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Un popolo di vecchi obbedienti

di Marzio Siracusa | 26 Febbraio 2012

Come puó Monti aver incluso in un governo destinato a spremere il reddito miserevole dell’italiano medio, governanti con redditi così spropositati e ricavati in pochi decenni di libera professione? 

Vorrà perdonarci il Ministro della Giustizia Paola Severino se la pubblicazione dei redditi dei governanti ci obbliga a prendere il suo caso a pretesto per un ragionamento molto più ampio. La prima e forse unica domanda da porre sul suntuoso reddito del ministro, pur ampiamente tosato dall’erario, sta nella natura e nella qualità sociale del suo lavoro che essa stessa invoca a stemma della sua persona. Paola Severino è avvocato di grido, pubblicista, con più incarichi di cattedra e preside presso università statali e private, inoltre possiede una dozzina di immobili o forse più che ovviamente saranno affittati, ma questo rientra nella vizio tutto italiano di darsi un rinforzino economico diventando affittacamere e infatti molti arricchiti del governo Monti, Presidente compreso, certificano di possedere una sorprendente quantità di immobili. Ma esaminiamo le voci più importanti delle molteplici attività che procurano al Ministro della Giustizia, sabati, domeniche e feste comandate comprese, entrate medie di poco inferiori ai ventimila euro al giorno, in gran parte imputabili ai proventi dell’attività forense e della docenza, oltre ai redditi quale consulente di Banche e Associazioni, e da affitti e investimenti finanziari. Come pubblicista il rilievo giuridico scientifico della Severino, vincitrice in numerosi concorsi, si riduce a una ventina di articoli più una o due monografie, il tutto su problematiche amministrative viste nell’incudine tra legislazione italiana e incombenti direttive europee. Dallo strascico di pubblicazioni si deduce che la sua attività universitaria non ha straripato oltre il doveroso insegnamento, le cui prebende, pur tra arbitrati e consulenze a vario titolo, sono note. Allora il fulcro reddituale di Paola Severino, di estrazione borghese ma senza niente aver ereditato se non alti insegnamenti morali, deve in prevalenza attribuirsi all’attività forense. Il merito dell’oratoria ciceroniana non ha ancora agganciato la Severino alle cause dove navigano cordate di studi legali internazionali, adusi a sbrigare scontri tra colossi bancari e industriali. Ma il Ministro della Giustizia, e bastano alcuni esempi, si è comunque ritrovata a patrocinare nomi come Prodi, Geronzi, Tanzi, Caltagirone, ecc., è consulente di Banche e Associazioni in processi in cui non ci interessa appurare colpevolezza o innocenza degli inquisiti, quanto valutare il retroterra orbitante nelle inchieste sul malcostume amministrativo. Il lavoro di cui la Severino si gloria esiste perché i tribunali della repubblica consumano anni e decenni per portare a sentenza giudizi sulla cattiva amministrazione, malversazioni, appropriazioni indebite, falsi in atti pubblici e privati secondo il noto malcostume nazionale. Se la Severino fosse nata in Islanda o in Tibet avrebbe dovuto cambiare mestiere e altra fonte di gloria. Perché il punto è proprio la gloria che essa ricava dal suo lavoro, dimentica che, pur contribuendo a raddrizzare il mal tolto, i suoi successi forensi sussistono grazie alle disfunzioni della corruzione nazionale. Si dirà che ciò riguarda ogni alto o basso legale impegnato nel foro, e che nella sostanza ogni lavoro umano ha una sua portata correttiva verso il lavoro in precedenza mal fatto. Ma il nostro Ministro della Giustizia esige da se stessa di più, sull’onda di un’incredibile autostima si vanta che il duro lavoro le dia giusta ricchezza opportunamente prosciugata dall’erario, al punto che con quanto il fisco le preleva si potrebbe costruire un ospedale o un carcere, una fede la sua che sembra urlare ai quattro venti “ Arricchitevi, pagate le tasse e il paese si arricchirà! ” Niente da eccepire poiché in sostanza questa è l’etica del governo Monti e la Severino ne è autorevole rappresentante nell’ideologia del lavoro che arricchisce. Ma allora sarebbe bene che il ministro e i suoi colleghi e estimatori considerassero quanto segue. Il denaro che banche, società e uomini pubblici o privati elargiscono non solo a lei per le numerose assistenze giudiziali, è denaro indirettamente motivato da incidenti e devianze dell’amministrazione pubblica e privata malata in una società e in uno stato malati, e del tutto ininfluente è che i suoi assistiti siano colpevoli o innocenti, conta invece il retroterra che motiva la sua attività. Al contrario il denaro che compensa una libera professionista di successo per difese forensi, è denaro distolto dal sostegno alle imprese per migliorare la qualità del prodotto e dei servizi che stentano a crescere e semmai rischiano di chiudere, ed è lo stesso denaro mal investito che gli italiani continuano a sprecare nel mattone come pure dimostra la diffusa multiproprietà immobiliare dei nostri governanti. Gentile Severino, il lavoro di cui lei si gloria esiste per tamponare l’emorragia della ricchezza del paese che per cattiva amministrazione determina l’obbligo di cause amministrative con risvolti civili e penali. Il suo successo sussiste grazie alle disfunzioni morali e materiali del paese, disfunzioni di cui non è certo colpevole ma che le permetteranno di presentare galattiche parcelle nello sforzo di far punire o assolvere. Non mi sembra che da ciò si possa trarre grande soddisfazione e autostima.

