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UN VENERDÌ POMERIGGIO SULLE STRISCE BLU A PRATO

Sublimando il mio disappunto per una multa presa davanti alla scuola di mia figlia, allego un raccontino. Spero che sia divertente per voi e possa alleviare per qualche minuto la pesantezza di questa oziosa vita che grava su tutti noi. Di Enrico Martelloni.

di Enrico Martelloni | 25 Aprile 2010

Il Venerdì pomeriggio è per molti preludio al fine settimana, l’orario di congedo dall’ufficio, l’apogeo di un momento tanto atteso…Manca solo il Campari per chi deve come capita a me, prendere in tempo la figlia a scuola e godersi il fine settimana. In auto a scuola ci si arriva bene. Parcheggiare davanti all’edificio scolastico non è difficile. Tutti lo fanno. Parcheggiano sulle strisce blu senza mettere la monetina. Avete capito bene? Senza mettere la monetina!( Cantato, non urlato)…Mo-ne-ti-naaa. L’attimo di chiamare la pargoletta, scambiare due parole con la bidella affaccendata a pulire le aule con i soliti discorsi di circostanza, oggi con più preoccupazione di un tempo e poi via verso casa. Saluto, prendo la bambina e sorto. In tutto cinque minuti, forse meno e cosa sventolava come un fazzoletto che un tempo s’usava agitare dal finestrino del treno per il commiato dall’amata?… un “coso” bianco al tergicristallo. Mi avvicino incredulo: una multa era lì al vento tiepido di un soleggiato giorno di fine inverno alle cinque e zero sette della “tarda”. Avevo lasciato l’auto parcheggiata sulle strisce rigorosamente pinte in blu sul lato della scuola senza mettere la monetina! Il rito pomeridiano di ritirare il pacco di famiglia, pratica ormai comune, abituale direi, per tutti quelli che hanno figli a scuola fino il pomeriggio, si era infranto. Un tacito accordo di mezzora voluto dal buon senso, aveva reso fino ad allora la cosa indolore. Almeno mi pareva da tre anni a questa parte. Tiè! Stentavo a crederci. Più mi avvicinavo a quel foglio, più il mio orrore cresceva. A corollario di quella visione avevo alzato al cielo, parole non proprio simili ad invocazioni. In quei momenti, infatti, fossero stati dieci gradi sotto zero, senti sempre un caldo insopportabile addosso, ti giri e ti rigiri intorno con occhio vendicativo alla ricerca di quel pezzo di bravo uomo, che ti ha ricordato l’infrazione sanzionata da ben euro trentotto di multa pagabili ovunque basta esista un ufficio pubblico ed accanto, il parcheggio a strisce blu! Con disappunto da lord inglese e la sua conseguente flemma, prendo mia figlia e la volo in auto con dietro la cartella e quel che resta del sacchetto dei piatti sporchi. Con occhio di lince, poi, mi metto a cercarlo per tutto il circondario, deciso a schiacciarlo, e fare dopo le rimostranze, ma invano: del tizio non trovo neppure l’ombra. Finalmente mi raffreddo un po’ ma sempre deciso ad andare avanti per fare le mie ragioni. Impossibile mi dicevo, quello dei vigili è un muro di gomma… non so… una Gestapo, una sorta di casta d’intoccabili tacitamente odiati da tutti, perchè mai nessuno al mondo è riuscito a far capire le cose con il buonsenso a questi qui. Vado dai vigili sorridendo dentro di me sicuro che non capiranno. In piazza dei Macelli a Prato, parcheggio l’auto davanti all’edificio dei vigili. E’ tardi per loro, e non penso proprio di trovare qualcuno. Le speranze si riaccendono al momento che lui e lei escono dall’ufficio. Sortito dalla macchina parcheggiata sulle strisce blu senza aver messo la monetina e li affronto sardonico con il corpo del reato dietro, cartella compresa. “buona sera, permettete…” “Buona sera, dica..” Mi rispondono prevedendo il mio esordio non certo amichevole. “ Vi sembra il caso di fare le multe davanti alle scuole alle diciassette del pomeriggio, quando la gente va a prendere i figli a scuola? “ “Ma..” Principia lei” …ci saranno state le strisce blu e lei doveva mettere la monetina…” “ Guardi, io vado a prendere mia figlia a scuola non ci sto una settimana, sto cinque minuti. Tutti fanno così e non vedo multe a giro per questo” “Il collega avrà pensato che lei ha