Giuseppe Sala a piedi, questa volta. Supponiamo per evitare lo svarione della scorsa settimana quando, ancorché per pochi minuti, sostò con l’auto in doppia fila per sorbire un caffè. Peccato veniale, intendiamoci, ma per nulla coerente con la giunta comunale uscente – di cui Sala ha fatto propri i dettami – che della lotta senza quartiere alle auto s’è sempre ascritta il merito per cinque anni. Sala, appunto candidato sindaco per il centrosinistra, è qui fotografato mentre attraversa una strada di Milano durante i suoi numerosi e impegnativi tour elettorali. Ha appena superato un venditore di occhiali col suo banchetto di cartone, ed eccolo accanto ad un altro che mostra delle borsette ben allineate ai suoi piedi. Pensoso e indaffarato a promuovere la sua immagine, Mr. Expo non si cura di loro e nemmeno della loro attività manifestamente abusiva. Non scorge alcuna irregolarità: bene che vada abbozzare è la regola. D’altronde non è uno spettacolo inusuale questa sorta di commercio spicciolo e itinerante che si sostanzia con la contraffazione e che finanzia il malaffare. Che danneggia il tanto celebrato made in Italy e, supponiamo ma non ce ne doliamo più di tanto, l’Agenzia delle entrate.
Peraltro sospettiamo che la più parte dei consensi raccolti in città da Sala e dalla sua parte politica non sia giunta dai commercianti al dettaglio. Quelli, per intenderci, costretti alle dichiarazioni e alle autorizzazioni per svolgere – loro si – un commercio legale. Sommersi dagli adempimenti e stretti dagli obblighi contabili. Multati per una insegna, una luce, un cinquanta centimetri in là.
Un tempo considerato illegale, l’abusivismo è un fenomeno quotidiano che non conosce sosta e a cui però nessuno bada più qui a Milano a cominciare da coloro che dovrebbero occuparsene. Il centrosinistra, qui come altrove, quando tratta di legalità vola alto per lambire i massimi sistemi, per discernere il bene e il male universali e trascura – non crediamo di sbagliare – volutamente e ideologicamente il pesce piccolo, il costretto dalle necessità, lo spaesato che ignora le regole, chi finisce per arrangiarsi alla faccia degli altri e giù giù fino al piccolo spacciatore/consumatore. In un montare di peana su mondi irrealizzabili e di giustificazionismo sociologico, perfino la mancata scolarizzazione può giustificare le male azioni di balordi azzerandone le responsabilità: non ne hanno avuto contezza come possono adeguarsi ai valori civili di convivenza.
Ecco così tutto l’immenso orrido mondo inquieto catalogato, tollerato come “micro” e a cui non manca la chiosa: finché lo Stato non avrà individuato e battuto le grandi centrali del crimine, non avrà stanato e processato i responsabili ai vertici della filiera, neutralizzato le connivenze, confiscato le immense disponibilità …beh come si può perseguire la manovalanza.
Una foto ha straordinarie capacita d’immediatezza e pur nella sua semplificazione può essere un contributo alla riflessione più ampia. Ci inquieta – ma certo non ci stupisce – che una foto come questa sia circolata così poco sui media, proprio perché concorre a prendere una posizione consapevole – da una parte o dall’altra – che non è poco quando la politica pare non aver più nulla da dire, galleggia nell’indifferenza e disertare le urne pare l’unica rivalsa.

Lascia un commento