Intervento al consiglio Nazionale del PRI. Di Giuseppe Gambioli

La proposta del segretario nazionale di formare una costituente liberal-democratica risponde al primo punto, chi siamo e qual è la nostra casa, e chiarisce qual è la nostra posizione storica e su questo penso che tutti i repubblicani concordino. Se non altro in questo caso sia maggioraranza e opposizione lavoreranno insieme! Personalmente mi piacerebbe che si parlasse di una costituente liberale-repubblicana con il termine repubblicano ben evidente per evidenziare la nostra radice storica che parte dal diniego sia del comunismo e sia del liberalismo.
Molti potrebbero obiettare che sono anni che si parla di costituire un’area liberale-repubblicana che abbia una consistenza e un’attenzione più importante ma non viene mai alla luce. Sono però convinto che l’Italia abbia bisogno oggi più che mai di una forza come la nostra poiché ormai i temi fondanti che abbiamo portato avanti negli ultimi decenni, a partire dalla politica dei redditi di Ugo La Malfa, sono attualissimi al punto che l’Europa stessa e soprattutto i mercati ce lo impongono:
– meno Stato (abolizione delle Province, di molte aziende pubbliche di servizio, delle Comunità Montane, di Consorzi obsoleti e più servizi associati tra i piccoli Comuni);
– più federalismo fiscale. Ogni cittadino si sentirà più responsabile della propria amministrazione pubblica locale, con conseguente aumento della trasparenza amministrativa, riduzione dei privilegi e degli sprechi, compreso la lotta all’evasione fiscale. Uno dei problemi veri dell’Italia.
– più liberalizzazioni, quelle vere (energia, trasporti, acqua, ecc) e riforma del lavoro.
Questi punti sono le battaglie future più urgenti, sia di questo governo sia dei governi dei prossimi anni.
Per il secondo punto “aspetti programmatici prioritari da condividere”, il partito ha fatto uno sforzo notevole in occasione dell’ultimo 46° Congresso nazionale con “Le tesi per le riforme e lo sviluppo” e poiché le ritengo valide ed attuali non mi soffermerò sugli specifici argomenti se non sulla riforma della giustizia che a mio avviso ha una grande priorità.
In questi ultimi anni abbiamo dato l’immagine di un paese inaffidabile per quanto riguarda il funzionamento normale della giustizia, lungaggini scandalose nei processi e addirittura più volte si ha avuto l’impressione di avere una giustizia al servizio di qualcuno, per qualcosa.
Non possiamo dimenticare il ruolo scomposto di alcuni magistrati che palesemente si sono intromessi nell’agone politico contribuendo ad inasprire il confronto politico e creando un clima di caccia alle streghe che non giova a nessuna democrazia. Il governo Monti a mio avviso ha il grande merito di aver interrotto questo clima scandalistico che si era creato. Le agenzie di stampa ogni giorno ci proponevano paginate di intercettazioni, tra l’altro illegali, avvisi di garanzia a volontà e teoremi tra i più astrusi che minavano alle fondamenta le nostre istituzioni.
Mentre l’Italia affondava nella crisi economica e il governo provvedeva a fare ben 4 manovre finanziarie le prime pagine dei giornali riportavano solo intercettazioni e gossip.
Ora almeno questo malcostume si è interrotto ma il problema rimane sotto la cenere e questo potere è talmente forte che può scardinare le regole della nostra democrazia senza rendere conto a nessuno. E’ opportuno che si colga questo momento di tregua e approfittare del governo tecnico di Monti per fare quelle riforme e regolare il funzionamento della giustizia in modo tale da garantire un equilibrio tra i poteri dello Stato.
Sappiamo benissimo che una giustizia efficiente e giusta oltre a garantire ai cittadini italiani una vera democrazia senza interferenze di alcuno è anche un problema economico poiché velocizzare i processi, scandalosamente lunghi, rassicura gl’investitori onesti e chi vuole investire in Italia garantendogli una idonea tutela.
