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Sorpresa: a 19 anni scrivono romanzi

di Fabrizio Binacchi | 22 Gennaio 2012

Più di mille lavori in un concorso per giovani talenti letterari. Ma c’è di più: molti scrittori giovani sono in realtà giovanissimi. Internet e i messaggini aiutano la vena creativa?

Nativi digitali, attaccati alle play station o agli smart phone, tutti pazzi per l’ultimo tablet e poi scopri che oggi, come nell’Ottocento ci sono giovanissime e giovanissimi scrittori e romanzieri magari di talento. Ebbene sì, sorpresa. A 19 anni, anche dalla nostre parti, scrivono romanzi. E a giudicare dai titoli intravisti su storie a argomenti molto attraenti. Di più non si può dire perché di questo nuovo concorso per giovani talenti letterari dovrà parlare la cosiddetta autorità competente ma i dati sono piuttosto sconvolgenti. Più di mille romanzi inediti arrivati da tutta Italia in tre mesi. Scritti da autori sotto i 40 anni, anzi sotto i 39. Nuovi giovani, vecchi talenti. Si è scatenata la corsa alla scrittura creativa. E questo è davvero catartico e salutare. Ma c’è di più: molti scrittori giovani sono in realtà giovanissimi. Solo nell’area regionale di cui si sono avute conoscenze dirette sono arrivati romanzi di 5 autori sotto i 21 anni su un totale di settanta. Mica male per essere ancora considerato un Paese di eroi, santi e navigatori, in quasi tutti i sensi, compresi quelli traslati. Oddio navigatori in senso storico ultimamente un po’ meno, ma quella è un’altra storia. Non sappiamo cosa c’è dentro  quelle pagine, non sappiamo se diventeranno libri per una cerchia ristretta di familiari e amici o libri che colpiscono e che saranno comprati e letti anche chi non conosce l’autore, ma quel che è certo che basta un bando neanche tanto reclamizzato e questa Italia di scrittori esce allo scoperto. Un fatto, prima ancora che un fenomeno, assolutamente salutare. Internet e il 2.0, i messaggini, la navigazione wifi non hanno ammazzato le vene creative letterarie. Di più.  Scorrendo qualche titolo si capisce che il mondo di internet e la conoscenza remotata e virtuale è contesto privilegiato per protagonisti e storie, per sogni e avventure. Cambiano gli schemi si arricchiscono e si dislocano i sentimenti, le osservazioni, le reazioni. L’idea cliché, non so se totem, ma certo un po’ simbolo,   dello scrittore o della giovane scrittrice chiusi nella loro stanzetta a macerarsi tra inchiostro e cancellazioni è superato dalla cosiddetta realtà rafforzata: cioè quello stato dell’essere plurimi ed ubicqui, nel contempo fisicamente a Poppi e  la tua immagine e scrittura a Baltimora, in cui ti trovi a vivere dimensioni parallele tra chat, webcam, profili avatar, social net, e livelli diversi di emozioni. Probabilmente è l’armatura della globale dimensione digitale a indurre giovani scrittori ad essere più creativi. Lo scriveva Lévi-Strauss un po’ di decenni fa che l’emozione arriva quando il costume viene violato, raggiungendo Durkheim sull’origine affettiva dei fenomeni sociali.  E qui, forse solo in apparenza, si viola il costume della totalizzante e inglobante sfera tecnologica per raggiungere il cuore fantastico e materialissimo della persona. Quello sì un software tutto da scoprire.

Pubblicato in : CornerBlogTag: autori, romanzi inediti, smart phone

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. marzio siracusa

    23 Gennaio 2012 alle 18:59

    Beh, anche alla corte di Francia, stimolo tecnologico dell’epoca, fra sei e settecento fu un frenetico via vai di novellatori e novellatrici, poi finì come si sa. Non mi sembra che il problema sia il pessimismo o l’ottimismo sul fenomeno, quanto capire che non è un fenomeno letterario ma sociopolitico. Guarderò di spiegare meglio il mio modesto parere.

    Rispondi
  2. Chiara

    23 Gennaio 2012 alle 17:26

    Non colgo denuncia nel pezzo di Fabrizio, semmai una intelligente lettura di una realtà che pare confermare quanto abbiamo sempre pensato: la creatività non viene soffocata dalla tecnologia, semmai stimolata. E condivido con l’autore il seso di confortante speranza che ricava da tutto ciò.

    Rispondi
  3. marzio siracusa

    23 Gennaio 2012 alle 09:43

    L’articolo di Binacchi oscilla tra denuncia e meraviglia su un tema che ben si presta a evidenziare i legami tra cultura e emergenza sociale e politica. Nel ripromettermi di intervenire al riguardo con qualcosa di mio, è singolare e spiacevole che nessuno sia stimolato a esprimere una propria opinione.

    Rispondi

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