
Carlo Cottarelli si chiede che senso avrebbe, Corriere della Sera di oggi, per un Paese che non è in recessione e con la disoccupazione ai minimi storici, aumentare il proprio deficit pubblico dal 2,9% al 3,4% del Pil, o magari di più, come inviterebbe a fare Salvini. Il senatore Borghi vorrebbe una manovra coraggiosa cioè che letteralmente se ne freghi delle regole di Bruxelles e infranga il tabù del tre per cento. In sostanza, l’unico risultato positivo del governo, i conti pubblici più o meno tenuti in ordine, vadano pure in malora.
Il buon ministro Giorgetti è per lo meno perplesso. Il tapino non capisce come proprio il suo partito non apprezzi il suo lavoro, che pure è da brividi la notte. Perché in effetti il coraggio ci vorrebbe di segno opposto, ovvero quello delle riforme. Il governo non ne ha saputo predisporre nemmeno una, nemmeno una riforma della Rai, l’unica televisione di Stato con tre reti al mondo. Per questo oggi si trova in una situazione impossibile. Almeno l’onorevole Meloni si è resa conto che le cose non vanno nel verso giusto e si è buttata nel promettere nuove risorse. Cosa che sarebbe stato eccellente fare ad inizio legislatura. Il nucleare. Il governo Meloni ha buttato altri quattro anni. Le fonti di gas e di petrolio estraibili, idem. Il Grande Piano Mattei che l’ha vista sfilare con una mise diversa in ogni capitale africana in cui si è recata, quando bastava chiedere ai libici di venderci un po’ di petrolio. I libici hanno triplicato la produzione, magari la fuga di Almasri tornava utile. Almeno il ministro Nordio una buona era riuscita a farla.
Sia chiaro, aver proposto un contenimento delle tariffe ai giganti petroliferi, è stata una buona mossa, per quanto dal sapore caritatevole. Con la speculazione spaventosa che si sta consumando sui prodotti energetici, i ribassi promessi dalle compagnie sono un’inezia. Tanto per capirci, non c’è carenza di benzina nell’universo mondo, tranne in Russia che gli ucraini le bombardano le raffinerie. Meglio dire al governo finlandese di sequestrare completamente la flotta ombra russa, due chilometri di coda di naviglio negli stretti, mandando, se servivano le nostre navi. Fare capire a Putin che se lui non scherza, l’Europa ancora meno. La pirateria servirebbe al governo, non l’elemosina.
Senza, riforme, senza pirati, poveri noi. Perché con la prospettiva delle elezioni, il governo finirà per dare retta a Salvini e Borghi mandando al macero il lavoro certosino di Giorgetti. Tanto che importa se con un debito delle dimensioni dell’Italia, aggiungiamo altro deficit? Aumenteremo la tasse la prossima legislatura e quell’altra ancora, e ancora fino a quando anche gli italiani decideranno di riversarsi in piazza come già fanno a Parigi e a Madrid. Alessandro Di Battista, rimessosi dalle sue disavventure sanitarie, ha subito detto che i giovani protestano perché hanno paura di finire in guerra. Intanto hanno paura di essere continuati a governare da gente simile a lui che ha saputo alzare il deficit ed il debito contemporaneamente con i suoi amici leghisti e purtroppo non solo. I giovani che protestano non finiranno in guerra, non hanno manco le armi. Finiranno schiavi.
Riccardo Bruno
Direttore politico de “La Voce Repubblicana”

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