La violenza dei provvedimenti, emessi da Equitalia, costituisce un problema, perché i suicidi che si verificano in tutt’Italia hanno scosso e scuotono le coscienze delle persone sensibili.

Non si comprende come sia potuto accadere che lo Stato italiano abbia messo in piedi una macchina infernale che al cittadino, che oggi non può pagare le tasse, l’anno prossimo gli presenta un conto raddoppiato e quello successivo triplicato. Le tasse –va detto senza mezzi termini- vanno pagate, anche con l’aggiunta dell’interesse legale, ma occorre abolire questo meccanismo perverso, che getta sul lastrico le famiglie e porta le persone al suicidio. Ma vediamo com’è iniziata la triste storia di Equitalia …
Con decreto legge numero 203 del 30 settembre 2005, convertito nella legge 248 del 2 dicembre 2005, viene costituita la società chiamata Riscossione s.p.a, successivamente trasformata in Equitalia, partecipata al 51% dall’Agenzia delle Entrate e al 49% dall’Inps. Con il decreto 233 del 4 luglio e 11 agosto 2006, venivano inasprite le misure coercitive, concedendo agli “esattori” l’accesso ai conti correnti bancari.
I più attribuiscono la paternità dei provvedimenti, che hanno portato all’imbarbarimento del sistema di riscossione di tasse e tributi, al governo Prodi e ai ministri Bersani e Visco, ma noi non assolviamo neppure Berlusconi, che avrebbe potuto far annullare (abrogare, come si dice in gergo) i provvedimenti presi dalla sinistra; in tal modo, il Paese non avrebbe avuto questa Equitalia.
Recentemente, si fa sempre più insistente l’ipotesi di accantonamento di Equitalia. Alcuni comuni, si sono già organizzati in proprio. Al di là della sigla, occorre cambiare le leggi, prima di trovarci in giro per l’Italia centinaia di piccole Equitalia, emanate dai comuni. Una tale ipotesi sarebbe peggiore del sistema attuale, perché i comuni hanno sete di soldi, stretti come sono dai tagli dei fondi provenienti dallo Stato. Per usare una metafora, si può dire che cani e porci (un tempo era una prerogativa riservata allo Stato e ai comuni) possono usare Equitalia per mandare all’incasso crediti di dubbia legittimità. L’altro elemento perverso del servizio di riscossione è costituito dal fatto che perfino le municipalizzate (società private) hanno la possibilità di far arrivare attraverso Equitalia le “cartelle pazze” per le somme più disparate.
Anche l’Ordine de giornalisti, per somme irrisorie, si serve di questo sistema assurdo, per riscuotere la tassa di iscrizione professionale, di 100 euro all’anno. Siamo alla follia pura; la quota di un albo professionale pagata attraverso la cartella esattoriale.

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