   A maggior ragione le sue doglianze materne per i poveri detenuti, come le lacrime della sua collega Fornero per i poveri pensionati, sanno tanto di sepolcri imbiancati da essere visivamente e acusticamente intollerabili. Gentile Severino, la ricchezza non è mai giusta, e se a simili sciocchezze calviniste nemmeno gli svizzeri o gli olandesi ci credono più possibile che oggi ci inciampino i cattolici? Perché non c’è fatica che giustifichi e santifichi la ricchezza, la quale nasconde sempre un più di avidità che alla fine il diavolo metterà in conto. Anche il lavoro più onesto che a gonfie vele approda alla ricchezza, se costretto di bolina chiede aiuto all’avidità. Non vi sarebbe in ciò niente di male a patto che lei sappia come in una sera della sua vecchiaia, magari lenita dalla filantropia che però niente ha a che vedere col cristianesimo, davanti a un bel tramonto, nella sua villa, tra nipotini sculettanti e gioiosi, quella sera tutto le si tingerà di nero e i santi frutti del suo lavoro le si sgretoleranno negli occhi. Allora smetta di gloriarsi di ciò di cui non c’è da gloriarsi e ricordi anche al suo preside Monti che la ricchezza non va condannata per risvolti moralistici, né per recuperi savonaroliani, francescani o marxisti, ma perché la condanna della ricchezza è voluta dall’emergenza delle nostra storia materiale. E nemmeno occorrerà ricordarle lo scarso “bon ton” che sta nel santificare la sua ricchezza facendola premio del lavoro indefesso perché quel premio milioni di onesti lavoratori e lavoratrici che hanno faticato anche più di lei non lo vedranno mai. Allora stia al suo posto di Ministro e non tenti di inverare col mito del suo lavoro l’art.1 della Costituzione, che già basta leggerlo per riderne.

    Né sarà dimenticato in questa reprimenda il povero Berlusconi, anch’egli arricchito stratosferico, vituperato affittacamere e sepolcro imbiancato piduista per gli scheletri nell’armadio e le centinaia di milioni di reddito annuo, che però risulta diano lavoro a migliaia di persone. Lei invece, gentile Severino, quanti lavoratori santifica nel suo studio legale?

     Se il caso Severino è un pretesto, resta il problema di come possa credere il buon Monti di passare per sprovveduto a aver incluso in un governo destinato a spremere il reddito miserevole dell’italiano medio, governanti con redditi così spropositati e ricavati in pochi decenni di libera professione. Ma crediamo tutto ciò parte d’un disegno ben preciso che sarebbe inquadrato come tradimento, se solo esistesse un pensiero critico risanato nella capacità di imporre necessità fisiche nuove e ineludibili a necessità fisiche vecchie, un pensiero critico capace di indicarci come legge gravitazionale la coerenza con una storia, pena il rompersi non metaforicamente le ossa. Perché questo è il punto, subiamo lo smarrimento della ricerca d’una fisicità storica che soltanto può riqualificare e ripensare gli obblighi derivanti dalle leggi dell’economia, e quindi dell’etica e del diritto. Solo per questo smarrimento si subisce senza batter ciglio il sopruso intollerabile che permette agli arricchiti chiamati al governo di convincere milioni di pensionati a basso reddito della necessità d’essere ancor più miserabili. E Napolitano, questo Presidente verso cui vige un’indulgenza spiegabile solo col timore, un Presidente che bacchetta il Parlamento dopo avergli messo la camicia di forza, questo ex comunista che fino agli ultimi anni cinquanta credeva l’URSS in mano ai redentori dell’umanità e non a una nomenclatura di gangsters, dove era Napolitano il giorno in cui Monti gli presentò la lista dei ministri arricchiti? Al telefono a rassicurare la Merkel che gli italiani sono un’altra razza rispetto ai greci, e che nel generale sbracamento identitario prodotto dalla finanza globale, con l’assenso libresco di tante scimmiette dell’antropologia accademica, l’identità italiana si sarebbe allineata a quella tedesca? Un governo di sepolcri imbiancati con debolezze da affittacamere, di adoratori calvinisti dell’onesto arricchimento voluto da Dio, un simile governo ha accettato che il differenziale coi bund tedeschi diventasse il metro di misura, la “ab urbe condita” del nostro essere o non essere degni dell’Europa. Uno scempio che solo la nostra abitudine a prendere sputi in faccia senza pulirsi non ci fa vedere. E non ci vorrà molto acume per capire che  proprio avvallare l’ineluttabilità della necessità economica è precisamente il lasciarsi colare lungo la faccia gli sputi altrui. Solo per questo l’Italia è stata venduta dopo antiche assuefazioni alla nuova assuefazione, per mancanza di una fisicità storica nuova e d’un pensiero critico che la indicasse.

