Rendiamo un doveroso tributo al Natale e alla galassia di buoni propositi che lo accompagna per formulare uno scenario politico tanto intriso di buonismo quanto, paradossalmente di realismo, se riteniamo utile che l’Italia non venga risucchiata dalla palude da cui Draghi sta tentando di portarci fuori.
Lo scenario è il più semplice tra quelli immaginabili. Addirittura il più facile da trasformare in realtà. Perché richiede semplicemente di non toccare per niente la situazione politica che stiamo vivendo. Non in vista o in conseguenza del nuovo Presidente della Repubblica, e nemmeno in vista o in conseguenza delle prossime elezioni. Perché al di là e al di sopra delle beghe tra i partiti, mai cosa chiede l’interesse della Nazione è stato così nitido e distinguibile. La via è segnata per almeno i prossimi cinque anni. Gli anni da impegnare per la realizzazione del PNRR (opere e riforme) in concerto armonico tra governo, parlamento, articolazioni del potere locale e della rappresentanza funzionale. E sono anche gli anni da impegnare nelle riforme, anche costituzionali, finalizzate a dotarci di stabiltà dei governi nazionali, snellezza e non ridondanza dell’azione parlamentare, chiarezza nei rapporti tra stato e regioni, trasparenza e democrazia all’interno dei partiti. Si tratta di ripensare e aggiornare alcuni strumenti attraverso i quali con metodo democratico si adottano le decisioni e si esercita la sovranità popolare. Dunque, pur partendo da posizioni diverse, non dovrebbe essere difficile per partiti che abbiano a cuore l’interesse generale trovare soluzioni condivise.
Sembra troppo chiedere una tale prova di senso di responsabilità ai nostri partiti, prolungando l’attuale stato di non belligeranza per qualche altro anno? Può darsi, ma altre volte è avvenuto. Accadde alla nascita della Repubblica con il varo di una Costituzione che ha retto per 75 anni ma ora richiede qualche ulteriore tagliando. Ed accadde negli anni ’70 di fronte alla tragedia del terrorismo provocato dagli opposti estremismi. Siamo certi che anche oggi sarebbe necessario. Abbiamo molti dubbi che avvenga. Ma talvolta la forza e l’evidenza delle cose possono prevalere ad onta dei limiti della classe politica del tempo.
Nicola Cariglia

Caro direttore, confido che sia ancora permesso qualche piccolo “fuori dal coro”: al superbravo superMario superDrago sarebbe carino chiedere – finalmente – il dimezzamento delle spese per la reggia del Quirinale ( e per la…servitù, ), anche se al problema non farà cenno – nè prima, nè dopo gli osanna di rito – il discorso – già bellissimo – di Sergio il buono, l’applaudito; al prossimo inquilino del Colle sarebbe altrettanto carino chiedere un’ occhiata ai liquami della Magistratura, di cui il suddetto inquilino sembrerebbe dover essere il capo; al governo, attuale e successivo (?), sarebbe arrivato forse il momento di suggerire – con delicatezza, per carità – di abbandonae l’alibi dei cosiddetti no-vax per affrontare le difficoltà ( gravi, lo sappiamo ) principali nel settore dei trasporti locali, del trasporto aereo, delle scuole ( ancora le “occupazioni !? ), dell’affollamento negli stadi ( checchè ne blateri il trombone Abrignani ed altri come lui ), delle confusioni-contraddizioni delle superpagate viro-star………
Si, ma ai no Vax, per favore, diamo quello che meritano, per favore.
La ripetizione è voluta.
Caro Nicola, condivido la necessità che i partiti si diano una calmata nell’interesse del paese.
Personalmente prevedo e mi auguro la nomina di Draghi a Presidente della repubblica, l’incarico di presidente del consiglio a un suo uomo (o donna? Cartabia), se non ottiene la fiducia scioglie le camere e costituisce un gruppo di centro con uomini di sua fiducia, se non vince si riscioglie le camere e via di seguito…
In quel caso Draghi non sarebbe il presidente della repubblica italiana, ma di quella ungherese o turca.
al momnto sarebbe la soluzione migliore
Se mi è permesso pensar libero, questa visione è quella di Alice…
In effetti lo riconosco in premessa. Ma non di rado ne esce meglio Alice di tanti astutissimi marpioni che si trovano impigliati nelle loro trame.