnarsi il pane. Luoghi e tempi del lavoro in Toscana tra ‘800 e ‘900 (2008, con Zeffiro Ciuffoletti); La Toscana nell’età del Risorgimento (2010 – con Cosimo Ceccuti); Ernesto Nathan, Paolo Orano e l’antisemitismo in Italia (2012); Giovanni Spadolini: la questione ebraica e lo Stato d’Israele. Una lunga coerenza (2013); Tre diverse concezioni del patrimonio culturale (2014).

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Gian Franco Orsini

    21 Febbraio 2021 alle 17:26

    Ringrazio l’autore per queste informazioni sul l’accordo di Abramo.

    Rispondi

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