Più di mille lavori in un concorso per giovani talenti letterari. Ma c’è di più: molti scrittori giovani sono in realtà giovanissimi. Internet e i messaggini aiutano la vena creativa?

Più di mille lavori in un concorso per giovani talenti letterari. Ma c’è di più: molti scrittori giovani sono in realtà giovanissimi. Internet e i messaggini aiutano la vena creativa?

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

Beh, anche alla corte di Francia, stimolo tecnologico dell’epoca, fra sei e settecento fu un frenetico via vai di novellatori e novellatrici, poi finì come si sa. Non mi sembra che il problema sia il pessimismo o l’ottimismo sul fenomeno, quanto capire che non è un fenomeno letterario ma sociopolitico. Guarderò di spiegare meglio il mio modesto parere.
Non colgo denuncia nel pezzo di Fabrizio, semmai una intelligente lettura di una realtà che pare confermare quanto abbiamo sempre pensato: la creatività non viene soffocata dalla tecnologia, semmai stimolata. E condivido con l’autore il seso di confortante speranza che ricava da tutto ciò.
L’articolo di Binacchi oscilla tra denuncia e meraviglia su un tema che ben si presta a evidenziare i legami tra cultura e emergenza sociale e politica. Nel ripromettermi di intervenire al riguardo con qualcosa di mio, è singolare e spiacevole che nessuno sia stimolato a esprimere una propria opinione.