
Com’era ampiamente prevedibile, e da qualcuno previsto, non è stata la nomina di Mario Monti a migliorare la situazione. In realtà nemmeno se fosse stato nominato Babbo Natale le cose sarebbero migliorate, perché la speculazione senza controllo si muove su piani del tutto diversi da quelli dei governi che aggredisce e da quelli che tentano, meglio o peggio, di porre argini. La piena dilaga senza barriere e senza freni.
Inutile pensare a trame oscure, che complottano ai danni dei vari paesi, perché il pensiero planetario dei vari speculatori è unico e, quindi, non ha bisogno di concordare alcunché: per ottenere sempre più profitti, basta indebolire quelli già deboli (Irlanda, Grecia, Portogallo) al fine di attenuare le difese dei meno deboli (Spagna, Italia) per finire con l’aggressione ai più forti (Francia e Germania) e l’Euro è “cotto”. Ogni paese ha le sue debolezze: la bassa produzione, la scarsa solvibilità, la carenza di apparato industriale, il debito pubblico elevato e così via. E qualche paese ne ha più di una di queste debolezze.
Non contano i governi, ma solo i fatti. Ma i fatti che possono frenare la speculazione non possono essere attuati dai governi, perché all’interno di ogni paese vi sono centri speculativi che se ne fregano della vita sociale e del benessere dei popoli. Conta soltanto la ricchezza. E questo è così da quando le economie nazionali hanno deciso di abbandonare la loro vera ricchezza, fatta di industrie e produzione di beni, per affidarsi a una ricchezza “virtuale” (tale è per i popoli, non per gli speculatori) come quella dei capitali e della finanza, che non produce niente ma ingrassa su quanto producono gli altri.
Il sistema saprofita occidentale sta quindi accettando di mangiare sé stesso a vantaggio delle uniche economie che attualmente riescono a produrre a ritmi inarrestabili (Cina, India, Brasile, etc). E riescono a farlo perché hanno abolito le regole, quelle regole che fino a oggi hanno qualificato noi occidentali come paesi civili e avanzati e che adesso, invece, ci rendono poveri.
Cosa fare? Qual è la ricetta giusta per contrastare queste potenze e la speculazione?
Forse, se siamo a tempo, dovremmo far valere tutti insieme (ma sembra un’utopia) quella forza che ancora abbiamo: bloccando tutte le importazioni di prodotti ottenuti contro le regole civili e incrementare gli scambi fra i paesi che rispettano tali regole; imponendo norme rigorose e generali che blocchino le speculazioni fatte senza la corrispondente contropartita “cash” (provvedimento adottato solo per 15 giorni in Europa e poi sospeso dopo che era riuscito a raffreddare le borse); imponendo rigide norme sulla concorrenza (che, in Italia, è ancora più utopica del lavorare insieme); diminuendo il peso fiscale sui cittadini “consumatori” e abolendo i privilegi; proteggendo e tutelando i nostri gioielli per renderli più fruttuosi (siano essi industriali o culturali); dando un forte impulso alla ricerca, come si fa in tempo di guerra, non per produrre armi più micidiali (quelle le abbiamo già) ma per trovare nuove soluzioni energetiche in primo luogo; comprendendo che il mito del superfluo è finito e che occorre tornare a modelli più sobri e responsabili da riportare anche nelle nostre scuole.
Siamo, di fatto, entrati in un nuovo tipo di guerra mondiale che va combattuta con tutta la decisione necessaria, al fine di salvare quel che è possibile del nostro sistema di vita. Ed è una guerra che sarà lunga, difficile e dolorosa. Ma, se non entriamo subito nell’ordine di idee giusto, rischiamo di doverci trovare costretti a far lavorare i nostri figli come quelli della Cina, dell’India e del Brasile. I segni ci sono già e li vediamo nella quasi totale scomparsa della borghesia, nell’aumento delle povertà e nell’accumulo delle maggiori ricchezze nelle mani di un sempre minor numero di privilegiati.
La scommessa da fare in Europa è quella contro gli egoismi, contro le presunzioni nazionali, contro i mai sopiti sensi di superiorità di alcuni e di inferiorità di altri, contro un’idolatrìa verso quel denaro che, nella storia dell’uomo, non è mai stato da solo l’artefice della felicità dell’uomo.

caro Andrea, ottimo articolo. A giudicare dal fatto che tutta la presumibile manovra Monti sarà presto assorbita da spese militari ordinarie e straordinarie, sembra però che la prossima guerra mondiale sia destinata ad essere di tipo diverso da quella che tu ed io preferiremmo… Solo una battuta, spero, ma di certo è difficile che dei piccoli, medi o grandi profittatori di regime possano improvvisamente assumere le vesti di salvatori della patria. E noi non riusciamo, al di là di tanti propositi, a dare un concreto contributo alla nascita di un soggetto politico che raccolga nuove e antiche energie di cittadini responsabili intorno ad un progetto di risorgimento liberale come quello cui tu accenni.