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Un governo libresco difenderà solo un lavoro libresco

di Marzio Siracusa | 22 Gennaio 2012

Il libresco Monti tratta i problemi economici italiani come fossero quelli inglesi o canadesi, intervenendo con l’arma più pericolosa dell’economista, la convinzione che l’economia sia una scienza adattabile. 

Che il mito della cultura passi per i libri ha fatto sì che in pratica da decenni viviamo in una storia e in una società libresche, ossia fatte di esperienze molto altrui, spesso come emulazione di ulteriori esperienze altrui, insomma per farla breve ci copiamo l’un l’altro, in un meccanismo di invidia emulazione che la comunicazione ha portato al parossismo dell’orecchiare planetario. Qualche illuso ne credeva immuni gli studiosi, ma non è mai stato così e non lo sarà mai. Il governo Monti, dopo aver ponzato due mesi e otto ore sulle liberalizzazioni, mostra la sua animula libresca come peggio non poteva. Sembra di udirlo il Presidente del Consiglio chiuso in conciliabolo coi suoi: cosa dice X nel capitolo Y della pubblicazione W? E invece quale era la teoria di K nel capitolo J di Z, quella tesi che poi corresse nel convegno Alfa, subito contraddetto da T nel convegno Beta dopo la collazione Sigma? Ma non scordiamo il fondamentale articolo di M che uscì sull’importantissima rivista di neuro economia H, specchio della fondazione specializzata nei vasi comunicanti tra micro e macro. Ah sì, la fondazione Omega perbacco! ( vi risparmio il “cazzo” che tra economisti sussiegosi non usa ) E le statistiche nel rapporto fra la liberalizzazione dei panettieri e la crescita del Pil in Nuova Guinea non hanno contraddetto i risultati dello Stato di Alberta? Sì ma quei risultati non sono stati contraddetti ma confermati nella zona euro. E così via delirando d’astrattezza in astrattezza. Non è una comica, noi siamo governati da queste persone ingenue, figure libresche che più libresche non si può, il cui senso del dovere si applica perché dovere astratto, un dovere automatico, mai passato per il pericolo vissuto e nemmeno testimoniato. Allora sia fatta una bella distinzione. I professori che nacquero a fine Ottocento si ritrovarono in cattedra dopo la trincea, o dopo passioni pacifiste molto rischiose nel fronte interno d’una nazione in guerra. Lo stesso vale per i professori nati nei venti che oltre alla guerra vissuta o testimoniata subirono ascesa e caduta del fascismo, insomma generazioni che furono costrette a mettere i libri in un cantuccio e a riaprirli con un’esperienza storica acquisita che mostrava i limiti delle teorizzazioni studiate sulla carta. Invece i nostri professori nacquero fra gli ultimi quaranta e gli ultimi sessanta, i loro cervelli furono messi in moto dalle trippe piene e non viceversa, astratti estensori di decine di pubblicazioni e libri astratti, convegnisti e fondazionisti, ruote di scorta nei CD, esperti ministeriali, tutti con un piede oltre atlantico nei campus dove si decidono le gerarchie e i valori, perciò tutti debitori per l’esperienza del vissuto al vissuto della cultura vincente, quella atlantica appunto che subiamo come ciuchi perché ci convinsero che era la nostra cultura.

