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Un piano per eliminare risparmi e libertà

Il vero obiettivo dell’eliminazione del contante è l’introduzione di una forma del tutto nuova e incrementale di tassazione: quella finanziaria al dettaglio.

di Gerardo Coco | 6 Febbraio 2017

Tutte le forme storiche di schiavitù non hanno mai fatto mistero della loro natura coercitiva. La modernità, invece, riesce a mascherarla attraverso la propaganda di provvedimenti repressivi spacciati da misure rassicuranti, di crescita e di progresso. Le elites economiche internazionali hanno capito che si può progettare la schiavitù finanziaria su larga scala seppellendo la massa sotto il debito, impoverendola sistematicamente e rendendola completamente dipendente dai banchieri.

Come? Semplicemente bloccando il suo denaro in un codice binario per intrappolarlo nel sistema finanziario senza possibilità fuga. Questa nuova forma di schiavitù si chiama cashless society di cui policymakers, accademici, ong internazionali, banchieri centrali e altri parassiti internazionali, insomma tutti i componenti dello stato profondo, vogliono imporre.

Ora, oltre a parlare di eliminazione di evasione fiscale, corruzione, terrorismo, traffico di droga ecc. alcune organizzazioni delle Nazioni Unite hanno scoperto un altro formidabile plus di questa iniziativa: l’eliminazione del contante consentirebbe, addirittura, più inclusione sociale e più salvaguardia per la propria ricchezza liquida!

Kenneth Rogoff, economista di Harward, uno dei grandi sacerdoti della demonetizzazione, autore del recente The curse of cash (La iattura del contante), sconsigliabile a chi soffre di ulcera, è, almeno, più schietto. Per lui l’eliminazione del contante darebbe più potere alle autorità monetarie e definisce “ignorante” chi critica i tassi di interesse negativi. Ha però avuto la sfrontatezza di affermare che «la gente non dovrebbe guardare alle proprie perdite personali e a breve termine, ma piuttosto alla visione di lungo termine delle banche centrali».

Il vero obiettivo dell’eliminazione del contante è l’introduzione di una forma del tutto nuova e incrementale di tassazione: quella finanziaria al dettaglio. Non si pensi che i proventi di questa tassazione vadano subito ai governi; saranno incassati, in primis, dai loro padroni: banchieri, multinazionali e vari parassiti dello stato profondo. Oltre a dare a Cesare, la gente sarà costretta a servire una Mammona non eletta.

Il controllo assoluto del denaro equivale al controllo assoluto delle masse. Di conseguenza prima che queste si sveglino e prendano coscienza di questo piano repressivo, le  stanno spingendo l’acceleratore sul bando al contante per sostituirlo col denaro digitale. Il timing dell’operazione è cruciale perché la crisi finanziaria sta cominciando a mordere forte, il che richiede il vincolo sul risparmio delle masse per colpirlo con le nuove tasse finanziarie al fine di ricapitalizzare e far sopravvivere il sistema. L’emergenza è sempre favorevole alle soluzioni autoritarie. Da sottolineare: questa agenda è portata avanti da enti e persone che nessuno ha eletto.

Due mesi fa commentando, in un articolo, l’editto di abolizione di oltre l’80% delle banconote del primo ministro indiano Narendra Modi, ansioso di dimostrare le sue credenziali di membro del nuovo ordine mondiale, avvertivamo che la stessa iniziativa sarebbe stata adottata in Europa. Infatti, ma più in fretta del previsto, un mese dopo l’iniziativa di Modi, la Commissione Europea ha già disegnato la sua road map per legiferare l’iniziativa.

L’agenda anticontante è un piano globale per eliminare libertà e privacy e instaurare un modello collettivista. Ma non comunista: questo abolisce la proprietà privata. Il nuovo modello, invece, la consente, riservandosi però il diritto di stabilire quanto è lecito possedere.

Nel terzo secolo d. C. l’imperatore romano Massimino dichiarava che tutta la ricchezza apparteneva allo Stato e pagava informatori per scovare chi era sospettato di imboscare i propri averi. La velocità di circolazione del denaro crollò, l’economia implose e ovviamente le entrate fiscali calarono. Ne seguì una disgregazione sociale che portò alla fine dell’Impero. Nel Tramonto dell’Occidente Osvald Spengler (1880-1936) chiama sincronici quei fatti storici che avvengono in tempi e luoghi diversi ma si corrispondono come significato. L’attuale  periodo storico è sincronico ovvero contemporaneo a quello di Massimino? La differenza è che oggi non esiste una Bisanzio dove rifugiarsi. Per cui il collasso sarebbe globale..

