
Prosegue senza tregua il genocidio dei palestinesi.
Ormai è un atto consapevolmente programmato che , oltre a un centinaio di vittime di civili, mette nel conto di uccidere anche qualche decina di bambini al giorno in attesa d’acqua o di cibo.
Netanyahu ha dichiarato che non lascerà la striscia di Gaza, completando l’obiettivo della Grande Israele dalle alture del Golan al fiume Giordano e al mare.
Quello che resta della popolazione palestinese, tolti i morti e chi sarà riuscito a fuggire, verrà chiuso in campo dí concentramento, un esercito di riserva di manodopera pronta ad essere usata per ogni forma di sfruttamento.
È un’operazione di colonialismo e di razzismo che ha pochi precedenti nella storia del novecento.
Se la Shoah, la castrofe degli ebrei da parte dei nazisti, ha avuto la peculiarità dei campi di sterminio e dei forni crematori, il genocidio dei palestinesi usa i bombardamenti mirati, i droni e le nuove tecnologie.
Questo è certamente il delitto più grande che Netanyahu st commentando contro il suo stesso popolo che -non dobbiamo dimenticarlo- esprime anche una forte e opposizione contro il. Criminale di guerra.
“È la prima volta, dopo la seconda guerra mondiale, che il mondo deve assistere a una scena da guerra apocalittica combinata a un genocidio, trasmessa in diretta, temendo la distruzione totale della civiltà umana”. Scrive su Internazionale Ece Temelkuran, una giornalista turca.
Le classi dirigenti politiche economiche e culturali della Unione Europea pensano ad altro; di fatto sostengono il genocidio dei palestinesi, inviando armi e commerciando con Israele e supportando sui mezzi di comunicazione Netanyahu e la sua cricca di sionisti razzisti e fondamentalisti religiosi.
Prosegue Ece Temelkuran: “Il gioco politico, per come lo conoscevamo, è finito. La moralità in politica non esiste più, neanche per salvare la faccia. Il cittadino inteso come attore politico sta per sparire”.
Forse è proprio da questa ultima riflessione che dobbiamo partire per elaborare una strategia alternativa alle politiche scellerate dei governi e dell’Unione Europea.
La scelta per opporsi a questa deriva aberrante non può che essere radicale, a livello individuale e collettivo: no alla violenza e sì alla pace. Senza se e senza ma.
La manifestazione di Roma dello scorso mese ha espresso bene questi sentimenti.
Contro il livello di immoralità della politica di oggi ci sono solo scelte etiche che dobbiamo fare e pretendere da chi cerca il nostro voto.
Enrico Rossi

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