     Abbiamo ascoltato Monti assicurarci che le liberalizzazioni porteranno alla crescita del Pil di dieci punti. Solo una concezione astratta del lavoro e delle professioni, lette totalmente disarticolate dalla realtà italiana può indurre simili abbagli. Il libresco Monti tratta i problemi economici italiani come fossero quelli inglesi o canadesi, intervenendo con l’arma più pericolosa dell’economista, la convinzione che l’economia sia una scienza adattabile come un “ istant book “ ma comunque scienza. Invece l’economia è un sapere che va a tentoni condizionato da un’accozzaglia così infinita di variabili che nessun computer può armonizzarli fino ad adeguarli alla realtà. Ma attenti, Monti non è un disonesto, purtroppo crede a quello che dice, va a messa nelle chiese cattoliche anche se non sa d’essere calvinista, avrà toccato una donna una ventina di volte in tutta la vita, – ma ve lo immaginate? -, è educato e rispettoso, sorride amabile e articola bene le manine per dare forma ai suoi pensierini, in poche parole crede che l’economia sia quella degli algoritmi, dei trend, dell’alta matematica da London School. Monti però non sa niente del rapporto non organico ma sanguigno tra la fatica e il premio che dovrebbe risarcirla, dico fatica non lavoro perché anche il lavoro è diventato misura libresca infarcita di parametri, e se i sindacati smettessero di difendere il lavoro per alzare la bandiera della fatica forse non si troverebbero nell’attuale situazione penosa. Il governo Monti è un governo libresco esperto in una concezione libresca del lavoro che al massimo difenderà perché è il lavoro astratto erto a totem da una costituzione libresca. Ma stiamo certi che la fatica del lavoro non la difenderà mai perché sui libri non c’è e non ne sa la misura.

Pubblicato in : Editoriale

Info Marzio Siracusa

” Studiato ho, ahimè, filosofia / studiato ho legge e medicina / e purtroppo anche teologia / intensamente, con aspra fatica! / Eccomi or qui, povero stolto, / senza aver nulla risolto / “

Interazioni del lettore

Commenti

  1. marzio siracusa

    22 Gennaio 2012 alle 19:08

    La ringrazio vivamente perché avvelenare il sangue dei lettori è l’obiettivo più alto per chi scrive, dal giornaletto liceale al più grande quotidiano planetario e se modestamente ci riesco col piccolo pubblico di Pensalibero ne sono arcicontento. Quanto al resto, se ha visto oggi Monti ospite di Lucia Annunziata spero convenga con me che è meglio astenersi da qualsiasi commento, davvero non ne vale la pena descrivere tanta umile spocchia cattolica, quegli occhi gelidi se l’altro non sta al gioco. Per quel che mi riguarda ho profonda nostalgia per i poveri maestri arrabattati nelle scuole rurali umbertine. E infine il problema delle telecamere nelle mutande dei politici. Lei s’indigna perché ipotizzo che Monti sia sempre stato pigro in quel settore, ma certamente s’indignava ancor più a scoprire quanto Berlusconi fosse invece imbufalito, ma sono certo che fosse felice che il libertino di Palazzo Chigi venisse messo a ludibrio. Allora? La sua reazione è un segnale da non sottovalutare, l’autoritarismo cortese del professore in combinata con l’autoritarismo del Colle comincia ad ammassare i primi frutti. Un consiglio, esca signora dagli anni cinquanta. Dico signora perché tutto in lei mi fa pensare alla femmina, tanto sono sessualmente infelice che annuso femmine ovunque, visto che le donne non esistono più. E magari anche una femmina troppo sprovveduta per non essere sospettata persona che si diverte solo a prendere in giro.

    Rispondi
  2. F. - Vicenza

    22 Gennaio 2012 alle 17:46

    Trovo il suo articolo oltremodo irritante. Lei, con il sangue avvelenato, vuole avvelenare il sangue dei lettori e basta: cosa stupida, inutile e di basso profilo. Lei non sembra altro che un disfattista e un parolaio che getta a mare non solo il governo tecnico attuale, ma tutto l’impianto politico ed il sistema educativo di un Paese. Facile questo atteggiamento dalla sua poltrona e davanti al suo pc. Vorrei vedere lei che geniali proposte avrebbe per l’Italia, per uscire da questo schifo. Cambi Paese! Ma, già!, lei è la tipica persona che non starebbe bene da nessuna parte perché avrebbe da ridire su tutto, sempre e comunque. Inoltre, se vuole proprio gettare fango su qualcuno, visto che scrive su un giornale, dovrebbe attenersi alla pertinenza, commentando ciò che costui fa nella vita pubblica e lasciando stare la sua vita privata. Altrimenti, dal suo articolo, si potrebbe evincere che lei non sia troppo soddisfatto sessualmente. Ma questo, a chi giova saperlo?

    Rispondi

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