Certamente le ragioni per essere arrabbiati oggi sono molto maggiori di quelle che spinsero un notevole numero di persone, che ora hanno la mia età, a buttarsi nella contestazione del 68 in USA e in Europa.
Forse è la definizione più giusta di quel che sta succedendo fin dall’11 settembre 2001, che prenderei a data di inizio del “secolo veloce”. E certo non mancano le ragioni per essere arrabbiati, ovunque in giro per il mondo, e a tutti i livelli di età.
Certamente le ragioni per essere arrabbiati oggi sono molto maggiori di quelle che spinsero un notevole numero di persone, che ora hanno la mia età, a buttarsi nella contestazione del 68 in USA e in Europa, in un periodo in cui a nessuno di noi mancavano le prospettive di crescita e soddisfazione professionale. Forse quei “cattivi maestri” che proclamavano stupidaggini come “lo stato borghese si abbatte e non si cambia”, oggi possono essere arrabbiati solo con loro stessi, vedendo che la Pirelli, oggetto del loro antico attacco sistemico, viene comprata dal capitale che la Cina, un tempo oggetto della loro adorazione acritica, si è creato mentre noi dilapidavamo il nostro…
Oggi in occidente i nipoti di quei contestatori hanno davanti a loro un futuro di precariato, come gli operai agli inizi della rivoluzione industriale, con un sindacato che non ha tempo nè capacità di occuparsi di loro e si impegna a fondo solo in una battaglia di retroguardia, per difendere il lavoro esistente ma superato. E han tutte le ragioni di essere arrabbiati, anche se preferiscono andare in cerca di una speranza. Ancora peggiore è la situazione dei giovani mussulmani, che sono arrabbiati senza speranza, soprattutto se neri, perchè non trovano sbocchi nei loro paesi e trovano disprezzo e isolamento se tentano l’avventura dell’emigrazione. Eppure quelli che emigrano sono sicuramente i più coraggiosi e intraprendenti tra di loro.
Se la contestazione “filosofica” del 68 ha avuto come sottoprodotto le Brigate Rosse, che abbiamo messo così tanto tempo a sgominare, non illudiamoci di fare più in fretta con l’ISIS e la Jihad, la cui contestazioni ha basi molto più concrete e di facile percezione per tutti.

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