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Un duello tra grandi al Politeama pratese

di Enrico Martelloni | 15 Novembre 2015

I duellanti erano un certo Bach da Eisenach e uno stravagante tipo, certo Stravinskij da San Pietroburgo.

I duellantiDi giovedì, e poi alle ventuno, è un’ora insolita per dedicarsi ai duelli, desueti ai giorni nostri, perché si sa, le questioni d’onore sono regolate all’alba nei pressi di una quercia (Oak) dalla quale si dirada la nebbia del vicino torrente. Eppure al Politeama di Prato, il 12 novembre ne è avvento uno. I duellanti erano un certo Bach da Eisenach e uno stravagante tipo, certo Stravinskij da San Pietroburgo. Chi dei due ha vinto? Non ci sbilanciamo e lasciamo decidere al gusto del pubblico, mentre rassicuriamo che il duello in questione era nel programma della stagione, prodotto dalla Camerata Strumentale città di Prato, quindi non cruento ma solo un confronto musicale completato da altri due grandi come Haydn e Schubert, per la circostanza padrini dei contendenti. Direttore d’orchestra: Alessandro Cadario, giovane interprete del repertorio sinfonico che ha debuttato nel 2006 al Lincoln Center di New York e poi percorso già un’intensa carriera a oggi. La serata si è svolta in modo simmetrico nelle due metà: nella prima, Johann Sebastian Bach col suo ultimo concerto Brandeburghease n 6 in si bemolle maggiore BWV 1051 affine al terzo, privo però, dei violini e composto di due viole da braccio, due da gamba, il clavicembalo e violone. Le due viole sono state le protagoniste del concerto, brillante nell’allegro del primo tempo sostenuto dal continuo alternando il “soli” al “tutti”. Discutere Bach è una follia, devi solo ascoltarlo ma qualche confronto, solo questo, si può. Mancano in questo concerto gli strumenti a fiato che troveremo nei prossimi che la camerata proporrà durante tutta la stagione andando a ritroso, dal sesto al primo, dove ci saranno accanto ai violini, il flauto e l’oboe, separatamente. Al meditativo adagio del concerto n 6, è seguito il finale giocoso che ha evidenziato al pubblico l’elegante virtù delle interpreti nell’ineccepibile esecuzione della coppia Arzilli Giacomelli. I tempi cambiano, inesorabili, e aspettando lo sfidante, per degno intermezzo, Haydn ci ricorda che “Tempera Mutantur”, sinfonia in la maggiore classificata da Anthony Van Hobochen, tematico dell’illustre, come I: 64.  L’opera si ritrova tra quelle prodotte da Haydn quando era alla corte ungherese del conte Esterhazy ed è una di quelle dove il genio del compositore esperimenta nuove soluzioni stilistiche, forse non comprensibili a un primo impatto nel confronto con la musica prodotta fino ad allora, ma che preparano ad un ascolto meditativo che anticipa i tempi del romanticismo musicale. Ciò vale per il Largo in particolar modo. Chiude l’allegretto e Finale, presto.  Appena Il tempo necessario per controllare la sala del teatro, in verità non folta, e l’orologio nell’attesa dello sfidante, per cominciare la seconda parte del programma. Anch’egli figlio di una famiglia di musicisti, Igor Stravinskij ha una sterminata produzione artistica e per questo duello si è presentato ad armi pari confrontandosi con un medesimo concerto grosso. Composto nella tenuta dei magnati americani della famiglia Bliss, è conosciuta appunto, col nome di Dumbarton Oaks. E’ nella rinascita concettuale dello stile barocco in particolar modo bachiano, che prende origine il concerto stesso. Composto di una piccola orchestra o meglio da un’orchestra da camera che prevede tre violini, violoncelli, contrabbassi e d altrettanti fiati: flauto, clarinetto e uno spiritoso fagotto accompagnato da due corni. Egregia dunque l’esecuzione, mentre pare impossibile aggiudicare chi ha vinto la sfida tra i due grandi. Il tempo richiama, il tempo rinnova e muta le cose che sono inutili ripetere ma che offrono ispirazione. Questo concerto grosso, che mancava ai programmi musicali della Camerata, ha dimostrato come invece il neoclassicismo di Stravinskij può essere presente e apprezzato al pari delle opere di Bach. Vitale, pungente, la musica del Dumbarton Oaks ha tenuto il confronto. In suggello di serata in nome di Schubert, la sinfonia numero 5 in si bemolle maggiore D 485 ha proposto una sorta di reminiscenza classica vicina ai modelli di Mozart e Haydn per l’occasione interpretata dalla duttile orchestra e dal giovane maestro Cadario. Schubert, sigilla così la serata che si annunciava pericolosa, ma che invece, l’ha detto la musica, era solo un dialogo tra grandi. In sintesi, secondo il compositore viennese, il cimento è sempre con i più bravi.

Pubblicato in : MusicaTag: figlio, haydn, mozart, Prato, rinascita

Info Enrico Martelloni

Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

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