
Passeggiando per via de’ Tornabuoni, dal canto di palazzo Strozzi verso l’Arno, potrai notare un’ epigrafe particolare. In rilievo, forse in bronzo, con un volto giovanile, i capelli al vento con sotto scritto in italiano e in cirillico, ma non saprai riconoscerlo. Lo avrai visto cento volte e come me, molti si saranno chiesti chi è. L’iscrizione ricorda il grande musicista e diplomatico, Oghinski. Quello della celebre Polonaise. Era in esilio a Firenze, proprio lì, in via de’ Tornabuoni ” In questa casa dal 1823 al 1832 visse e morì il grande compositore Michael kleofas Oghinski”. La versione in cirillico non è russo, né il più antico, ucraino. È bielorusso. Oggi, però, in quanti conoscono la loro lingua originale? Molto pochi; il due percento appena della popolazione. Molto meno del popolo sceso in piazza, senza mascherina, contro Lukashenko. Il bielorusso, come lingua è praticamente scomparsa, la stragrande maggioranza parla russo,e in pochi tra loro saprebbero leggere correttamente l’epigrafe fiorentina. Oghinski, fu anche un diplomatico polacco, e alla sua epoca vide la spartizione della Polonia tra le potenze dell’Europa centrale e la Russia. Fu sepolto in Santa Croce con i grandi d’Italia. Era nato a Zalessie, un piccolo paesino bielorusso e divideva la sua patria e il suo sangue tra Lituania e Polonia, ma nonostante ciò,era bielorusso. “Addio alla patria” Polonaise , da quel senso di appartenenza che potrebbe disorientare tutti coloro che non conoscono le vicende e la geografia politica dell’epoca tra Polonia, Prussia e impero russo. Oghinski, per essere sepolto nel Pantheon repubblicano dei grandi d’Italia, deve aver fatto cose di valore, e in effetti ne compi. L’epigrafe in lingua patria, affianco alla traduzione in italiano, resiste e sostiene questo popolo che non vuole Lukashenko, ma nemmeno gli dispiace la Russia di Putin, o qualsiasi Russia; le correnti filo Putin influenzano anche la vicina Polonia, come in Ungheria. Oggi però che Amnesty International chiede aiuto e denuncia i crimini della polizia russa, corsa in sostegno di Lukashenko nelle piazze di Minsk, dove picchiano a sangue e si uccidono manifestanti. Qui, riecheggia Maidan di Kyiv, che in questo periodo celebra i centinaia di caduti civili del 2014 e il giorno della memoria dell’ Holodomor.
Ecco che, in una via tra le più prestigiose al mondo, Oghinski ricorda a chi vi passa davanti, il nome della patria, che ha perso la sua lingua ma che ancora non ha trovato la sua indipendenza.
Enrico Martelloni

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