Dopo il grande successo del mese scorso ottenuto con l’Olandese volante di Wagner, il teatro del Maggio ritorna all’opera lirica, proponendo un insolito dittico costituito dalle celebre Cavalleria rusticana di Mascagni e dall’operetta Un mari à la porte di Offenbach (compositore di cui quest’anno ricorre il 200° anniversario della nascita).
I due atti unici abbinati (prima rappresentazione martedì 12 alle 20, repliche il 14 e il 21 e il 17 in pomeridiana alle 15,30) vedono sul podio il direttore Valerio Galli, mentre la regia è firmata dalla coppia Luigi Di Gangi e Ugo Giacomazzi. Per Cavalleria rusticana gli interpreti principali sono Alexia Volgaridou (Santuzza), Marina Ogii (Lola), Angelo Villari (Turiddu) e David Cecconi (Compar Alfio), invece per Un mari à la porte Matteo Mezzaro (Florestan), ancora la Ogii (Suzanne), Francesca Benitez (Rosina) e Patrizio La Placa (Martel).
Lo spettacolo, dunque, contrappone la passionalità carnale ed estrema espressa del capolavoro di Mascagni alla leggerezza e all’ironia dell’operetta di Offenbach; come dire, pianto e riso che si alternano nello spazio di un paio d’ore.
Cavalleria rusticana ebbe la sua prima al Costanzi di Roma il 17 maggio 1890, circa due anni dopo che l’allora venticinquenne musicista livornese aveva vinto l’importante concorso indetto dall’editore Sonzogno per un’opera in un atto unico. Ispirata, com’è noto, ad una novella di Giovanni Verga – ridotta a libretto da Guido Menasci e Giovanni Targioni-Tozzetti – , l’opera fu un successo strepitoso e inaugurò la stagione del cosiddetto “verismo musicale” nell’ultimo decennio del XIX secolo. Un successo non solo dovuto alla trama coinvolgente e ai sentimenti incandescenti dei protagonisti, ma anche (e soprattutto) alle straordinarie musiche dell’autore, sia dei pezzi vocali, sia di quelli strumentali (si pensi al Preludio ed all’emozionante Intermezzo, talora eseguito anche come brano autonomo).
Un mari à la porte è sicuramente un piccolo capolavoro di Jacques Offenbach, autore di circa un centinaio di operette, genere musicale di cui è considerato uno dei rappresentanti più illustri. Messa in scena per la prima volta a Parigi al Théâtre des Bouffes Parisiens il 22 giugno 1859, questa operetta si basa su una trama molto semplice, ma in grado di scatenare un’esilarante commedia degli equivoci. Protagonista è Florestan, introdottosi in maniera poco ortodossa nella stanza della giovane Suzanne, che sta festeggiando le nozze con Martel. Florestan è un giovane musicista perseguitato dai creditori, da un marito geloso e dall’ufficiale giudiziario che vorrebbe arrestarlo; d’altra parte Suzanne ha appena litigato con il marito e così, con la complicità dell’amica Rosina, cerca di impedire a Martel di entrare nella stanza.
Lasciamo in sospeso il finale, senza tuttavia dimenticare che il più famoso pezzo di Un mari à la porte è il “Valse tyrolienne”, ma comunque l’intero lavoro di Offenbach è caratterizzato da svariati brani brillanti e piacevoli.
Luca Summer

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