parcheggiato lì per sfruttare la situazione”. Pensiero innocente: questa gente deve avere subito un intervento di Lobotomia, o studiato alla perfezione Machiavelli. Il fine e perverso ragionamento, deve venire da una mente molto contorta e turbata, o da una a tal punto da aver subito un drammatico evento chirurgico da lasciarli indifferenti alla ragione. “per mezzora il buonsenso vorrebbe che questo…” “attento ad offendere, sa…” “Io non ho offeso nessuno” “…ma lo ha pensato…” “Veramente… non è giusta una cosa del genere e poi solo a me.” “saranno stati gli Ausiliari, noi siamo della cinofili…” Ecco, per l’appunto. “Lei può presentare ricorso, ma solo a certe condizioni. Deve compilare un modello che troverà in ufficio e ricordi che il giudice di pace non le darà ragione.”.
“Dove trovo questo orrendo modello? “ Domando più calmo, cercando di mostrare quanto la cosa poco mi toccasse, direi quasi la mal celata indifferenza di chi arriva e guarda un plotone d’esecuzione sparare a dei bambini con ai piedi i sandali “Giglio”, vecchi e celebri calzature anni settanta detti anche sandali con gli occhi. “ La dentro…” “La ringrazio.” Con la mano di mia figlia nella mia, entro deciso nel Saloon, come se in vece di una bambina avessi tra le mani una Colt. Nessuna anima viva davanti a me, tutto era sprangato chissà da quanto tempo ormai. Poteva essere una scena madre dei films di Sergio Leone: Nessuno ad affrontare il vendicatore, tutto appariva desolato, abbandonato da tempo ed io non sapevo più a chi sparare la mia rabbia. Agito in vano il sacchetto dei piatti sporchi di mia figlia, come se fossi stato alla ricerca di una sagoma. Ad un tratto, scorgo da un bugigattolo una guardia. Faccio per sparare. Lui m’anticipa dicendo “non qui, legga là!” “Là dove?” “Sulla sua destra” “ Sì, ma dove?” “In alto” “ ah! ” .C’era scritto dalle… alle…” e ora non erano più le “alle”. Ovvio che non c’era più nessuno. “Se vuole un modello è qui, ma tanto perde e deve pagare il doppio” “ Ma non è giusto” rispondo scoraggiato “ La scuola, l’orario, le strisce blu” racconto. Chi sarà stato?” “Gli Ausiliari” fa lui “ Gli ausiliari…”. sospiro io “ Eh gli ausiliari sono duri… non capiscono” rincara; come per dire non ce né per nessuno. “Non capiscono…”. Penso a voce alta commosso quasi alle lacrime. Perché non capire è triste. E’ un bell’impedimento della natura, è però che trovano impiego qui questi poveretti. Mi stringo nelle spalle e mordendomi le labbra, salutai con una vigorosa stretta di mano la guardia che nel frattempo sorride paternamente mentre mi accompagna alla porta. Esco con mia figlia muta e attonita quanto me verso all’auto parcheggiata sulle strisce blu. Accendo il motore e parto con la musica dello stereo, senza aver messo la monetina per venti minuti di parcheggio, senza aver visto un’ausiliare, ma con un bel sorriso e la certezza di non mettere mai più in vita mia una monetina per le strisce blu.
Enrico Martelloni

Pubblicato in : Primo piano

Info Enrico Martelloni

Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Matteo

    26 Aprile 2010 alle 12:43

    Un articolo così lungo per aver utilizzato un parcheggio blu senza pagare…rispettare per primi le regole, no? Eh, no, tanto così fanno anche tutti gli altri, quindi perchè non dovrei anch’io?!? Queste poche righe solo per ricordare ai lettori che certi atteggiamenti ‘italici’ son duri a morire.
    Se si parcheggia su un parcheggio blu, si paga. Cosa nota. Se si parcheggia su un marciapiede (magari con un bel SUV) si riceve una sanzione, Cosa nota. Se si parcheggia su una pista ciclabile (ma tanto è solo due minuti per un caffè…) si riceve una sanzione. Cosa nota. Si attraversa sulle strisce e non si va in bici contromano. E via dicendo… L’educazione civica (e l’ordine) è anche rispetto delle regole: si può anche invocare flessibilità, ma voler giustificare un comportamento contro le regole (note) mi pare decisamente eccessivo. Ah, dimenticavo: ogni tanto una sanzione la becco anch’io, quando provo ‘a fare il furbo’. Un saluto

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