• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Una notte d’autunno a Berlino

di Gabriele Parenti | 11 Novembre 2019

In ogni caso non ci si può perdere,

alla fine si arriva sempre al Muro”..

(Il  cielo sopra  Berlino)

Quella del 9 novembre 1989 fu davvero  una notte magica, uno di quei momenti in cui, come  nelle commedie di Shakespeare, tutto può  succedere perché le leggi della natura  sembrano  sovvertite. Infatti, per chi ha vissuto gli anni bui della guerra fredda,  la politica dei blocchi  era una sorta di legge di natura e la  dissoluzione  dell’Impero sovietico fu un evento  inatteso  e quasi prodigioso .

Certo, la politica di Gorbaciov aveva innescato profondi mutamenti . Non erano più  ipotizzabili interventi armati come era avvenuto a Budapest nel 1956 e a Praga nel 1968; ma non ci si  aspettava  un evento così  dirompente.  Appena pochi mesi prima, giornalisti e politologi, parlando dei mutamenti della Perestrojka, discutevano sulle possibilità di autoriforma della DDR ma non ipotizzavano in considerazione la riunificazione della Germania  in tempi brevi.

Infatti, negli anni ’70  e ’80 il muro di Berlino appariva una fatto ormai scontato. Da  tempo, la  divisione tra le due Germanie  era  stata sancita  anche sul piano del diritto. Le zone di occupazione si erano trasformate in due Stati che avevano ottenuto riconoscimenti  internazionali e nel 1973 erano state ammessi all’ONU.  Per di più, la Germania  Est  appariva una potenza  industriale robusta.

Per di più, la divisione era spesso considerata in Occidente un (anacronistico) antidoto contro il revanchismo tedesco e la ricerca di un dialogo tra  Est ed Ovest rendeva sospetta ogni modifica allo status quo,.

Anche le violazioni dei diritti umani apparivano a molti un prezzo da pagare per non esasperare la conflittualità . Tanto più che per  molti anni  l’Occidente  si  era appoggiato a  regimi  totalitari per ostacolare la penetrazione del comunismo  in varie  parti del mondo .

Più che lo Spirito del Mondo a cavallo (come disse Hegel di Napoleone, dopo la battaglia di Jena) era uno Spirito del mondo a cavalcioni di un muro  o meglio, del  Muro , nella    sera del 9 novembre 1989, che vide i giovani come protagonisti.

Fu una rottura epocale perché  da decenni si era consolidata  una visione dei  Paesi dell’Est Europa come un pianeta alieno con le sue regole, differenti da quelle dell’ Occidente: una diversità non solo come sistema politico ma  in campo economico, dalla  Borsa, al commercio estero alle questioni monetarie; e le differenze erano rimarchevoli  nei campi della cultura e  del costume.

Questa visione dell’Est come altro da noi agevolava il consolatorio assioma “tout comprendre c’est tout pardonner”. Certo, c’erano stati i crimini  staliniani ma poi Kruscev aveva inaugurato la destalinizzazione;  è vero che  aveva  represso nel sangue la rivolta ungherese ma poi Budapest  aveva ottenuto una certa libertà di manovra all’interno del sistema comunista.

D’altronde, ci si chiedeva come avrebbe potuto l’Unione Sovietica consentire  il disgregarsi degli Stati cuscinetto che portavano la sua sfera d’influenza nel cuore dell’Europa.  E poi  funzionava  la logica della compensazione: da un lato  l’Ungheria  e la repressione della Primavera di Praga, dall’altro il Vietnam , l’Argentina dei desparecidos,  l’apartheid del Sud Africa.

E poi, dalla fine dell’Impero austro-ungarico e di quello degli zar, i regimi assoluti  erano caduti solo a seguito di un evento traumatico come una guerra.    Eppure, a  Berlino   la fine avvenne con un evento pacifico. Una marea di folla attraversò quel  Muro che aveva visto  scorrere il sangue  e che fu demolito in un clima di festa.

Tutti conoscevano le difficoltà economiche dell’URSS ma si riteneva che ciò avrebbe portato ad un ulteriore inasprimento del regime, forse avrebbe spinto a ripetere in Russia gli orrori di Piazza Tienammen. Per salvare il regime, anche a costo di scatenare una terza guerra mondiale.  Uno scenario non inverosimile perché varie volte le due superpotenze erano andate vicine alla guerra atomica. Ma la grande statura di Gorbaciov è aver guidato la riforma dell’URSS  anche quando non poteva ignorare che  ne sarebbe scaturita  una reazione a catena che avrebbe finito per spodestarlo.