Il terzo punto (il nuovo sistema elettorale) non potrà prescindere dal fatto che i cittadini chiedono chiarezza sia nei programmi sia su chi li dovrà governare e quindi il sistema bipolare sarà la chiave di volta della riforma elettorale, altrimenti il divario che già c’è tra la classe politica e i cittadini si allargherà ancora. Non è pensabile, come accadeva nella prima repubblica, dare deleghe in bianco alle segreterie dei partiti per formare il governo mettendosi d’accordo solo dopo il voto. Le alleanze dovranno essere fatte prima e pensare di affrontare le votazioni con un terzo polo significherebbe creare più confusione che altro. Gli italiani non vogliono il bipartitismo, hanno una cultura molto ricca e forti tradizioni radicate nei secoli che sarebbe impensabile sopprimere per legge, ma vogliono scegliere tra due poli e scegliersi il proprio leader. Credo che il PRI debba muoversi in questa ottica e irrobustirsi e strutturarsi nel proprio solco originale che è l’area liberale e repubblicana.
E’ li che dobbiamo lavorare e concentrare le nostre forze e quando il quadro politico si sarà delineato e chiarito potremo scegliere con chi allearci e capire chi può venire incontro alle nostre linee programmatiche.
E qui viene di conseguenza il quarto e ultimo punto “il nuovo quadro politico”. Questo governo tecnico non nasce dal fallimento del bipolarismo come molti cercano di farci credere, in particolare quelli del terzo polo, ma è il fallimento di tutti i partiti, sia del centro destra sia del centro sinistra.
Il centro destra dopo quattro finanziarie non era più in grado di farne una quinta e le differenze con la Lega Nord si erano ingigantite al punto che il governo era pressoché paralizzato, senza contare la crescente protesta dei partiti di opposizioni che strumentalmente si opponevano a qualsiasi riforma. Il rischio di avere le piazze in fiamme era ormai concreto e il segnale tangibile lo abbiamo avuto con i Blak Bloc a Roma nella manifestazione degli indignati.
Il centro sinistra con il SEL, l’Udc e l’Idv a sua volta non è riuscito a proporre un’alternativa, non essendo in grado di portare avanti quelle riforme che ci chiede l’Europa, soprattutto sulla questione della riforma del lavoro, delle liberalizzazioni e delle pensioni. In poche parole il Pd, partito di maggioranza relativa di opposizione non è riuscito ad aggregare con se queste tre forze e creare una alternativa credibile.
Del resto l’opposizione non poteva essere preparata ad andare al governo poiché piuttosto che creare un laboratorio serio di lavoro e avanzare proposte alternative per affrontare la crisi economica si era prodigata solo ad enfatizzare gli scandali, il gossip e le intercettazioni.
Noi apparteniamo al partito della ragione e per me l’On. Scilipoti è un deputato della Repubblica sia quando è stato eletto nell’Idv e per due anni alla Camera dei deputati ha fatto una opposizione al governo e sia quando è passato alla maggioranza. No al linciaggio delle persone, questo è solo il fallimento dei partiti senza proposte!
Ai mercati economici non interessa il gossip. Interessa sapere se verranno sciolti quei nodi strutturali evidenziati dalla CE e il governo tecnico è l’unica possibilità che potevamo permetterci. Da qui dovrà nascere un nuovo quadro politico che anche in questo caso si reggerà con una logica bipolare tra il Pd e il PdL. Quanto durerà il governo Monti? Nessuno può saperlo ma è impensabile che rimarranno i vecchi schieramenti di oggi.
La Lega Nord, l’Idv e il Sel verranno premiati dai cittadini? E l’Udc dovrà schierarsi se vorrà rendersi utile a risolvere i problemi italiani e non rimanere isolata.
Rimarrebbero gli stessi equilibri se un partito come la Lega Nord o l’Idv, cavalcando strumentalmente il malumore degli italiani, per gli ulteriori sacrifici che dovranno ancora sopportare, raddoppiassero i propri consensi? Come procederà la tregua tra Pd e PdL?
E’ opportuno che trascorra il tempo sia perché Monti possa fare le riforme necessarie sia perché si chiarisca lo scenario politico italiano. La prova del nove l’avremo quando il Governo Monti dovrà senza indugi mettere in atto alle riforme che ci chiedono l’UE e i mercati. L’Italia è in recessione e il gioco si farà ancora più drammatico, perché non illudiamoci, siamo in recessione, lo voglio ribadire forte, e quindi questo governo sarà costretto a chiedere altri sacrifici agli italiani.
Il PRI se saprà costruire una casa repubblicana e liberale più grande, allora sarà in grado di scegliere nel nuovo panorama politico l’alleato giusto o il meno peggio, con pari dignità e argomenti utili all’Italia. Ora è il tempo del fare e il Pri ha tutte le carte in regola.

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