
dal nostro inviato per il Sud America Ennio Ricanelo
SAN PAOLO – La scorsa settimana la Camera dei Deputati brasiliana ha approvato una proposta di legge che pone fine al sistema lavorativo basato sulla settimana di sei giorni consecutivi di lavoro. La maggioranza governativa si è impegnata fortemente per modificare la normativa vigente. Secondo gli esperti, questo modello di lavoro può rappresentare un serio problema per la salute, poiché priva i lavoratori del tempo necessario per la vita sociale, familiare e religiosa.
Ora, qualora il Senato brasiliano approvasse definitivamente la proposta, la settimana lavorativa non potrà superare i cinque giorni, garantendo così due giorni di riposo.
Parlare dei diritti dei lavoratori, o addirittura dei diritti umani, in Brasile non è semplice. Il Paese è stato costruito attraverso gli sforzi, il sangue e le sofferenze degli schiavi indigeni e africani.
I portoghesi del 500, così come gli spagnoli nel resto dell’America Latina, portarono nel Nuovo Mondo una concezione giuridica di matrice iberica, ancora fortemente influenzata dal diritto visigoto. Questo sistema distingueva le persone in base alla loro posizione sociale e, di fatto, escludeva gli schiavi da qualsiasi tutela giuridica. I diritti di chi lavorava dipendevano esclusivamente dalla volontà dei padroni.
Per oltre quattro secoli la situazione rimase invariata. Solo nel 1888, dopo enormi pressioni internazionali contro la schiavitù, la principessa Isabel firmò la Legge Aurea, che ne decretò l’abolizione. Il Brasile fu l’ultimo Paese a compiere questo passo.
All’epoca, una parte significativa dell’opinione pubblica e delle élite economiche si oppose alla misura, sostenendo che avrebbe provocato il collasso dell’economia nazionale. Tuttavia, ciò non accadde.
Possiamo quindi affermare che il mercato brasiliano tende spesso a reagire con diffidenza quando si tratta di garantire diritti minimi alla classe lavoratrice. Dal 1888 a oggi sono state ottenute numerose conquiste sociali, ma la crescente complessità dell’economia moderna rende insufficiente un solo giorno di riposo per assicurare una vita realmente equilibrata e sana.
Se torniamo alle origini del pensiero economico moderno, troviamo figure come Adam Smith, fondatore dell’economia classica. Nella sua opera La ricchezza delle nazioni, Smith considerava il riposo un elemento importante anche per la produttività del lavoro.
Se vogliamo andare ancora più indietro, possiamo ricordare Martin Lutero, padre della Riforma protestante e figura centrale nello sviluppo della cultura che avrebbe favorito il capitalismo moderno. Lutero sosteneva che la domenica, in quanto giorno dedicato alla spiritualità e alla vita comunitaria, dovesse essere rispettata come giorno sacro.
In questa prospettiva, avere due giorni di riposo settimanale non rappresenta un privilegio né un regalo, ma il riconoscimento di un diritto fondamentale della persona.
Ennio Ricanelo

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