Solo ora, a distanza di un mese dall’evento, apprendo che un signore d’altri tempi è andato via; e la cognizione di questa sopravvenuta mancanza, che richiama alla realtà malinconica di una presenza che non c’è più se non come ricordo e richiamo virtuale a valori comuni tra i quali predomina la passione politica come spirito di servizio, ci rende sempre più soli e sopravvissuti tra la massa umana prevalente che, per divenire giorno dopo giorno a quei riferimenti ideali sempre più estranea, vive quale condizione di vita normale la dissociazione dalla propria umanità.
Con Domenico Civitano ho condiviso, insieme ad altri amici, il tentativo generoso di far chiaro a chi vive nella realtà d’oggi, in cui l’azione dei soggetti singoli e plurali è più spesso estemporanea ed avulsa da considerazioni ideali di bene comune, il nesso indissolubile tra il privato ed il pubblico, tra il personale ed il collettivo, tra l’individuale ed il sociale; ed in tale ambito, la valenza misconosciuta di principi mai superati di libertà e di giustizia sociale, che solo vanno adattati di volta in volta a mutanti condizioni ambientali.
In questo sforzo Civitano ha espresso la sua alta passione civile, con senso di misura, prodigo di consigli a chi volesse attingere alla sua non comune esperienza; a chi ha condiviso con lui il comune disegno maieutico mancherà la sua rassicurante pacatezza di uomo, ma non certo lo sprone del suo esempio.

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