Tutti volevano disegnare. Dipinsero un muro con i loro sogni….

Uno dei testi più incisivi per raccontare la Cortina di ferro è  la graphic novel  Il Muro, del

boemo  Peter Sis, un libro di disegni  e di  ricordi.

Da ragazzo l’autore  faceva parte, come tutti, dei giovani pionieri e montava la guardia alla statua di Stalin ma aveva cominciato a leggere i libri proibiti, ad ascoltare le radio oscurate. Amava i Beatles e quando a Praga arrivarono i  Beach Boys si trovò in mezzo a migliaia di giovani entusiasti. Poi, però, l’esercito schierato trasformò il sogno in un incubo.  I telefoni e la posta erano controllati, la gente era sorvegliata.

“Ora, quando la mia famiglia americana va a trovare la  mia famiglia ceca nella vivace città di Praga – ha scritto Peter Sis – è difficile convincerla che sia mai stata un luogo oscuro, pieno di paura, sospetto e menzogne.”

Ho provato la stessa sensazione nella Berlino degli anni ’90  in Postdamer Platz( che nel film di Wim Wenders Il cielo sopra a Berlino  era  ridotta a uno spiazzo di terra battuta, una specie di terra di nessuno) e al Check Point Charlie, trasformato in attrazione turistica;  ma  visitando le prigioni della Stasi nella ex Berlino Est ho ritrovato un’atmosfera cupa, opprimente: le celle e le sale degli interrogatori perfettamente conservate sembravano riportare nel passato.

L’inquietudine è  scomparsa quando ho visto la porta di Brandeburgo -non più sfregiata da  blocchi di cemento – che  s’innalza  sull’ Unter den Linden  come simbolo di unione (come è l’archetipo della porta) : un pensiero commosso e un ringraziamento  sono andati a Imre Nagy , a Jan Palach,  a tutti quanti hanno visto i loro sogni  morire all’alba.

Gabriele Parenti

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, battaglia, borsa, diversità, estero, europa, germania, giovani, guerra mondiale, incubo, la germania, manovra, mondo, natura, regime, sistema politico, wim wenders

Info Gabriele Parenti

Giornalista professionista e scrittore, ha svolto per numerosi anni, all’interno della RAI, attività di progettazione e conduzione di programmi radiotelevisivi per le reti nazionali e per la Sede Rai Toscana.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Daniela Bernardini

    18 Novembre 2019 alle 13:57

    Carissimo Gabriele, ancora una volta un saggio di versatilità culturale e di sensibilità umana. Per chi ha vissuto le vicende del muro, per i giovani che lo hanno ascoltato dai Pink Floyd, per quelli che vogliono sapere. Lo passerò ai miei studenti. Grazie un caro saluto Daniela

    Rispondi
  2. Luigi Puccini

    18 Novembre 2019 alle 11:39

    Bello leggere il tuo articolo, specialmente per me che armato di piccone partii in auto per Berlino e trascorsi l’ultimo dell’anno a picconare!!!

    Rispondi
  3. Alessandro Silvestri

    13 Novembre 2019 alle 17:51

    Caro Parenti, complimenti per queste pennelate leggere e ancora vivide, che mi fanno perfino arrivare a perdonarle la fin troppa bonaria indulgenza verso il regime bolscevico (che già alla nascita si definì tale pur se nella realtà era menscevico, ovvero minoritario, ma quando il compito è sovvertire la realtà con ogni mezzo, non ci sono limiti…). Bel pezzo davvero, grazie.

    Rispondi
  4. Enrico martelloni

    12 Novembre 2019 alle 09:15

    Gorbachev era l’ultimo Segretario Generale dell’Unione Sovietica e primo presidente. Era senza dubbio comunista. Faceva parte del politburo e siccome più giovane sostitui le vecchie mummi inutili che via via morivano: Brezniev, poi Andropov, Cenienco. Ma l’unine sovietica era già crollata al momento dell’invasione dell’Afghanistan e furono le sanzioni USA: l’Unione Sovietica era piena di debiti finanziari verso l’occidente. Il Muro crollò per questo motivo. Gorbachev non poteva impedirlo. Contestualmente sei repubbliche si preparavano a ritornare indipendenti dopo una tirannia di secoli.

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti