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Shanghai “città rifugio”

Una mostra, a Firenze, presenta documenti e testimonianze sulla storia degli ebrei che dall’Europa si rifugiarono a Shanghai negli anni della seconda guerra mondiale per sfuggire alle persecuzioni razziali.

di Valentino Baldacci | 11 Febbraio 2019

È in corso a Firenze, presso l’Accademia La Colombaria, la mostra “Ebrei in Cina durante il secondo conflitto mondiale”. La mostra – curata da Ida Zatelli, una delle maggiori studiose italiane di lingua e letteratura ebraica, e da Valentina Pedone, direttrice italiana dell’Istituto Confucio – presenta documenti e testimonianze sulla storia degli ebrei che dall’Europa si rifugiarono a Shanghai negli anni della seconda guerra mondiale per sfuggire alle persecuzioni razziali.
È una vicenda poco conosciuta che la mostra ha il merito di riportare all’attenzione in un momento in cui il recupero della memoria sta diventando sempre più necessario, di fronte a distorsioni o addirittura a negazioni esibite senza vergogna.
Una vicenda che riguardò circa 18.000 persone e che fu resa possibile dal fatto che Shanghai era un porto franco, dove si poteva entrare senza bisogno di visti, mentre le frontiere dei Paesi dell’Europa e dell’America si chiudevano di fronte alla disperata necessità dei profughi ebrei di trovare un rifugio di fronte all’incalzare dei nazisti. Fu così che molte migliaia di persone – una parte delle quali partirono dal porto di Trieste – trovarono come unica via di scampo quella di intraprendere un lunghissimo e difficile viaggio che le portò fino in Cina, dove, nonostante la presenza giapponese, fu loro possibile risiedere in un quartiere di Shanghai, dove poterono esercitare le loro attività commerciali e professionali e praticare il loro culto.
Il sottotitolo della mostra (“Shanghai, città rifugio dalle persecuzioni razziali”) evoca un’espressione molte volte usata da Giovanni Spadolini a proposito dello Stato d’Israele, da lui definito lo Stato-rifugio del popolo ebraico. Oggi Israele è molto di più che uno Stato-rifugio ma questa espressione ci ricorda che in quegli anni la ricerca di un rifugio, anche se precario, era l’esigenza primaria di fronte non solo alla volontà nazista di sterminio ma anche alla chiusura egoistica di tanti Paesi, compresi quelli che erano in guerra contro la Germania.
L’inaugurazione della mostra è stata anche l’occasione per rievocare la lunga vicenda della presenza ebraica in Cina, che risale al VII-VIII secolo ma di cui si hanno testimonianze sempre più numerose nei secoli successivi, in particolare ad opera del gesuita Matteo Ricci, vissuto in Cina nel XVI secolo, che parla di una florida comunità ebraica che viveva nella città di Kaifeng, nello Hunan. In tempi più recenti, la presenza ebraica in Cina fu incrementata a partire dalla costruzione della ferrovia transiberiana, e rafforzata ulteriormente dopo la rivoluzione bolscevica, che costrinse molti ebrei russi a rifugiarsi ad Harbin, in Manciuria, dove furono costruite due sinagoghe, di cui una restaurata e riaperta al pubblico nel 2005.

Valentino Baldacci     (da “Pagine ebraiche”)

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, cina, espressione, firenze, germania, guerra mondiale, la germania, merito, nazisti, persone, seconda guerra mondiale, shanghai, trieste

Info Valentino Baldacci

Valentino Baldacci ha insegnato nella Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” dell’Università di Firenze. È autore di numerose pubblicazioni, fra le quali: Liberalismo e liberismo, liberalismo e borghesia nel pensiero di Piero Gobetti (1963); Estremismo e catastrofismo in Franco Rodano (1964); Il calcio come ideologia (1970, con Gerhard Vinnai); Pinocchio e la sua immagine (1981, con Andrea Rauch); L’”Encyclopédie” nella Toscana del ‘700: successi e fallimenti di progetti editoriali (1985); II 18 aprile 1948: la campagna di Toscana (1988); Filippo Stecchi. Un editore fiorentino del Settecento fra riformismo e rivoluzione (1989); II lampione e la lanterna: una chiacchiera sulla satira politica nella Toscana del Risorgimento (1993); La satira politica nella Toscana del Risorgimento – Periodici 1848/1860 (1993); Pietro Leopoldo, un grande riformatore (2000); Il sistema dei beni culturali in Italia – Valorizzazione, progettazione e comunicazione culturale (2004); Gli itinerari culturali – Progettazione e comunicazione (2006); Guadagnarsi il pane. Luoghi e tempi del lavoro in Toscana tra ‘800 e ‘900 (2008, con Zeffiro Ciuffoletti); La Toscana nell’età del Risorgimento (2010 – con Cosimo Ceccuti); Ernesto Nathan, Paolo Orano e l’antisemitismo in Italia (2012); Giovanni Spadolini: la questione ebraica e lo Stato d’Israele. Una lunga coerenza (2013); Tre diverse concezioni del patrimonio culturale (2014).

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