Non è un caso che il documento europeo sia contemporaneo all’ultima edizione del salotto di Davos dove, qualunque sia il problema, accademici e policymakers prescrivono sempre gli stessi rimedi: più tasse e più centralizzazione del potere.

L’ex brasseuse d’affaire e direttore del Fmi, Christine Lagarde, ha affermato «in un momento come questo abbiamo bisogno di più redistribuzione». A darle man forte, il Nobel per l’economia Joseph  Stiglitz anche lui ansioso di ridistribuire e eliminare il contante. Due parole su questo signore tanto amato dalla sinistra progressista. Stiglitz è colui che in un paper del 2002 sosteneva che «sulla base dell’esperienza passata, per il governo, il rischio derivante dalla potenziale insolvibilità delle governement sponsored enterprises (quelle che emettevano subprime), era, in sostanza pari a zero». Scrisse pure che le probabilità di insolvibilità rilevate erano «talmente minuscole che è difficile individuarle». Ma il colmo è che nel 2010, in un libro della serie, io ve lo avevo detto, (Bancarotta. L’economia globale in caduta libera, Einaudi), il professore ha avuto la faccia tosta di sostenere di aver previsto la crisi del 2008, quella avvenuta proprio grazie alla sua cecità e che ha messo in ginocchi milioni di risparmiatori.Ora non vede i rischi della imposizione della demonetizzazione ma siamo sicuri che in futuro scriverà un libro su come ha previsto la bancarotta della cashless sociey.

Fra gli ospiti che, a Davos, ne hanno decantato i vantaggi, c’erano multinazionali come Paypal società che offre servizi di trasferimento di denaro tramite internet, l’ex segretario al Tesoro sotto il presidente Clinton, Larry Summers, quello che sta predicando l’abolizione delle banconote da 100 dollari e Bill Gates della Microsoft. Cosa hanno in comune questi nomi? Gli affari. Summers è direttore della Lending Club, società quotata di prestiti online che, insieme a altre società statunitensi, ha interessi enormi nel diffondere la tecnologia informatica per i pagamenti in Rete. Si capisce dunque il loro zelo per l’abolizione del contante. Ma le affermazioni più stupefacenti le ha fatte Bill Gates, il quale dopo aver definito l’azione di Modi «un passo coraggioso» (ignorando che gli analisti prevedono un abbattimento del Pil indiano fino al 30%), ha invitato milioni di indiani «ad indebitarsi al tocco di un tasto telefonico» e rimanere intrappolati nella rete senza opzioni di recesso. Secondo la BBC, Gates ha fatto pressioni sul ministro indiano affinché spinga le aziende di telefonia mobile del suo paese a entrare in massa nel mercato del credito al consumo.

Non siamo affatto contrari ai pagamenti in rete in sé, siamo contrari all’eliminazione arbitraria e forzata di una facoltà di scelta, l’uso del denaro contante, sopratutto in un epoca di follia finanziaria. L’agenda anti contante non emana dalla gente o da chi la rappresenta ma da soggetti non eletti che vogliono o socializzare le proprie perdite o crearsi fortune monumentali a spese dell’indipendenza finanziaria e della libertà delle persone.

Gerardo Coco

Pubblicato in : EditorialeTag: abolizione, banche, commissione, commissione europea, crisi, crisi finanziaria, europa, evasione, evasione fiscale, finanziaria, fmi, futuro, governo, massa, mercato, misure, natura, organizzazioni, persone, provvedimenti, tasse, tesoro

Info Gerardo Coco

Laureato in economia all’Università Bocconi di Milano ha proseguito gli studi economici e finanziari al Politecnico di Huddersfield (UK). Ha una vasta esperienza in economia internazionale. Ha lavorato per diverse multinazionali in posizioni di responsabilità e ha costituito negli Stati Uniti una fondazione riconosciuta dalle Nazioni Unite per lo sviluppo economico nei paesi emergenti. Ha tenuto conferenze sullo sviluppo alla Columbia University di N.Y. al MIT di Boston e alle Nazioni Unite. E consulente industriale e membro del comitato scientifico dell’università Unimeier di Milano dove insegna di economia e finanza.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Orazio Covolo

    6 Febbraio 2017 alle 19:32

    Assolutamente da condividere…. “COCO, mi stupisce “””” felicemente””””.

    Distintamente.

    Rispondi
  2. Giuseppe

    6 Febbraio 2017 alle 16:54

    Da ricordare anche che se la moneta è solo digitale è estremamente facile bloccare i conti correnti dalla mattina alla sera e congelare le ricchezze di tutto il paese. Questo scenario mette i brividi.

    Rispondi

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