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“Un normale Ferragosto di Apocalisse”

Ho letto su Repubblica di ieri un articolo di Antonio Scurati dal titolo “Un normale Ferragosto di Apocalisse”. Ne condivido interamente il pensiero e provo qui a riassumerlo con parole mie, sperando di fare cosa utile per chi non avesse avuto modo di vederlo. Il punto di partenza è semplice e insieme impressionante: la crisi climatica non è più qualcosa che ci viene annunciato per il futuro. È già qui.

di Enrico Rossi | 16 Agosto 2026

Ho letto su Repubblica di ieri un articolo di Antonio Scurati dal titolo “Un normale Ferragosto di Apocalisse”. Ne condivido interamente il pensiero e provo qui a riassumerlo con parole mie, sperando di fare cosa utile per chi non avesse avuto modo di vederlo.

Il punto di partenza è semplice e insieme impressionante: la crisi climatica non è più qualcosa che ci viene annunciato per il futuro. È già qui.

Il Mediterraneo raggiunge temperature sempre più alte, i ghiacciai alpini arretrano, il Po soffre di siccità, gli incendi si moltiplicano, le campagne pagano il prezzo della mancanza d’acqua e le nostre estati diventano ogni anno più difficili da sopportare.

Eppure continuiamo a comportarci come se tutto questo fosse soltanto una fastidiosa anomalia meteorologica.

Fa caldo, ci lamentiamo del caldo, accendiamo il condizionatore quando possiamo e poi continuiamo come prima.

È forse questo il paradosso più inquietante indicato da Scurati: l’eccezionale sta diventando normale e noi rischiamo di abituarci perfino alla catastrofe.

Per molti anni si è potuto sostenere che la crisi climatica fosse troppo lontana, incerta o astratta per diventare una priorità politica. Oggi non è più così. La vediamo, la sentiamo sulla pelle, ne conosciamo le conseguenze e sappiamo, grazie alla scienza, quali ne sono le cause.

E tuttavia a questa consapevolezza non corrisponde ancora una reazione politica all’altezza del problema.

La sinistra, osserva Scurati, non è riuscita a fare della questione ecologica il centro di una nuova idea di società e di sviluppo. La destra, ancora peggio, continua troppo spesso a minimizzare, rimuovere o contestare perfino l’evidenza del cambiamento climatico.

Così discutiamo di tutto tranne che di una delle questioni decisive per il futuro dell’umanità.

C’è poi nell’articolo un’altra riflessione che trovo particolarmente importante.

Scurati richiama Susan Sontag e il suo saggio “L’immaginazione del disastro”. Sontag mostrava come le grandi paure collettive possano essere trasformate in immagini più semplici, più immediate, quasi più sopportabili: davanti a minacce enormi e difficili da governare, l’immaginazione cerca spesso un nemico visibile sul quale concentrare l’angoscia.

È un meccanismo che riconosciamo anche oggi.

Le paure prodotte da un mondo sempre più instabile -il clima che cambia, le guerre, le migrazioni, l’incertezza economica- possono essere deviate verso bersagli più semplici. È più facile indicare un nemico, costruire l’immagine dell’invasione, alzare un muro o chiudere una frontiera che affrontare le cause profonde che stanno trasformando il pianeta.

Ma i muri non abbassano la temperatura del Mediterraneo, non ricostruiscono i ghiacciai e non fanno tornare l’acqua nei fiumi.

La questione che Scurati pone, e che condivido, è in fondo molto semplice: quanto ancora dobbiamo aspettare prima di considerare la crisi climatica per quello che è, cioè una vera emergenza politica, economica e sociale?

L’apocalisse, questa volta, non arriva necessariamente con un’esplosione improvvisa.

Può arrivare lentamente, estate dopo estate, mentre noi impariamo ad abituarci a temperature che ieri ci sarebbero sembrate eccezionali.

Ed è forse proprio questa assuefazione il pericolo più grande.

Per questo vale la pena leggere l’articolo di Scurati. Non perché ci inviti alla paura o alla rassegnazione, ma perché ci chiede esattamente il contrario: smettere di considerare normale ciò che normale non è e tornare a pretendere dalla politica risposte all’altezza del tempo che stiamo vivendo.

Aggiungo infine una mia considerazione.

Forse accade che la gente finisca per normalizzare persino la catastrofe del cambiamento climatico perché la politica non riesce più a indicare un’alternativa, a dare la speranza che è possibile fare qualcosa.

Su questo la sinistra non deve abdicare al proprio ruolo: non basta denunciare la catastrofe, bisogna proporre un altro modello di sviluppo e convincere le persone che può significare una vita migliore.

Anziché bloccarsi sulla questione della leadership sarebbe auspicabile presentare su questo tema proposte concrete e organizzare un grande dibattito e una grande mobilitazione nella società.

Durante questa estate la temperatura media di luglio e agosto è stata di circa 2/3 gradi superiore alla norma e, durante le ondate di calore più intense, in alcune zone si sono registrati scarti giornalieri anche vicini ai 10 gradi, e localmente superiori, rispetto alle medie stagionali.

Gli scienziati ci avvertono che il riscaldamento continuerà e che il 2027 potrebbe persino diventare l’anno più caldo mai registrato a livello globale, anche per l’effetto di un forte El Niño che nel Pacifico si sta sviluppando e tende ad aggiungere calore alla tendenza del riscaldamento globale.

Scurati, riferendosi alla politica, ai negazionisti e a coloro che si rifiutano per interesse o viltà di affrontare il tema, dice: “ il tribunale della storia infliggerà a questi sciagurati una condanna senza appello. Ammesso che la storia continui.”

Enrico Rossi

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Enrico Rossi

Enrico Rossi è un politico italiano, presidente della Regione Toscana dal 2010 al 2020. È membro del Comitato europeo delle regioni (CoR) dal 26 gennaio 2015; dall’ottobre 2019 è vicepresidente del gruppo socialista al CoR. Sindaco di Pontedera dal 1990 al 2000, assessore regionale alla Sanità dal 2000 al 2010. Nel 1999 viene chiamato a Roma da Walter Veltroni per assumere l’incarico di vice responsabile nazionale dell’area economica dei Democratici di Sinistra.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Beatrice

    20 Agosto 2026 alle 12:28

    desidero avvisare il Partito democratico, e i suoi alleati, che non impronteranno la loro campagna elettorale e il loro programma sul problema, e le relative soluzioni climatiche, perderanno un sacco di voti. Oggi questo è il problema principale. Tutto il resto ne deriva. Ho 82 anni, figli e nipoti, io ne ho per poco, ma per i giovani è il loro futuro, e quindi la loro vita.

    Rispondi

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