    Ma lo smarrimento della fisicità storica della nostra cultura, senza  bussola e orientamento che non siano il correre dove tutti corrono perché una tecnologia invasiva ci sposta di continuo il dove vivere in cambio d’un altrove inesistente, è un fatto antico e terribile che ci scopre disarmati di progetti e idee sull’Italia, quando invece dalla caduta del muro di Berlino il meglio del paese avrebbe dovuto indirizzarsi e accendere quei progetti e quelle idee mettendo in cantina una vecchia immagine d‘Europa nata in contesti storici finiti. Si paga così oltre mezzo secolo di ignavia e viltà di forze politiche comunque cattoliche perse nel conteggio del proprio borsellino, si paga un tempo lunghissimo in cui il paese doveva maturare per essere all’altezza di un’occasione e di una sfida storiche non solo nostre, ossia costruire un cartello inedito di paesi mediterranei europei e africani coesi da una geopolitica comune, da un proprio mercato e da una propria logica di sviluppo sociale, e non ultimo militare visto che proprio per la nostra inconsistenza nella politica estera e militare gli arricchiti e i sepolcri imbiancati sono stati chiamati al governo con la delega di imporci il ricatto dello spread. Sarebbe bello se ai vertici del paese ci fossero intelligenze capaci di capire che in ciò non stanno ansie neonazionaliste ma solo il tentativo di dare risposte nuove a nuovi problemi, sarebbe bello se ai vertici del paese stessero intelligenze capaci di capire che le vecchie risposte non possono più soddisfare quei nuovi problemi. E sarebbe bello se l’Italia trovasse la forza per un mutamento radicale della propria politica di alleanze e di interessi geopolitici, una rivoluzione italiana finalmente per sparigliare i giochi senza pretese di egemonie e rivalità che non siano suscitate da egemonie e rivalità della rabbia altrui. Sarebbe bello se tutto ciò accadesse prima che questo cambio sia imposto da un strappo violento esterno, prima o poi inevitabile, non ci illudiamo, visto che gli scricchiolii della “ aeterna pax americana ” stanno diventando “ pax aeterna ”. Ma l’assuefazione è già montante, il cattolico realista ha teso le sue tagliole in un coro interrogativo retorico che tappa bocche e cervelli: “ Cos’altro potrebbe fare un popolo di vecchi? ” Ma è ovvio, essere obbedienti fino alle esequie. E poi Berlusconi è stato assolto, la crisi di governo non ci sarà. Qualcuno ne dubitava?

Pubblicato in : EditorialeTag: caro alzeglio ciampi

Info Marzio Siracusa

” Studiato ho, ahimè, filosofia / studiato ho legge e medicina / e purtroppo anche teologia / intensamente, con aspra fatica! / Eccomi or qui, povero stolto, / senza aver nulla risolto / “

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Paolo Francia

    4 Marzo 2012 alle 11:36

    Marzio, il tuo pezzo da spunto a riflessioni interessanti, ma é sinceramente troppo lungo, ci vogliono le ferie per leggerlo.
    E’ il solito vecchio dilemma, chi ha troppo, chi non abbastanza per arrivare a fine mese o neppure per cominciarlo!
    Ma entrano in gioco altri fattori, essere al momento giusto al posto giusto (come lavoro scelto nel giusto periodo storico), avere talento, fortuna e poi il destino che vuole che alcune poersone abbiano tantissimo, altre nulla!
    Certo , se non ci fossero le cause, gli avvocati sarebbero morti di fame, idem per gli oncologi se non ci fosse piu il cancro, e via di seguito! Che dire dei dentisti se non esistesse la carie? Anche loro, sebbene la carie sia quasi debellata, trovano altre vie e il loro conto in banca aumenta!
    Sarà sempre cosi finché l’Uomo esisterà, esisteranno sempre delle Severino! Poi quando si assomiglia al cane di Colombo (l’ispettore) con parrucca, ci vuol bene qualche compensazione nella vita!

    Rispondi
  2. n.c.

    26 Febbraio 2012 alle 22:11

    Nessuno scandalo per i redditi dei ministri. Insopportabile peró che sembrino tutti appartenere ad un altro mondo e che di questa “alteritá” facciano, con le loro gaffes, una compiacente ostentazione. Un mondo diverso da quello della gente comune. Tanto che si sono preoccupati solo di tosare. Anche chi non é in grado di sopportare tosature senza compromettere un livello di vita dignitoso.

    Rispondi

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