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Un PNRR senza modifica del Titolo V della Costituzione è poco rivoluzionario

Una Babele che tutti -almeno a parole- biasimano ma che pochi sembrano voler, davvero, cambiare. Chi lo ha tentato -nell’ordine: Silvio Berlusconi e Matteo Renzi- ha dovuto fronteggiare un muro di potere consolidato.

di Daniele Marchetti | 6 Maggio 2021

Dalla lettura del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, più conosciuto come Recovery Plan, balza agli occhi un aspetto su cui nessuno, al momento, sembra soffermarsi benché sia stato uno dei fattori determinati -in senso negativo- del percorso pandemico, ossia la modifica del Titolo V della Costituzione che ripartisce i poteri e le funzioni tra lo Stato e le Regioni.

La diversità di regole che hanno caratterizzato l’apertura/chiusura (in modo schizofrenico) delle scuole, la diversa predisposizione di strutture COVID per non parlare dell’organizzazione (decisamente a macchia di leopardo) della campagna vaccinale, è figlia di quella «legislazione concorrente» tra Stato e Regioni introdotta dalla modifica costituzionale dell’ottobre 2001.

Un caos normativo/istituzionale che ha condizionato (con ricorsi e controricorsi) e sta condizionando moltissimi ambiti: dalla sanità -tanto per ricordarne qualcuno- al governo del territorio, all’istruzione, alla sicurezza sul lavoro, all’ordinamento sportivo al settore culturale. Tutti settori determinanti per la buona riuscita del PNRR.

Una Babele che tutti -almeno a parole- biasimano ma che pochi sembrano voler, davvero, cambiare. Chi lo ha tentato -nell’ordine: Silvio Berlusconi e Matteo Renzi- ha dovuto fronteggiare un muro di potere consolidato (travestito da argomentazioni più o meno nobili) ormai difficile da sradicare.

La speranza era riposta nell’autorevolezza di Mario Draghi, ma il fatto che nel “piano di rinascita”, approvato a larghissima maggioranza dal Parlamento, non si faccia esplicito riferimento alla modifica costituzionale desta molto sconforto, se non vero sconcerto.

Sebbene nel capitolo riservato alla «riforma dei servizi sanitari di prossimità, standard e strutture per l’assistenza sul territorio» (riportata alla pag. 227 del PNRR), si accenni -genericamente- ad una revisione dell’assetto istituzionale (per la quale il Governo emanerà un disegno di legge entro la metà del 2022, ovvero tra un anno), l’impegno non sembra avere la reale priorità, l’urgenza, la forza e neppure la portata delle vere necessità italiane.

Resta l’auspicio di sbagliare, ma se il bel giorno si annuncia dal mattino…… i timori che anche il PNRR possa rivelarsi nell’ennesima occasione mancata appaiono alquanto fondati.

Daniele Marchetti 

Pubblicato in : EditorialeTag: berlusconi, costituzione, diversità, draghi, governo, lavoro, mario draghi, matteo renzi, parlamento, renzi, sanità, silvio berlusconi, speranza

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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