Difficile da togliere. Anche se a vite: è duro. Alcuni sono rognosi. Ma quella vigliacchetta era costata cara e non ci si può arrendere. Mano tremolante o meno, fatica o no, la volontà (chiamiamola così) non cede: è, e deve essere, più forte di tutto. Anche del maledetto tappo. Pure se scappa di qua o se scivola di là. L’uomo deve vincere sul suo tappo. Deve per forza vincere sul suo tappo perché il bagliore della luce comincia a farsi forte. La nebbia a diradarsi. Le figure a saltare fuori ed i rumori a farsi più acuti. Insomma, tutto sto schifo si sta riaffacciando d’avanti e dentro la mente. Ma il tappo ha proprio voglia di fuggire mentre è ancora attaccato a quella bottiglia. Una coppia (infernale, ingenerosa) che scivola via in mezzo agli stracci. Ma per poco. Ancora per poco. Non si può mollare: è costata cara. Mentre si cerca sta coppia di cattivelli caduti chissà dove, si sente dell’acqua scivolare addosso. Nel collo. È calda. Puzza. Puzza dammmorire (come tutto il resto). Ecco che la mano la sente (finalmente) quella bottiglia infame ed il suo tappo. La sente sotto gli stracci mentre continua a venire giù acqua (altra acqua puzzolente). Anche se afferrato bene, sto tappo non vuole venire via. Ancora quel fetore schifoso. Ancora bagnato. Nel collo. In testa. Puzza come tutto il resto. La bottiglia. La maledetta bottiglia è in mano. Si sente ridere. Si sente urlare. La memoria, la gran vigliacca, smette di cileccare. Si riaccende. Sprazzi di neuroni (stronzi) si ribellano all’oblio e lanciano impulsi. Sono ingrati e traditori. S’approfittano della situazione, del tappo che resistere, della paura. Ecco che arriva la moglie e il suo incidente. Ma i neuroni non si accontentano. Non la smettono. Eccoli, anche i figli mentre se ne vanno sbattendo la porta. I neuroni insistono. Ecco la televisione accesa: parlano quelli che parlano di popolo, di sinistra-sinistra-sul-serio-sinistra, di diritti. Da trent’anni prestigiatori della politica in nome della povertà (che non conoscono). Ancora i neuroni a lanciare i ricordi di una testa che pende sbracata sul divano. Il bicchiere che scivola via dalla mano. Piccoli sprazzi di sorrisi imbarazzati. Il silenzio dei portantini dell’ambulanza. Le mani del medico che ricuciono un altro dei tanti tagli di un’altra caduta ancora. I neuroni non la smettono. Ancora i figli. I loro sguardi. La rabbia per un padre di cui vergognarsi. Un padre piegato, arreso e curvo. La nebbia, la vergogna, il silenzio. I neuroni non la smettano. Sono pronti ad altro. Al peggio. Il tappo è duro. Magicamente, si gira. Segni di cedimento. Ancora, ancora un po’. Si deve far presto perché si sente che tutto arriva: prima il fetore (quello di un essere che marcisce dentro fetidi stracci), poi il dolore (quello delle mani, della testa, della ferita ad un piede), poi il prurito nauseabondo delle pulci, poi la vista delle scarpe rotte, poi l’umido che cola lungo la schiena. Finalmente quel porco del tappo se ne va. Si sente il vino che scende in gola. È quello molto costoso: da un euro. È caldo, fa il suo lavoro. Non più fetore. Non più dolore. Nessun ricordo: i neuroni (poveri grulli) tornano a dormire. Arriva la penombra e soprattutto lui: Dio in persona. È dolce come la mamma. Forte come il papà. Amorevole come una moglie. Vicino come i propri bambini. Ora, di quella bottiglia di vino non rimane più nulla se non lui. Dio in persona. Quello che stava in un angolo, un’ora fa, di fronte ad una stazione dove io e tante altre, trafeliamo veloci per un treno qualsiasi. È ubriaco sopra un cumulo di stracci puzzolenti, dopo che un gruppo di tifosi si allontana ridendo per avergli (chissà) pisciato addosso.
Una divinità
Ecco che la mano la sente (finalmente) quella bottiglia infame ed il suo tappo. La sente sotto gli stracci mentre continua a venire giù acqua (altra acqua puzzolente).

Ma bene, bene, continuiamo così, sensualità e cattocomunismo, e magari un po’ di francescanesimo dannunziano, visto che un Bergoglio qualsiasi si firma Francesco, e non P.M. Francesco. Bene, bene….forse ce la facciamo, gli ultimi saranno i primi….o lo sono già da un pezzo?