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Un lungo inverno freddo

“Da decenni domina in Europa un’aridità spirituale, un’estenuante paralisi politica, un’assenza d’ideali pubblici, un’atmosfera soffocante che ci sta privando di volontà e di propositi. È in questo grigio vuoto, pieno solo d’inutili parole, che si sta consumando il nostro declino storico, che si annuncia la nostra quasi certa futura irrilevanza”. Trump? il suo vice Vance? Forse Elon Musk? Il famoso piano per la sicurezza della Casa Bianca? No, è un passaggio dell’editoriale del Corriere della sera di sabato scorso scritto da Galli della Loggia. Finalmente un po’ di autocoscienza.

di Riccardo Bruno | 14 Dicembre 2025

“Da decenni domina in Europa un’aridità spirituale, un’estenuante paralisi politica, un’assenza d’ideali pubblici, un’atmosfera soffocante che ci sta privando di volontà e di propositi. È in questo grigio vuoto, pieno solo d’inutili parole, che si sta consumando il nostro declino storico, che si annuncia la nostra quasi certa futura irrilevanza”. Trump? il suo vice Vance? Forse Elon Musk? Il famoso piano per la sicurezza della Casa Bianca? No, è un passaggio dell’editoriale del Corriere della sera di sabato scorso scritto da Galli della Loggia. Finalmente un po’ di autocoscienza.

Ciononostante, Galli della Loggia sbaglia il bersaglio grosso. Il professore è convinto che in questo vuoto europeo l’Ucraina stia morendo, che invece combatte. L’Ucraina combatte non per gli aiuti europei che ci sono e sono importanti, tanto che in parte il governo se li è rivenduti, ma per quelli americani. Gli americani fanno la voce grossa, perché sono loro ad aver tenuto in piedi l’Ucraina in questi anni e ritengono di avere compiuto la missione. Adesso bisogna accettare la realtà, il piano che hanno predisposto dal primo momento, quando il Congresso bloccò gli aiuti a Zelensky per la controffensiva nel Donbass nel 2023. Non lo fece per risparmiare, ma perché la presidenza Biden ereditava una soluzione precedente negoziata fra Obama e Putin di cui la Crimea e il Donetsk erano parte.

Questo accordo Zelensky dovrebbe firmarlo subito, a costo di ritirarsi da dove invece ancora si trova. A lui è imposto da una ragione di forza. Non si capisce semmai, come possa firmarlo Putin. Più di tre anni a combattere per le rovine di Provosvk che gli vengono regalate dalla mediazione statunitense. Una pace simile, una tregua più che altro, sarebbe rovinosa per Putin, non per Zelensky, non fosse che il premier ucraino rischia l’accusa di corruzione. Era corrotto Danton. figurarsi Zelensky. L’Ucraina andrà comunque avanti, si riprenderà presto i territori perduti e la Russia vivrà una crisi drammatica perché in tutto questo ha perso la faccia e l’approccio al mediterraneo. Putin può giusto contare sull’appoggio americano, l’America ha sempre tenuto in piedi la Russia, anche durante la guerra fredda. Se Washington perdesse il suo principale nemico sarebbe disorientata come è successo nel 2001 quando ha dovuto fare i conti con l’estremismo islamico. L’America che è multireligiosa non ha nulla contro l’Islam, vedi il sindaco di New York, per cui ha vissuto un vero shock e ora si sta ritrovando. Nuovamente contro i russi, con dietro i paesi arabi.

Galli della Loggia è invece convinto, come più o meno tutta l’opinione pubblica italiana, che gli americani abbiano ceduto ai russi, cosa che pure non ha alcun senso. Avessero ceduto ai russi, Zelensky sarebbe già morto e Tartus restituita a Putin. L’America non vuole piuttosto che la Russia si indebolisca troppo per non finire nelle grinfie della Cina o peggio venir spolpata dalla Cina. La Cina è infatti un competitore autentico per l’America che ha sempre giocato sull’ostilità fra i due regimi comunisti. Un’idea di equilibrio politico mondiale che lo stesso Putin contesta, altrimenti non sarebbe andato in India a chiedere un nuovo multipolarismo. Nell’attuale, lui è il perdente.

Non che l’Europa stia meglio. Panebianco lamenta la mancanza di proteste in Europa per l’aggressione russa. L’Europa è sempre scesa in piazza solo contro l’America. Anche le manifestazione pro pal sono contro Israele in quanto socio statunitense ed i governi europei si sono messi di traverso al piano di pace di Trump, riconoscendo lo Stato palestinese che non ne è ricompreso e non per volontà israeliana, per volontà araba. Sono gli arabi che non vogliono lo Stato palestinese. Lo avrebbero potuto fare nel 1948, figuratevi se lo fanno ora. Mentre gli europei avrebbero potuto schierare i loro eserciti in Ucraina nel 1918. Il Kaiser aveva promesso di proteggere l’etmanato e visto che il Kaiser era caduto, Francia ed Inghilterra, non diciamo l’Italia, avrebbero dovuto tutelare la parola data dal loro avversario. Invece si girarono letteralmente dall’altra parte. Con tutte le difficoltà e le contraddizioni, l’Europa fa una figura migliore oggi di quanto la fece allora.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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