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Un governo che sbanda, un Paese che rischia di rimanere senza guida

E’ inutile far finta di nulla, il referendum ha dato un segnale netto. Non sul quesito, ma sul governo. La Meloni e il suo esecutivo escono pesantemente sconfitti. Non è uno scivolone, è una perdita di equilibrio. E quando inizi a sbandare, la strada è una sola: o riprendi il controllo subito, o finisci fuori strada. È un film già visto mille volte, lo sappiamo tutti. Prima la crepa, poi il logoramento, poi il crollo. La storia repubblicana è piena di esempi come questo, e infatti c’è già chi, con calma olimpica, lo sta dicendo apertamente. Non serve fare i veggenti. Basta ricordarsi come funziona questo Paese.

di Piero Terracina | 27 Marzo 2026

E’ inutile far finta di nulla, il referendum ha dato un segnale netto. Non sul quesito, ma sul governo. La Meloni e il suo esecutivo escono pesantemente sconfitti. Non è uno scivolone, è una perdita di equilibrio. E quando inizi a sbandare, la strada è una sola: o riprendi il controllo subito, o finisci fuori strada.

È un film già visto mille volte, lo sappiamo tutti. Prima la crepa, poi il logoramento, poi il crollo. La storia repubblicana è piena di esempi come questo, e infatti c’è già chi, con calma olimpica, lo sta dicendo apertamente. Non serve fare i veggenti. Basta ricordarsi come funziona questo Paese.

Il problema è che questo non è un momento qualsiasi. Fuori c’è un mondo che si muove veloce, male e senza certezze. Trump, Putin, guerre, energia, mercati instabili. Dentro, invece di stringere, si allarga tutto. Il governo si difende e fa quello che può. Gli alleati iniziano a pesare ogni parola e la linea strategica si fa incerta.

E dall’altra parte? Le opposizioni sentono l’odore del sangue e fanno quello che hanno sempre fatto: attaccano. Non gli interessa un fico secco del contesto, non gli interessa nulla delle contingenze. L’obiettivo è uno solo: far saltare il banco. Anche se questo significa lasciare il Paese senza una guida mentre fuori il quadro globale si complica ogni giorno di più.

Nessuno che si fermi a dire: serve stabilità. Nessuno che si assuma un grammo di responsabilità. Solo tattica, solo calcolo, solo posizionamento. La politica italiana, come sempre è ben distante dalle necessità del Paese. Fare il politico non è una missione, è un mestiere. E quando lavori al 27 del mese devi portare lo stipendio a casa.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Un governo che sbanda e un sistema politico che invece di raddrizzare la traiettoria spinge ancora di più verso il precipizio.

Poi ci chiediamo perché abbiamo perso la guerra.

Piero Terracina

Pubblicato in : Editoriale, Non sanno quello che dicono

Info Piero Terracina

Mi chiamo Piero Terracina, ho 70 anni, lavoro nel campo delle chitarre dal 1979 e sono un punto di riferimento per molti musicisti.

Ma questa è solo una parte di ciò che sono.

Sono ebreo, panteista, visionario. Non appartengo a nessuna corrente politica, assolutamente apartitico.

Da cinquant’anni studio storia, politica ed economia. Non per mestiere, ma per necessità. Perché capire il mondo non è un passatempo: è un dovere. Scrivo per onestà intellettuale, per rimettere ordine dove il pensiero si è fatto confuso, omologato, pigro.

Non ho mai accettato verità impacchettate né morali a comando.
Credo nella responsabilità personale, nel dubbio, nella tradizione, nella libertà del pensiero critico.
Non appartengo a nessuno. E non scrivo per piacere: scrivo perché tacere, a volte, è peggio che sbagliare.

Da me troverai solo lavori fatti con le mani e idee scolpite con la testa.

Senza slogan. Senza bandiere. Solo ciò che penso. Solo ciò che faccio.

A settembre 2026 ho fondato il sito Volo Radente (www.voloradente.eu) dove pubblico i miei articoli riprodotti anche su Pensalibero.it

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