
E’ inutile far finta di nulla, il referendum ha dato un segnale netto. Non sul quesito, ma sul governo. La Meloni e il suo esecutivo escono pesantemente sconfitti. Non è uno scivolone, è una perdita di equilibrio. E quando inizi a sbandare, la strada è una sola: o riprendi il controllo subito, o finisci fuori strada.
È un film già visto mille volte, lo sappiamo tutti. Prima la crepa, poi il logoramento, poi il crollo. La storia repubblicana è piena di esempi come questo, e infatti c’è già chi, con calma olimpica, lo sta dicendo apertamente. Non serve fare i veggenti. Basta ricordarsi come funziona questo Paese.
Il problema è che questo non è un momento qualsiasi. Fuori c’è un mondo che si muove veloce, male e senza certezze. Trump, Putin, guerre, energia, mercati instabili. Dentro, invece di stringere, si allarga tutto. Il governo si difende e fa quello che può. Gli alleati iniziano a pesare ogni parola e la linea strategica si fa incerta.
E dall’altra parte? Le opposizioni sentono l’odore del sangue e fanno quello che hanno sempre fatto: attaccano. Non gli interessa un fico secco del contesto, non gli interessa nulla delle contingenze. L’obiettivo è uno solo: far saltare il banco. Anche se questo significa lasciare il Paese senza una guida mentre fuori il quadro globale si complica ogni giorno di più.
Nessuno che si fermi a dire: serve stabilità. Nessuno che si assuma un grammo di responsabilità. Solo tattica, solo calcolo, solo posizionamento. La politica italiana, come sempre è ben distante dalle necessità del Paese. Fare il politico non è una missione, è un mestiere. E quando lavori al 27 del mese devi portare lo stipendio a casa.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Un governo che sbanda e un sistema politico che invece di raddrizzare la traiettoria spinge ancora di più verso il precipizio.
Poi ci chiediamo perché abbiamo perso la guerra.
Piero Terracina

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